“No atenei blindati”. Ma i rettori si dividono sugli eventi a rischio
di Viola GiannoliROMA — Le università non si blindano, lo spazio per la protesta, quella pacifica seppur accesa, resterà aperto, ma gli accordi di collaborazione e ricerca con gli enti israeliani non si toccano. È metà pomeriggio quando i rettori di 85 atenei si riaffacciano in piazza Rondanini. Dentro la sede Crui è stata una riunione fiume, convocata d’urgenza dalla ministra Anna Maria Bernini dopo le contestazioni alla Sapienza al giornalista David Parenzo e alla Federico II al direttore di Repubblica Maurizio Molinari da parte di gruppi di studenti per la Palestina. «È un momento carico di tensione», ammette il rettore della Statale di Milano, Elio Franzini,. Seguono due ore e mezzo di dibattito sul delicato confine tra libertà di parola e diritto al dissenso, per fissare i primi punti di un piano d’azione contro le frange più agguerrite della contestazione che non tradisca però la missione dell’università.
ROMA — Le università non si blindano, lo spazio per la protesta, quella pacifica seppur accesa, resterà aperto, ma gli accordi di collaborazione e ricerca con gli enti israeliani non si toccano. È metà pomeriggio quando i rettori di 85 atenei si riaffacciano in piazza Rondanini. Dentro la sede Crui è stata una riunione fiume, convocata d’urgenza dalla ministra Anna Maria Bernini dopo le contestazioni alla Sapienza al giornalista David Parenzo e alla Federico II al direttore di Repubblica Maurizio Molinari da parte di gruppi di studenti per la Palestina. «È un momento carico di tensione», ammette il rettore della Statale di Milano, Elio Franzini,. Seguono due ore e mezzo di dibattito sul delicato confine tra libertà di parola e diritto al dissenso, per fissare i primi punti di un piano d’azione contro le frange più agguerrite della contestazione che non tradisca però la missione dell’università.
Su due cardini c’è l’accordo pressoché unanime della Crui: gli atenei, luoghi per eccellenza del dialogo, non possono essere militarizzati. Anche se ai rettori, spiega la ministra uscendo, resta la facoltà di far intervenire o meno le forze dell’ordine in episodi a rischio. E, punto secondo, gli accordi di collaborazione e di ricerca con Israele non posso essere interrotti. «Se chiudiamo i ponti è finita», dice il rettore della Federico II Matteo Lorito. «La violenza — ribadisce la Crui — contraddice l’essenza dell’università» e «ferma è la condanna per qualunque atto teso a silenziare con la prevaricazione l’opinione altrui». Il confronto può essere «aspro e determinato tra tesi diverse», ma «argomentate, non gridate, sostenute dall’esercizio della ragione, non imposte».
Per il resto i rettori vanno però, almeno per ora, in ordine sparso. Da Napoli Lorito annuncia il numero chiuso ai dibattiti: «A Napoli 250 ragazzi volevano assistere al confronto con Molinari e 20 lo hanno impedito. Ora tutto è un pò più complicato, faremo eventi con prenotazioni e inviti, questa è la conseguenza più triste». Impossibile invece per la Statale contenere gli ingressi: «In una università come la mia è tecnicamente impossibile pensare di limitare gli accessi per i dibattiti considerati a rischio, abbiamo più di 40 sedi».
Ancora, la strategia di Pisa è il dialogo: «Abbiamo fatto un Senato accademico aperto, abbiamo accolto studenti palestinesi e Comunità ebraica. È stato lungo e faticoso, è durato 8 ore, abbiamo siglato mozioni che tenessero conto di tutte le sensibilità. E abbiamo aperto un dibattito sull’antisemitismo che non è sinonimo di critica allo Stato di Israele. Ma se la comunità internazionale non si muove per fermare la guerra le tensioni cresceranno», afferma il rettore Riccardo Zucchi. E tensione c’è stata ancora, a Bologna, all’indomani di scontri e proteste per l’apertura dell’anno accademico: gli studenti hanno occupato il rettorato. All’ingresso la scritta «Manganelli e censura?». Non è questa la loro idea di università, né quella dei rettori, che aggiungono: «Ci sono frange minoritarie che cercano lo scontro, ma non devono prendersi gli atenei».