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Carlo Rebellin: “Strada solo per le auto. Moto, pedoni e ciclisti sono ospiti non voluti”

La bici distrutta di Davide Rebellin, morto sulla strada nel novembre 2022 
Il fratello di Davide, ucciso da un camion mentre si allenava nel 2022, contro il ddl di riforma del codice della strada
2 minuti di lettura

Dopo la tragica scomparsa in bicicletta di suo fratello Davide, per la quale il camionista tedesco Wolfgang Rieke ora è a processo a Vicenza, Carlo Rebellin guarda con estrema preoccupazione alle novità del ddl 1435, passato alla Camera e in attesa di approvazione al Senato. “Sì, per gli utenti deboli della strada tutto sarà molto più difficile e pericoloso”.

Cosa la colpisce in particolare del disegno di legge del ministro Salvini?

“C’è una non tanto velata guerra agli autovelox e questo mi sembra il punto più dolente di tutta questa faccenda, un fatto davvero scandaloso. L’autovelox è il miglior deterrente possibile contro la velocità. Esistono altri deterrenti, ma assai più rischiosi: penso ai dossi alti anche pochi centimetri. Pochi giorni fa, qui nel Vicentino, un motociclista è caduto a causa di uno di essi, alto 30 cm”.

Dopo la tragica scomparsa in bicicletta di suo fratello Davide, per la quale il camionista tedesco Wolfgang Rieke ora è a processo a Vicenza, Carlo Rebellin guarda con estrema preoccupazione alle novità del ddl 1435, passato alla Camera e in attesa di approvazione al Senato. “Sì, per gli utenti deboli della strada tutto sarà molto più difficile e pericoloso”.

Cosa la colpisce in particolare del disegno di legge del ministro Salvini?

“C’è una non tanto velata guerra agli autovelox e questo mi sembra il punto più dolente di tutta questa faccenda, un fatto davvero scandaloso. L’autovelox è il miglior deterrente possibile contro la velocità. Esistono altri deterrenti, ma assai più rischiosi: penso ai dossi alti anche pochi centimetri. Pochi giorni fa, qui nel Vicentino, un motociclista è caduto a causa di uno di essi, alto 30 cm”.

Per i Comuni sarà ancora più complicato anche costruire piste ciclabili.

“Anche questo è un enorme passo indietro. Non vogliamo i ciclisti sulla strada, allora almeno diamo loro la possibilità di correre e allenarsi ai lati di essa. E invece no, niente da fare: eppure durante la pandemia sembravano la soluzione a tutto. Vanno bene l’obbligo per la distanza minima e l’inasprimento delle sanzioni per l’uso del cellulare alla guida. Ma un ciclista non deve essere considerato un ospite della strada, un elemento estraneo: è su questo che dovremmo lavorare. È una questione di educazione”.

Crede che al fondo di questa legge ci sia questa filosofia?

“Sì, in Italia siamo davvero autocentrici, crediamo che la strada sia solamente degli automobilisti, una loro proprietà, un luogo in cui debbano esserci solo loro, senza disturbo. E invece la strada è di tutti, di chi è in moto, di chi pedala, anche dei pedoni dove è possibile. Che senso ha togliere gli autovelox o limitare le ztl o le zone30? Vuol dire depenalizzare la prima causa di centinaia di morti: la velocità”.

Saltato anche l’obbligo di sensori per gli angoli ciechi dei mezzi pesanti.

“Forse Davide sarebbe ancora qui se ci fossero stati questi sensori sul camion di Rieke. I mezzi pesanti devono muoversi spesso su strade molto strette, fanno consegne nei centri urbani che non sono disegnati per le loro dimensioni. E poi c’è questa maledetta fretta, questi maledetti algoritmi che spingono le ditte di trasporti a fare il più velocemente possibile. Le rotonde sono sempre pericolose. Parlo per il Nord-Est, il territorio che conosco meglio, si corre, si è sempre di fretta. Sbagliare è un attimo, ma per un errore qualcuno può morirci”.

Lei riesce ad andare in bici?

“L’ho sempre fatto, anche se la morte di Davide mi ha costretto a riflettere su quanto siamo fragili noi che pedaliamo. Tanti hanno paura da queste parti, conosco tanti ragazzi che hanno rinunciato al ciclismo su strada: ora praticano mountain bike o gravel, usando le bici da strerrati. Ci sono meno rischi in teoria. Però poi magari anche su una strada sterrata trovi un automobilista che va di fretta. C’è da avere paura”.

Come se ne esce?

“Non vedo un orizzonte a questa strage, non ne sento vicina la fine. E di sicuro non se ne esce con questa nuova legge”.

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