Programma di protezione per le famiglie dei pentiti: ecco come funziona
di Federica AngeliNon è automatico, per lo Stato italiano che la famiglia di un collaboratore di giustizia venga messa sotto protezione. Coniuge e figli possono infatti scegliere di rinnegare il proprio parente che, come nel recente caso del casalese Sandokan (una moglie e 6 figli), ha deciso di rompere il silenzio. Spesso questa presa di distanze avviene in pubblica piazza proprio per lanciare un messaggio a chi potrebbe decidere di vendicarsi a fronte delle rivelazioni fatte. Nel caso in cui la famiglia di un collaboratore dovesse ricevere minacce dirette oppure il pentito ponesse come condizione, come merce di scambio, rivelazioni in cambio di sicurezza per la famiglia, allora lo Stato può mettere sotto protezione moglie e figli.
Cambio identità
Entrare nel programma di protezione significa cambiare la propria identità e la città in cui si vive. Il Nop (i nuclei operativi di protezione che si occupano dei pentiti e delle loro famiglie e che dipendono dal ministero dell’Interno) trasferiscono i sogge…
Non è automatico, per lo Stato italiano che la famiglia di un collaboratore di giustizia venga messa sotto protezione. Coniuge e figli possono infatti scegliere di rinnegare il proprio parente che, come nel recente caso del casalese Sandokan (una moglie e 6 figli), ha deciso di rompere il silenzio. Spesso questa presa di distanze avviene in pubblica piazza proprio per lanciare un messaggio a chi potrebbe decidere di vendicarsi a fronte delle rivelazioni fatte. Nel caso in cui la famiglia di un collaboratore dovesse ricevere minacce dirette oppure il pentito ponesse come condizione, come merce di scambio, rivelazioni in cambio di sicurezza per la famiglia, allora lo Stato può mettere sotto protezione moglie e figli.
Cambio identità
Entrare nel programma di protezione significa cambiare la propria identità e la città in cui si vive. Il Nop (i nuclei operativi di protezione che si occupano dei pentiti e delle loro famiglie e che dipendono dal ministero dell’Interno) trasferiscono i soggetti, con un preavviso minimo, in una località protetta lontana dalla città in cui si vive, fornisce loro nuove carte d’identità e da quel momento comincia una nuova vita per il testimone di giustizia (se non deve scontare una pena in carcere) e la sua famiglia. Lo Stato corrisponde una cifra che ai aggira attorno a qualche migliaio di euro a persona (nel caso in cui i soggetti erano disoccupati al momento del trasferimento) oppure corrisponde lo stipendio percepito dal lavoratore che trasferendosi ha dovuto rassegnare le dimissioni. L’appartamento che si occupa è spesato dallo Stato ad eccezione delle utenze che sono a carico degli occupanti.
Durata del programma
Il programma di protezione ha una durata variabile. In genere coincide con quella dei processi penali che vengono istruiti proprio grazie alla testimonianza del pentito. Un elemento che può prorogare la durata della vita sotto copertura sono le minacce che vengono rivolte ai soggetti posti sotto protezione: una volta vagliata la pericolosità e l’attendibilità, lo Stato, previo parere della magistratura, allunga i tempi della protezione. Laddove però vengano violate le prescrizioni – come quella di rivelare la località in cui si vive a qualcuno estraneo al nucleo oppure la propria vera identità o anche spostarsi da una città all’altra senza richiedere l’autorizzazione – lo Stato può revocare il programma di protezione e lasciare quindi al proprio destino il collaboratore e la sua famiglia.