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Caso Salis, l’intervento di Mattarella: “Vicino a Ilaria, speravo in giorni diversi”

(reuters)
Dopo il silenzio del governo, il capo dello Stato telefona al papà della ragazza: colpito dalla disparità di trattamento
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«La differenza tra il nostro sistema, ispirato ai valori europei, e il sistema ungherese ha determinato una disparità che non può che colpire me e la pubblica opinione». Sono passate da poco le dieci del mattino quando sul telefono di Roberto Salis, papà di Ilaria, detenuta in Ungheria da più di 13 mesi e chissà per quanto ancora, arriva una telefonata del Quirinale. Lo cerca il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale Salis aveva scritto poche ore prima per segnalare come la «legge non fosse uguale per tutti». «Per gli stessi fatti, gli stessi reati, mia figlia è in carcere in Ungheria. E il suo amico Giorgio Marchesi, cui va il nostro abbraccio, è invece libero in Italia perché i giudici di Milano hanno negato l’estradizione in Ungheria: troppo pericolose le carceri di Budapest».

La telefonata del Presidente

Mattarella ha letto e lo ha chiamato. «Vi sono vicino: io come voi speravo fossero giorni diversi», ha detto in sintesi il presidente, in una telefonata durata …

«La differenza tra il nostro sistema, ispirato ai valori europei, e il sistema ungherese ha determinato una disparità che non può che colpire me e la pubblica opinione». Sono passate da poco le dieci del mattino quando sul telefono di Roberto Salis, papà di Ilaria, detenuta in Ungheria da più di 13 mesi e chissà per quanto ancora, arriva una telefonata del Quirinale. Lo cerca il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale Salis aveva scritto poche ore prima per segnalare come la «legge non fosse uguale per tutti». «Per gli stessi fatti, gli stessi reati, mia figlia è in carcere in Ungheria. E il suo amico Giorgio Marchesi, cui va il nostro abbraccio, è invece libero in Italia perché i giudici di Milano hanno negato l’estradizione in Ungheria: troppo pericolose le carceri di Budapest».

La telefonata del Presidente

Mattarella ha letto e lo ha chiamato. «Vi sono vicino: io come voi speravo fossero giorni diversi», ha detto in sintesi il presidente, in una telefonata durata più di cinque minuti. «Ha detto a me e mia moglie — spiega l’ingegner Salis a Repubblica — che anche lui è rimasto colpito dalla disparità di trattamento tra Ilaria e Giorgio e che questo, purtroppo, è dettato dal fatto che esiste una differenza tra quello che accade in Italia, che appunto è ispirato ai valori europei, e quel che accade in Ungheria. Noi abbiamo chiesto aiuto a lui. Ma il presidente, come ci ha detto, non ha strumenti per intervenire direttamente. Quello tocca al governo. Lui può portarci la sua vicinanza e solidarietà, che per noi significa tantissimo».

Emozione e poi rabbia

«Io, in questo momento così difficile, ho trovato una sorpresa straordinaria nell’uovo di Pasqua: sapere di avere il personale interessamento del presidente, vedere che ha sentito il bisogno di risponderci dopo poche ora dimostra la sensibilità e la vicinanza al dramma che sto vivendo con la mia famiglia. Non so come ringraziarlo». Fin qui, l’emozione. Poi arriva la politica. È evidente che l’intervento di Mattarella abbia un significato enorme. Dopo la decisione del tribunale ungherese di lasciare in carcere — e in catene, legata al guinzaglio nei suoi spostamenti in tribunale — Ilaria Salis, nessuno nel governo ha sentito il bisogno di dire una parola di solidarietà alla famiglia. «Io ho fatto quello che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, mi avevano chiesto: abbassare i toni e chiedere i domiciliari in Ungheria. Una linea che non ha pagato, purtroppo, nonostante i nostri sforzi. Per questo mi aspettavo almeno una telefonata».

Il governo muto

Niente: il telefono della famiglia Salis non ha squillato. Anzi, tutti — a partire dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani — non hanno perso occasione per sottolineare come “politicizzare” sia stato un errore della famiglia Salis. Colpevolizzando, quindi, beffa delle beffe, la famiglia dell’attivista milanese. La migliore risposta l’ha offerta proprio il presidente Mattarella che con la sua telefonata ha spiegato come, inevitabilmente, il caso Salis sia diventato politico. Perché l’Ungheria dell’amico di Giorgia Meloni, Viktor Orban, calpesta i principi europei costringendo ed esponendo i detenuti a trattamenti inumani. E perché — se si vuole evitare che due cittadini italiani non siano uguali davanti alla legge, come la Costituzione impone — il governo non può restare con le mani in mano. Come invece sta facendo, per lo meno in queste ultime settimane.

Il rapporto tra esecutivo e Quirinale

Resta poi il rapporto tra l’esecutivo Meloni e il Quirinale che nell’ultimo mese ha registrato inusuali, ma molto duri, interventi del presidente. A fine febbraio, davanti alle immagini dei poliziotti che manganellavano gli studenti nelle strade di Pisa, mentre il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi (meglio: l’input era partito da Palazzo Chigi, al principio Piantedosi era stato più cauto) difendeva gli agenti e attaccava i ragazzi inermi, Mattarella diceva chiaramente: «Mai i manganelli sui ragazzi». Poco dopo ha precisato che «promulgare le leggi non porta necessariamente con sé la loro condivisione». E ancora: la vicenda di Pioltello dei giorni scorsi, con la scuola chiusa per il Ramadan. Mentre un pezzo di governo gridava allo scandalo, è arrivato il messaggio del presidente della Repubblica a preside e docenti: «Apprezzo il vostro lavoro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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