Codice della strada, migliaia di telefonate alla Camera per bloccare la riforma del governo: “Pensata solo per favorire la circolazione delle auto, basta velocità”
a cura di a cura della redazione Cronaca nazionaleROMA – Tra lunedì e martedì sono state migliaia le telefonate arrivate alla Camera dei deputati per chiedere di fermare l’approvazione del nuovo Codice della strada. Cittadini e cittadine chiamano da tutta Italia per parlare con le segreterie dei capogruppo dei partiti della maggioranza del governo Meloni ed esprimere la loro forte preoccupazione per la riforma del Codice della strada.
La storia di Lorenzo
Stefano Guarnieri, padre di Lorenzo, investito e ucciso a 17 anni a Firenze nel 2010 da un motociclista che guidava sotto effetto di alcol e droga, dichiara: “È un fatto eccezionale e molto significativo: tante persone in queste ore stanno chiamando a Montecitorio per chiedere che non venga approvata questa riforma del Codice della strada, una cosa mai avvenuta prima in Italia, credo”.
"Il governo ora investa fondi per la sicurezza”
Guarnieri prosegue: “Da padre di un figlio ucciso a 17 anni dalla violenza stradale sono grato al ministro Salvini per l’inasprimento delle pene per la guida sotto l’effetto di alcol e droga, sperando che alle nuove norme segua anche un significativo investimento da parte del governo per quanto riguarda i controlli nelle strade. Sempre da padre, ritengo che con questa riforma l’Italia perde una grande occasione. Il nuovo Codice della strada è pensato per favorire la circolazione delle automobili, anziché quella delle persone: la protezione della vita umana è considerata come una cosa secondaria rispetto alla circolazione dei veicoli a motore".
“Città più pericolose per pedoni e ciclisti”
"La velocità elevata, specialmente in ambito urbano”, sottolinea ancora Guarnieri, “è la prima causa di scontri mortali o con feriti gravi secondo la letteratura scientifica. Il nuovo Codice della strada limita la possibilità di realizzare le zone a 30 km/h e le zone a traffico limitato, rende ancora più difficile, quasi impossibile, la misurazione della velocità con gli autovelox, riduce gli investimenti per la ciclabilità. Sono tutte scelte che renderanno le nostre città meno sicure soprattutto per le persone a piedi e in bici”.