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Donne e Chiesa, dal sacerdozio al diaconato: quelle vie per rompere il soffitto di cristallo

(ansa)
Le ipotesi per dare più peso alle donne nella Chiesa terranno banco nei prossimi mesi: al Sinodo ma non solo. Mons. Piero Coda: “La Chiesa da un lato è stata custode della profezia circa l’uguaglianza uomo-donna, dall’altro è stata spesso prigioniera di moduli maschilisti”.
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Sacerdozio femminile, diaconesse, laiche nella stanza dei bottoni. Si coagula attorno a queste ipotesi il dibattito sul ruolo delle donne nel futuro della Chiesa. Il loro empowerment è tra i temi al centro del Sinodo mondiale in corso voluto da papa Francesco. Una riforma graduale è troppo poco per le femministe cattoliche, troppo per i conservatori. Al fondo di discussioni a tratti molto tecniche sui ministeri e i carismi la posta in gioco è molto concreta. Mentre le donne sono la metà, o più, del popolo di Dio, e sono loro che portano avanti spesso e volentieri la vita delle parrocchie, il catechismo, gli ospedali cattolici, quando si tratta di prendere le decisioni sono sempre e solo gli uomini che detengono il potere. Almeno fino ad oggi.

Decision taking

«La questione fondamentale sul tappeto è quella della partecipazione delle donne alla vita e alla missione della Chiesa anche in ruoli di responsabilità e di governo», spiega monsignor Piero Coda, segretario generale della Commiss…

Sacerdozio femminile, diaconesse, laiche nella stanza dei bottoni. Si coagula attorno a queste ipotesi il dibattito sul ruolo delle donne nel futuro della Chiesa. Il loro empowerment è tra i temi al centro del Sinodo mondiale in corso voluto da papa Francesco. Una riforma graduale è troppo poco per le femministe cattoliche, troppo per i conservatori. Al fondo di discussioni a tratti molto tecniche sui ministeri e i carismi la posta in gioco è molto concreta. Mentre le donne sono la metà, o più, del popolo di Dio, e sono loro che portano avanti spesso e volentieri la vita delle parrocchie, il catechismo, gli ospedali cattolici, quando si tratta di prendere le decisioni sono sempre e solo gli uomini che detengono il potere. Almeno fino ad oggi.

Decision taking

«La questione fondamentale sul tappeto è quella della partecipazione delle donne alla vita e alla missione della Chiesa anche in ruoli di responsabilità e di governo», spiega monsignor Piero Coda, segretario generale della Commissione teologica internazionale, che precisa: «Non si tratta solo di partecipare al decision making, che già accade, ma anche al decision taking». Non solo contribuire con le idee al processo decisionale ma anche assumerne la responsabilità. Perché, afferma il teologo, «l’autorità non è prerogativa assoluta di nessuno nella Chiesa ma è frutto di una partecipazione molteplice e si esprime in molte forme». La storia lo dimostra: «Personalità come Caterina da Siena o Teresa D’Avila, con la loro autorità di tipo carismatico — ricorda Coda — si sono fatte ascoltare anche dai Papi della loro epoca».

Le donne prete

Una prima ipotesi, la più improbabile, è che un giorno ci siano donne prete. Nella Chiesa anglicana come in quelle protestanti già ci sono donne pastore e vescove. Nella Chiesa cattolica c’è un movimento, particolarmente forte negli Stati Uniti, che si batte per l’ordinazione sacerdotale femminile: nei Vangeli, notano i teologi più progressisti, la risurrezione di Gesù è annunciata da un gruppo di donne... Papa Francesco ha escluso questa possibilità richiamandosi alla lettera apostolica Ordinario sacerdotalis con la quale Giovanni Paolo II nel 1994 aveva chiuso la porta al sacerdozio femminile «in maniera irrevocabile» (ma non dogmatica). Ciononostante nella galassia cattolica c’è chi considera la questione ancora aperta.

Moduli maschilisti

Monsignor Piero Coda fa il punto della situazione ricordando che san Paolo nella lettera ai Galati scrive non solo che «non c’è più giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero», ma anche che «non c’è più uomo né donna», così sancendo una «uguaglianza radicale», chiosa il teologo: «La Chiesa da un lato è stata custode di questa profezia, dall’altro è stata spesso prigioniera di moduli maschilisti che hanno affossato in molte espressioni questa novità radicale del Vangelo di Gesù». Oggi è il tempo di affrontare «senza pregiudizi ideologici», ma altresì senza «azzerare le differenze», il significato profondo di questa «uguaglianza nella distinzione del maschile e del femminile». L’assemblea sinodale — monsignor Coda vi partecipa da esperto oltre che consultore della segreteria — può essere uno dei luoghi per farlo.

La porta del diaconato

Mentre l’approfondimento teologico su questo tema prosegue, è già più avanzato il dibattito sull’accesso delle donne al diaconato. Il Concilio vaticano II (1962-1965) ha socchiuso la porta: sino ad allora il diaconato era solo il primo dei tre gradini del ministero dell’ordine, prima tappa del cursus honorum per diventare sacerdote e infine vescovo. Il Concilio ha introdotto il diaconato permanente come ministero specifico. Porte aperte alle donne? Papa Francesco temporeggia. Per studiare la questione ha creato una prima commissione, poi una seconda, ma ancora non si esprime, nonostante più di un’assemblea sinodale gli abbia riproposto la richiesta. La soluzione potrebbe non essere omogenea per tutta la Chiesa. In linea generale, secondo monsignor Coda, «ci può e ci deve essere una pluralità di espressioni nei diversi contesti, una decentralizzazione che vede la Chiesa come comunione di Chiese, e una creatività per rispondere alle esigenze della missione».

Laiche e fiere di esserlo

Resta il fatto che molte donne cattoliche non desiderano accedere a un ministero. Laiche e fiere di esserlo. Ma desiderose di contare di più e sfondare un tetto di cristallo che nella Chiesa permane. Durante l’ultima assemblea del Sinodo, lo scorso ottobre, è stato proposto di introdurre il voto dei laici e delle laiche nelle decisioni prese ad ogni livello della vita della Chiesa, dal Concilio giù sino ai consigli pastorali diocesani e parrocchiali, facendo salvo una sorta di diritto di veto del pastore (sacerdote, vescovo o Papa) che garantisca la natura “comunionale”, e non puramente democratica, di questi organismi. Una proposta «pertinente e praticabile», ha avuto a commentare monsignor Piero Coda, che ora spiega il nodo teologico di fondo distinguendo il sacramento dell’ordine e l’autorità: «Il ministero di governo può coincidere con il ministero ordinato oppure può essere un servizio partecipato». Va cioè chiarito che si ha voce nella Chiesa, e si può assumere una responsabilità di governo, «in ragione della partecipazione battesimale alla vita di Cristo», o, ancora «della santità di vita, o di un carisma da spendere per il bene comune». Senza spostare i sacerdoti via dall’altare ma condividendo con loro la responsabilità della comunità.

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