L'acqua come ponte verso la pace piuttosto che fonte di conflitto. È l'appello che lanciano Legambiente e Unhcr in occasione della Giornata mondiale dell'acqua 2024 (World Water Day) che si celebra oggi, quest'anno dedicata al tema della risorsa idrica come strumento di pace. La crisi idrica globale, diretta conseguenza della crisi climatica (che si manifesta con l'intensificarsi di eventi come siccità, alluvioni e tempeste) e della gestione insostenibile delle risorse idriche, rappresenta una minaccia per il Pianeta ma anche per la pace. Infatti, la gestione e il controllo delle risorse idriche porta sempre di più all'aggravarsi di tensioni e conflitti nelle aree più vulnerabili del mondo con impatti violenti sul futuro delle popolazioni, costrette a fuggire, talvolta verso insediamenti o campi esposti a gravi rischi climatici e dove è sempre più difficile fornire servizi idrici e igienico-sanitari.
La tragedia dell’Africa
Secondo la Banca Mondiale, si prevede che entro il 2050 circa 216 milioni di persone potrebbero essere costrette a migrare a causa degli impatti climatici, tra cui lo stress idrico. Tra le parti del mondo più colpite il Corno d'Africa: solo in Somalia nel 2023, secondo le stime dell'Unhcr, la più grande siccità degli ultimi 40 anni e le inondazioni, combinandosi con situazioni di conflitto e insicurezza, hanno causato quasi 3 milioni di nuovi spostamenti forzati all'interno del Paese.
Bambini le prime vittime
L’Unicef ricorda che ogni giorno oltre 1.000 bambini sotto i 5 anni muoiono a causa di malattie legate ad acqua e servizi igienici inadeguati, uccidendo oltre 1,4 milioni di persone all'anno. A livello mondiale quasi 1 miliardo di bambini (953 milioni) sono esposti a livelli alti o estremamente alti di stress idrico, cioè di mancanza di acqua per le funzioni di base, come una corretta idratazione o l’igiene del corpo. In Italia si stima che nel 2022 erano circa 298 mila i bambini esposti a livelli elevati o molto elevati di stress idrico. Ed è allarme anche nel nostro paese come ricorda il WWF: l’Europa (e l’Italia) non sono preparate al rischio climatico e l’acqua è tra i principali protagonisti (in negativo) di questo rischio. Già più di 20 anni fa l’Autorità di bacino del Po evidenziava come le concessioni idriche superavano le disponibilità medie e che bastava poco per mandare il sistema in crisi. Dopo le varie “straordinarie siccità” di questi ultimi 25 anni e soprattutto dopo il 2022 è chiaro a tutti che la situazione è molto diversa dal passato, anche recente, il cambiamento climatico è ormai una realtà ed è necessario affrontare seriamente la questione. Ognuno può compiere piccole ma grandi azioni per contribuire a garantire un futuro più giusto e sostenibile per tutti.
L’ora della Terra
Con questo auspicio, il WWF lancia anche quest’anno Earth Hour, l’Ora della Terra e da l’appuntamento a tutti a sabato 23 marzo alle ore 20.30 per un evento globale del WWF che dal 2007 unisce le persone in tutto il mondo invitandole a spegnere le luci per un’ora per mostrare, attraverso questo gesto simbolico, quanto forte possa essere l’impatto di un’azione condivisa per salvare il Pianeta. Il 15% dell'intero territorio dell'Unione Europea è in allerta arancione per la siccità e per un altro 1% siamo all'allarme rosso, anche a causa delle temperature record registrate a febbraio nel vecchio continente, superiori di 3,3 gradi rispetto alla media storica 1991-2020 del periodo.
E' quanto emerge da un'analisi della Coldiretti. Gli effetti dei cambiamenti climatici stravolgono il normale andamento delle stagioni, con la mancanza di pioggia e neve che ha mandato sotto stress territori e coltivazioni, con una situazione difficile che non risparmia il nostro Paese, nonostante il maltempo delle scorse settimane.
Il Sud ha sete
La situazione è difficile nel Sud Italia, dove negli invasi pugliesi mancano 107 milioni di metri cubi d'acqua rispetto all'anno scorso, secondo i dati dell'Osservatorio Anbi sulle riserve idriche. A farne le spese, secondo l'analisi Coldiretti, sono le clementine, finite al macero dopo essere state compromesse dalla mancanza di acqua che ne ha inibito l'accrescimento, con i costi di produzione anche per l'irrigazione di soccorso schizzati alle stelle. Ma la crisi idrica sta determinando anche un calo drastico di foraggio verde nei pascoli e a rischio sono le piante di grano e legumi soprattutto nelle 'terre bianche' ricche di argilla e creta. Drammatica la situazione in Sicilia dove - denuncia Coldiretti - non c'è acqua per irrigare, tra dighe che quando si riempiono devono essere svuotate perché non collaudate, strutture fatiscenti e un commissariamento dei consorzi di bonifica che dura da oltre 30 anni, mentre i raccolti vengono bruciati dalla mancanza di pioggia. La "sete" non risparmia neppure la Sardegna, soprattutto nel sud dell'isola, dove la siccità colpisce carciofi, pomodoro da industria, frutta e foraggi, con ripercussioni sull'allevamento. Ma si teme anche per vitivinicolo, riso, mais e medicali. Anche in Basilicata la situazione è abbastanza compromessa nonostante le piogge degli ultimi giorni. In alcune zone dell'area nord della regione non c'è vegetazione e crescita, in particolare di cereali, foraggi e proteiche.