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“Lasciati senz’acqua dai trafficanti, per tre notti abbiamo tremato”

La testimonianza di un sopravvissuto: “In Senegal molti pescatori stanno vendendo le loro barche per la traversata”
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El Hierro — «Vengo da Joal, un piccolo villaggio di pescatori, cento chilometri a sud di Dakar. Non so neanche io come ho fatto ad arrivare vivo». Dietro la rete del centro di accoglienza di San Andrès, Eliah, 25 anni, ha ancora gli occhi iniettati di terrore.

Eliah, perché ha affrontato il rischio enorme della traversata?

«Mio padre aveva deciso di vendere il suo cayuco ai trafficanti e, alla fine, ho deciso di partire anch’io. In Senegal non c’è più nulla di cui vivere e la situazione politica e la violenza nelle strade fanno paura. Molti pescatori, che non ce la fanno più, stanno cedendo le loro barche ai trafficanti».

Quanti eravate su quella barca?

«Il nostro è un cayuco non grande. Eravamo in 58, in tre ci alternavamo al timone, tutti senegalesi, tutti pescatori. Ma una cosa è uscire in mare a poche miglia dalla costa, altro è affrontare l’oceano con queste barche. Le onde ci ricoprivano, nessun riparo, alcuni avevano il compito di buttare fuori l’acqua con i secchi, altri di …

El Hierro — «Vengo da Joal, un piccolo villaggio di pescatori, cento chilometri a sud di Dakar. Non so neanche io come ho fatto ad arrivare vivo». Dietro la rete del centro di accoglienza di San Andrès, Eliah, 25 anni, ha ancora gli occhi iniettati di terrore.

Eliah, perché ha affrontato il rischio enorme della traversata?

«Mio padre aveva deciso di vendere il suo cayuco ai trafficanti e, alla fine, ho deciso di partire anch’io. In Senegal non c’è più nulla di cui vivere e la situazione politica e la violenza nelle strade fanno paura. Molti pescatori, che non ce la fanno più, stanno cedendo le loro barche ai trafficanti».

Quanti eravate su quella barca?

«Il nostro è un cayuco non grande. Eravamo in 58, in tre ci alternavamo al timone, tutti senegalesi, tutti pescatori. Ma una cosa è uscire in mare a poche miglia dalla costa, altro è affrontare l’oceano con queste barche. Le onde ci ricoprivano, nessun riparo, alcuni avevano il compito di buttare fuori l’acqua con i secchi, altri di mantenere l’equilibrio. La notte a tremare di freddo e di paura, chi piangeva, chi pregava, chi sveniva».

Avevate abbastanza cibo e acqua?

«No. I trafficanti ci hanno preso in giro. Ci avevano detto che in tre giorni saremmo arrivati alle Canarie. Ci hanno detto in che direzione andare e basta.Negli ultimi giorni eravamo sicuri che saremmo morti di sete, ci dividevamo le ultime gocce di acqua».

Non avete incontrato nessuna nave, non avevate un satellitare con cui chiedere aiuto?

«No, solo mare e cielo, nessuna nave, nessun telefono satellitare. Alla fine, quando abbiamo visto la motovedetta rossa pensavamo di sognare».

Dove vuole andare ora?

«Non lo so, non importa. Voglio solo vivere e lavorare, anche se so che non rivedrò più la mia famiglia».

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