Cronaca

L’intervista a Fulvio Cruciani, genetista: “Fiction e realtà ormai si toccano. La svolta è arrivata con l’analisi del Dna”

L’intervista a Fulvio Cruciani, genetista: “Fiction e realtà ormai si toccano. La svolta è arrivata con l’analisi del Dna”

Lo scienziato è curatore della collana Scienza&Crimine, da oggi in edicola con Repubblica e Le Scienze

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Fulvio Cruciani, professore di Genetica umana e Genetica forense alla Sapienza e curatore della collana Scienza&Crimine, cosa ne pensa dei prodigi che si vedono in certe fiction, quanto hanno a che fare con la realtà?

«Le fiction a volte esagerano, ma il divario con la realtà si sta assottigliando. Stiamo facendo progressi enormi in tutti i settori delle scienze forensi, con innovazioni che sono stati veri punti di svolta nella lotta al crimine».

Per esempio?

«Nel mio campo, la genetica forense, una svolta decisiva risale ormai a decenni fa: la Pcr, che permette di moltiplicare la quantità del Dna trovato, in tracce anche minime, sulla scena del crimine. Così ora possiamo analizzare anche il Dna rilasciato dal semplice contatto di una persona con un oggetto. Più di recente sono state create le banche dati dei profili genetici, che raccolgono da un lato decine di migliaia di profili del Dna di persone fermate per certi reati, e dall’altro lato i profili del Dna trovato sui reperti. Così si vede, per esempio, che il Dna trovato sulla scena di un omicidio in Italia appartiene a una persona fermata sei anni dopo in Austria. E ancora, dal Dna di un ignoto si può risalire al suo aspetto (soprattutto il colore di pelle, capelli e occhi), e addirittura all’età».

Fulvio Cruciani
Fulvio Cruciani 

Cosa ci dicono tutte queste informazioni ai fini dell’indagine?

«Il profilo genetico ci dice se un Dna trovato su un reperto è di una certa persona. Ma non ci dà la certezza di aver individuato il colpevole: il Dna di un sospettato si può anche trovare sulla scena del crimine per motivi non legati al delitto. Quindi occorrono tante altre considerazioni, per cui nelle scienze forensi sono cruciali tante altre discipline, che ci danno il quadro per contestualizzare ciò che osserviamo sulla scena del crimine. La cui analisi è infatti il primo volume della collana».

Ci sono stati anche errori clamorosi?

«Uno famoso è stato, negli Usa, quello di Glenn Woodall, scagionato dopo un’ingiusta condanna per rapimento e stupro, giunta in virtù di una serie di indizi che includevano le limitate analisi genetiche dell’epoca, per di più condotte male, ma anche falsificate deliberatamente da un esperto. Poi la Pcr ha permesso di analizzare il Dna degli spermatozoi dello stupratore e dimostrarne l’innocenza».

E un caso particolarmente difficile risolto?

«Sempre negli Usa, da poco è stato identificato il cosiddetto Golden State killer, Joseph James DeAngelo, autore decenni fa di decine di crimini gravi. Solo nel 2018 il profilo genetico dell’ignoto criminale è risultato simile a quello di un lontano parente di DeAngelo, trovato nella banca dati di una di quelle società commerciali che offrono di ricostruire le proprie origini. Di lì, si è poi risaliti a DeAngelo».

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