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Vaticano, Zuppi: “Sulla pace il Papa non è ingenuo. L’Italia ripudia la guerra: e l’Europa?”

(eikon)
Il presidente della Cei dopo le parole di Francesco sulla “bandiera bianca” in Ucraina e prima di incontrare Macron a Parigi nelle prossime settimane. Il fine vita, la preoccupazione per l’autonomia differenziata, la sofferenza dei giovani
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Le parole del Papa “sono tutt’altro che ingenuità”, e pur avendo presente la distinzione tra “aggressori e aggrediti”, “ragioni e torti”, è necessario impegnarsi a fondo per la pace. Lo sottolinea il cardinale Matteo Zuppi, che, citando la Costituzione, ricorda – sullo sfondo di una guerra russa in Ucraina che rischia di esacerbarsi – che L’Italia “ripudia la guerra”, e si domanda: “L’Europa no?”.

“Bandiera bianca”

Se nei giorni scorsi hanno suscitato dibattito le parole di papa Francesco sull’opportunità che l’Ucraina negozi la pace, sventolando “bandiera bianca”, l’arcivescovo di Bologna, aprendo il consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana che si svolge a Roma da oggi a mercoledì, ha voluto precisare che “le parole del Santo Padre sulla pace sono tutt’altro che ingenuità. E’ sofferta e drammatica condivisione di un dolore che non potremo mai misurare”.

“La Chiesa è sempre Maria sotto la croce dei suoi figli: non può abituarsi al buio e crede alla luce anche quando c…

Le parole del Papa “sono tutt’altro che ingenuità”, e pur avendo presente la distinzione tra “aggressori e aggrediti”, “ragioni e torti”, è necessario impegnarsi a fondo per la pace. Lo sottolinea il cardinale Matteo Zuppi, che, citando la Costituzione, ricorda – sullo sfondo di una guerra russa in Ucraina che rischia di esacerbarsi – che L’Italia “ripudia la guerra”, e si domanda: “L’Europa no?”.

“Bandiera bianca”

Se nei giorni scorsi hanno suscitato dibattito le parole di papa Francesco sull’opportunità che l’Ucraina negozi la pace, sventolando “bandiera bianca”, l’arcivescovo di Bologna, aprendo il consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana che si svolge a Roma da oggi a mercoledì, ha voluto precisare che “le parole del Santo Padre sulla pace sono tutt’altro che ingenuità. E’ sofferta e drammatica condivisione di un dolore che non potremo mai misurare”.

“La Chiesa è sempre Maria sotto la croce dei suoi figli: non può abituarsi al buio e crede alla luce anche quando ci sono solo le tenebre”, afferma il presidente della Cei. “L’empatia e la pietà femminili prevalgono su tutto, su ogni valutazione pur indispensabile relativa ad aggressori e aggrediti, a ragioni e torti. La vita viene prima di tutto. La Chiesa è madre e vive la guerra come una madre per la quale il valore della vita è superiore a ragionamenti o schieramenti lontani da questo”.

La missione umanitaria

Il cardinale Zuppi è stato incaricato nei mesi scorsi dal Papa di svolgere una missione umanitaria di pace per l’Ucraina che lo ha portato a Kiev, Mosca, Washington, Pechino e lo porterà, nelle prossime settimane, a Parigi da Emmanuel Macron. Proprio il presidente francese, nei giorni scorsi, ha prospettato un possibile aumento del coinvolgimento europeo nella guerra. “Non possiamo rassegnarci a un aumento incontrollato delle armi, né tanto meno alla guerra come via per la pace”, afferma il porporato, che poi, citando la Costituzione, sottolinea: “L’Italia – l’Europa no? – «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Il nodo del fine vita

Nella sua introduzione al “parlamentino” dei vescovi italiani, il presidente della Cei tocca numerosi altri argomenti di attualità, a partire dal dibattito sul fine vita. Zuppi afferma che “ogni sofferente, che sia in condizioni di cronicità o al termine della sua esistenza terrena, deve sempre essere accompagnato da cure, farmacologiche e di prossimità umana, che possano alleviare il suo dolore fisico e interiore”, e chiede di applicare effettivamente tanto la legge sulle cure palliative quanto quella sul “biotestamento” (disposizioni anticipate di trattamento).

I rischi dell’autonomia

Senza citarlo espressamente, il porporato torna ad esprimere dubbi sui rischi dell’autonomia differenziata: “Suscita preoccupazione la tenuta del sistema Paese, in particolare di quelle aree che ormai da tempo fanno i conti con la crisi economica e sociale, con lo spopolamento e con la carenza di servizi”, afferma. “Non venga meno un quadro istituzionale che possa favorire uno sviluppo unitario, secondo i principi di solidarietà, sussidiarietà e coesione sociale”.

Giovani e anziani

Il presidente della Cei, ancora, registra con preoccupazione il disagio di molti giovani, specie dopo la pandemia: “La Chiesa in Italia avverte questa fatica dei ragazzi e dei giovani e desidera farsi carico della loro attesa di sentirsi ascoltati e capiti nelle istanze, nei sogni e nelle sofferenze che esprimono in forme non sempre lineari ma che vanno accolte come segnali per ritrovare il filo di un dialogo”. Per gli anziani, invece, è necessario “un nuovo welfare” che prenda in carico la non-autosufficienza.

Sinodo e declino

Su un piano più interno, il cardinale Zuppi non nasconde, insieme ad “entusiasmo, energia, pazienza, disponibilità, ascolto”, “le difficoltà, le disillusioni, la tentazione di accontentarsi di definire, le paure, l’indifferenza, le resistenze” nei confronti del Sinodo in corso, ma afferma: “Il dibattito non ci fa paura”. E se diverse statistiche hanno mostrato, anche di recente, il declino del cattolicesimo, “la nostra Chiesa in Italia non è invecchiata tanto da non poter generare”, puntualizza il presidente della Cei.

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