Accadrà, ed è la tendenza del futuro. Contraddittoria certo, figlia di un mondo dai ritmi rovesciati, dove i bambini nascono, o si spera che nascano, quando l’orologio biologico inizia a fermarsi, perché prima il lavoro non c’è, la sicurezza non c’è, o magari è l’amore che non c’è. C’è però una nuova frontiera, i cui numeri in Italia sono ancora minimali ma in crescita veloce: è la sfida di “congelare” il tempo della fertilità. Riguarda le donne (per adesso), si chiama “social freezing” e ci dovremo abituare a questo termine inglese. Tradotto, non letteralmente, vuol dire prelevare i propri ovociti e metterli in una banca di gameti, ibernati nell’azoto liquido a meno 190 gradi, fino al giorno in cui si sceglierà (o si potrà) diventare madri. Da noi è un fenomeno marginale assai, negli Stati Uniti è invece una pratica consolidata e pubblicizzata da testimonial famose, Sienna Miller ad esempio.
Le cure che possono causare la sterilità
Attenzione alle parole: il social freezing degli ovo…
Accadrà, ed è la tendenza del futuro. Contraddittoria certo, figlia di un mondo dai ritmi rovesciati, dove i bambini nascono, o si spera che nascano, quando l’orologio biologico inizia a fermarsi, perché prima il lavoro non c’è, la sicurezza non c’è, o magari è l’amore che non c’è. C’è però una nuova frontiera, i cui numeri in Italia sono ancora minimali ma in crescita veloce: è la sfida di “congelare” il tempo della fertilità. Riguarda le donne (per adesso), si chiama “social freezing” e ci dovremo abituare a questo termine inglese. Tradotto, non letteralmente, vuol dire prelevare i propri ovociti e metterli in una banca di gameti, ibernati nell’azoto liquido a meno 190 gradi, fino al giorno in cui si sceglierà (o si potrà) diventare madri. Da noi è un fenomeno marginale assai, negli Stati Uniti è invece una pratica consolidata e pubblicizzata da testimonial famose, Sienna Miller ad esempio.
Le cure che possono causare la sterilità
Attenzione alle parole: il social freezing degli ovociti è l’estensione – sociale appunto – del medical freezing, ossia la conservazione dei gameti femminili ma anche maschili consigliata prima di cure che possono causare la sterilità. Nella sua accezione sociale invece si tratta di una tecnica per poter diventare madri oltre la frontiera dell’età biologica, quando concepire naturalmente diventa assai difficile. Come fosse cioè un’eterologa, ma con i propri ovociti messi in freezer anche 10 o 15 anni prima, quando cioè le “uova” erano ancora giovani.
Il dibattito social
Moda? Tecno-estremismo? In tempi di demografia in caduta libera forse no. La top model Bianca Balti, ad esempio, lo ha già fatto due anni fa e adesso, creando naturalmente dibattito social, ha deciso di donare un congelamento di ovociti a sua figlia Matilde che oggi ha 17 anni. “Quando avrai 21 anni ti regalo il social freezing così almeno non ci pensi più, fai la tua vita e se dovessi avere una gravidanza, gli ovociti li hai già”.
La crioconservazione per “essere libera”
Non conosciamo la reazione di Matilde, ma sappiamo che il tema della preservazione della fertilità è da tempo oggetto dei post pubblici di Bianca Balti. Già due anni fa Balti, portatrice della mutazione genetica che causa il cancro alle ovaie, si era sottoposta all’asportazione delle ovaie appunto e delle tube e in seguito anche a quella dei seni seguita, naturalmente, dalla ricostruzione. Prima di affrontare tutto questo Bianca Balti, che vive a Los Angeles, aveva però congelato i propri ovociti «per essere libera e svincolare il mio sogno di maternità da un uomo e da una relazione».
"Una minaccia esistenziale”
L’attrice Sienna Miller, 40 anni, già mamma di Marlowe che ne ha nove, ha scelto di congelar «La biologia è crudele, non ti consente di scegliere e io vorrei un altro figlio, ma a 30 anni su una donna ci sono troppe pressioni. Ora finalmente non dovrò più sentirle: è sparita quella minaccia esistenziale». L’attrice Sienna Miller, dicevamo, poi. Quarant’anni, già mamma di Marlowe che ne ha nove, ha scelto il social freezing, perché, ammette «la biologia è crudele, non ti consente di scegliere e io vorrei un altro figlio. A 30 anni però, tra carriera e corsa alla maternità su una donna ci sono troppe pressioni. Ora finalmente non dovrò più sentirle: è sparita quella minaccia esistenziale».Veronica Ferraro, 34anni, fashion blogger, il suo rimpianto invece l’ha voluto condividere con il suo milione e trecentomila followers. «Ho desiderato diventare madre soltanto adesso che ho incontrato l’uomo della mia vita. Ma non riusciamo a concepire naturalmente. Peccato non aver avuto saputo anni fa della possibilità di congelare i miei ovuli».
L’angoscia dell’orologio biologico
Ecco, il punto è questo. Seppure da una condizione privilegiata e già ben oltre l’età consigliata per il social freezing, Sienna Miller come Bianca Balti dicono la verità: tra i 30 e 40 anni, l’età nella quale si inizia pensare (forse) alla maternità, la vita delle ragazze è spesso fatta di precariato, mancanza di welfare, aziende ostili alla maternità, carriere stroncate se ci si ferma per una gravidanza. Il rinvio di un figlio quindi diventa, di fatto, una necessità. Che si trasforma poi in un rimpianto quando il sogno, a 40 anni, si infrange su una fertilità ormai agli sgoccioli. Così colossi tech della silicon valley come Apple e Meta da anni pagano sotto forma di benefit alle proprie dipendenti il congelamento dei gameti. Beneficenza in realtà un po’ cinica per non perdere talenti femminili all’apice della creatività, anche se sembra che le manager in carriera abbiano gradito questa avveniristica forma di welfare. E non sono poche le voci di giovani attrici, Matilde Gioli, 32 anni, (Doc) o Ludovica Coscione, 25 anni (Mare fuori) che hanno annunciato di voler intraprendere il social freezing per potersi dedicare adesso alla carriera e un giorno, chissà, diventare mamme, senza l’angoscia dell’orologio biologico.
"In Italia numeri ancora limitati”
Detta così sembra la formula magica per la fertilità perenne e contro le culle vuote. Antonino Guglielmino, ginecologo, ex presidente della Siru, società italiana di riproduzione umana, invita però alla cautela. “I numeri del social freezing in Italia sono ancora assai limitati, alcune centinaia l’anno, anche se le richieste sono in crescita. Però le controindicazioni non sono poche: oggi le donne che chiedono il congelamento degli ovociti hanno intorno ai 36 anni. Già troppo tardi: a 35 anni la fertilità crolla in modo drastico. Poi ci sono i costi: sono tecniche totalmente private, il prezzo medio è di almeno cinquemila euro, più il mantenimento delle uova nelle banche dei centri”.
L’ammortizzatore sociale
Attenzione però alle mode e alle illusioni facili, aggiunge Guglielmino. “Non si può utilizzare il social freezing come un ammortizzatore sociale per fare i figli a 40 o 45 anni. Lo dico da medico che ogni giorno vede coppie adulte e sterili affrontare il rimpianto di non essere diventati genitori quando la natura lo permetteva. Il punto non è subordinare la maternità alle regole di un mercato che obbliga le donne a rinviare il progetto di un figlio, magari pagando loro il congelamento degli ovociti. Preservare la fertilità vuol dire cambiare quelle regole, senza illudersi di poter fare figli fino alla menopausa con gli ovociti congelati”.