✕

Migranti, l’enorme cimitero dei morti senza nome: 45.000 vittime del mare mai identificate

I drammatici dati forniti oggi dall’Oim, l’organizzazione internazionale dei migranti dell’Onu. Il 2023 l’anno peggiore con 8.600 morti
1 minuti di lettura

Inghiottiti dal mare o sepolti in loculi contrassegnati solo da lettere e numeri, senza che mai i loro familiari abbiano potuto sapere dove piangerli.

Due terzi delle vittime delle traversate verso un futuro migliore non sono mai state identificate: circa 45.000 delle 64.000 degli ultimi dieci anni. E’ una tragedia di proporzioni inenarrabili quella disegnata dal progetto "Missing Migrants" dell'Oim. Tra le vittime identificate, invece, più di una persona su tre proviene da paesi in conflitto, tra cui Afghanistan, Myanmar, Repubblica araba siriana ed Etiopia.

Annegati e inghiottiti dal mare nella maggioranza dei casi. Si muore nel deserto e più spesso in mare: sei vittime su dieci sono annegate, nel mediterraneo o negli oceani che separano i paesi poveri e vulnerabili da quelli dove c'è più speranza o benessere. Il rapporto evidenzia infatti che l’annegamento è la causa di morte più diffusa, con oltre 36.000 decessi registrati lungo le rotte migratorie nell'ultimo decennio, 28.000 d…

Inghiottiti dal mare o sepolti in loculi contrassegnati solo da lettere e numeri, senza che mai i loro familiari abbiano potuto sapere dove piangerli.

Due terzi delle vittime delle traversate verso un futuro migliore non sono mai state identificate: circa 45.000 delle 64.000 degli ultimi dieci anni. E’ una tragedia di proporzioni inenarrabili quella disegnata dal progetto "Missing Migrants" dell'Oim. Tra le vittime identificate, invece, più di una persona su tre proviene da paesi in conflitto, tra cui Afghanistan, Myanmar, Repubblica araba siriana ed Etiopia.

Annegati e inghiottiti dal mare nella maggioranza dei casi. Si muore nel deserto e più spesso in mare: sei vittime su dieci sono annegate, nel mediterraneo o negli oceani che separano i paesi poveri e vulnerabili da quelli dove c'è più speranza o benessere. Il rapporto evidenzia infatti che l’annegamento è la causa di morte più diffusa, con oltre 36.000 decessi registrati lungo le rotte migratorie nell'ultimo decennio, 28.000 dei quali nel Mediterraneo.

Numeri assolutamente per difetto, secondo l’Oim. “Gli oltre 63.000 decessi – si legge nel rapporto -rappresentano probabilmente solo una frazione del numero effettivo di vite perse in tutto il mondo. Nonostante gli impegni politici e la grande attenzione dei media sulla questione in molte regioni del mondo, le morti sono in aumento”. Il 2023 ha infatti registrato il più alto bilancio annuale di vittime con quasi 8.600 vite perse, il 20 % in più dell’anno precedente. “E’ urgente – conclude il rapporto – la necessità di rafforzare le capacità di ricerca e salvataggio, di facilitare percorsi migratori sicuri e regolari e di azioni per prevenire ulteriori perdite di vite umane. L'azione dovrebbe includere anche una cooperazione internazionale intensificata contro le reti di contrabbando e di tratta".

Leggi i commenti