E per fermare la rotta Canaria la Ue promette aiuti alla Mauritania
dalla nostra inviata Alessandra ZinitiEl Hierro — Duecentodieci milioni di euro entro la fine del 2024. Come ha fatto in Tunisia con Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen un mese fa si è presentata con il premier spagnolo Pedro Sanchez a Nouakchott, capitale della Mauritania con una borsa piena di promesse di aiuti. È con il metodo già sperimentato con Saied che la presidente della commissione europea spera di chiudere in tempo utile (possibilmente prima delle elezioni del 9 giugno) il rubinetto dei flussi migratori che dall’Africa occidentale puntano verso la rotta delle Canarie, la porta di ingresso meno controllata verso l’Europa.
«La Mauritania accoglie molti rifugiati in fuga. Le sue azioni sono degne di lode. Vi supporteremo con un pacchetto di 210 milioni per la gestione della migrazione, aiuti umanitari e opportunità per i vostri giovani»…
El Hierro — Duecentodieci milioni di euro entro la fine del 2024. Come ha fatto in Tunisia con Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen un mese fa si è presentata con il premier spagnolo Pedro Sanchez a Nouakchott, capitale della Mauritania con una borsa piena di promesse di aiuti. È con il metodo già sperimentato con Saied che la presidente della commissione europea spera di chiudere in tempo utile (possibilmente prima delle elezioni del 9 giugno) il rubinetto dei flussi migratori che dall’Africa occidentale puntano verso la rotta delle Canarie, la porta di ingresso meno controllata verso l’Europa.
«La Mauritania accoglie molti rifugiati in fuga. Le sue azioni sono degne di lode. Vi supporteremo con un pacchetto di 210 milioni per la gestione della migrazione, aiuti umanitari e opportunità per i vostri giovani», sono le parole di Von der Leyen al presidente Mohmed Ould El Gazouhani al quale ha promesso il finanziamento dell’equipaggiamento di un nuovo battaglione mauritano per combattere il terrorismo e proteggere il confine orientale con il Mali, oltre a finanziare la formazione di alti ufficiali presso l’Accademia di Difesa.
La strategia per arginare la rotta delle Canarie che ha ripreso vigore dall’autunno con un impennata di arrivi che l’Oim stima in 38.000 negli ultimi cinque mesi, è dunque quella degli accordi con i Paesi di transito: Senegal ma soprattutto Mauritania. Perché se dal Senegal partono soprattutto giovani senegalesi in fuga dalla povertà ma anche dalle violenze scatenate dalla situazione politica estremamente tesa dopo il rinvio delle elezioni e la contrazione dei diritti, dalla Mauritania si imbarcano non i cittadini di questo Paese ma migliaia di persone in fuga dal Gambia e dal Mali, una delle aree di crisi dell’Africa centrale. E soprattutto in Mauritania i trafficanti (che negli ultimi mesi hanno visto restringersi gli spazi di transito verso la Libia e la Tunisia con i respingimenti di migliaia di persone dai confini meridionali verso il deserto) hanno cominciato a deviare le carovane di migranti raccolti villaggio per villaggio nei Paesi del Sahel.
Uno sbocco, quello delle spiagge della Mauritania poco conosciute e prive di controllo di polizia, su cui hanno cominciato a confluire anche migliaia di migranti (e tra loro molte donne vittime di violenza) scoraggiati dalle difficoltà della rotta che dal Marocco porta alle enclave spagnole di Ceuta e Melilla. Pronta a utilizzare i migranti come arma di pressione sulla Ue per ottenere aiuti e finanziamenti, la Mauritania ha dunque aperto la contrattazione con Bruxelles, non escludendo la disponibilità di riaccogliere coloro che verranno espulsi dalla Ue.