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“Mai più dirigenti pubblici in tv senza permesso”: il ministero alla Salute emana la circolare che silenzia Francesco Vaia

(ansa)
Sempre più difficili i rapporti tra Schillaci e il capo della Prevenzione, non citato nell’atto dove si ricorda che tutta la comunicazione deve passare dai vertici del dicastero
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“Ciascun direttore generale avrà cura di informare il capo del Dipartimento di afferenza” e questi “avrà cura di interessare il signor ministro per il tramite dell’ufficio di Gabinetto” dei propri rapporti con gli organi di informazione. Manca giusto il nome del dirigente per il quale il capo di gabinetto del ministero alla Salute ha appena scritto una circolare interna che ricorda l’ovvio, per la pubblica amministrazione. Cioè, che è vietato parlare con i media senza il permesso dei vertici del ministero. Il destinatario dell’atto, non scritto appunto, è Francesco Vaia, ex capo dello Spallanzani.

La circolare anti-Vaia

Una figura diventata sempre più ingombrante per Orazio Schillaci e i suoi più stretti collaboratori e ormai quella contro di lui è una complessa partita a scacchi. Imposto da Meloni che lo ha conosciuto ai tempi dello Spallanzani, Vaia non è mai piaciuto al ministro, che spesso non ha potuto dire la sua sulle nomine. Uomo nel cui passato oltre all’istituto di malattie …

“Ciascun direttore generale avrà cura di informare il capo del Dipartimento di afferenza” e questi “avrà cura di interessare il signor ministro per il tramite dell’ufficio di Gabinetto” dei propri rapporti con gli organi di informazione. Manca giusto il nome del dirigente per il quale il capo di gabinetto del ministero alla Salute ha appena scritto una circolare interna che ricorda l’ovvio, per la pubblica amministrazione. Cioè, che è vietato parlare con i media senza il permesso dei vertici del ministero. Il destinatario dell’atto, non scritto appunto, è Francesco Vaia, ex capo dello Spallanzani.

La circolare anti-Vaia

Una figura diventata sempre più ingombrante per Orazio Schillaci e i suoi più stretti collaboratori e ormai quella contro di lui è una complessa partita a scacchi. Imposto da Meloni che lo ha conosciuto ai tempi dello Spallanzani, Vaia non è mai piaciuto al ministro, che spesso non ha potuto dire la sua sulle nomine. Uomo nel cui passato oltre all’istituto di malattie infettive romano ci sono anche una condanna per corruzione (ha ottenuto la riabilitazione) e una condanna per danno erariale, Vaia avrebbe voluto essere ministro (o almeno lo ha fatto sapere in giro). Una volta nominato a capo della Prevenzione del dicastero ha iniziato a frequentare trasmissioni tv e in generale a comparire sui media molto spesso. Vaia aspira alla notorietà e al ministero non gradiscono le sue uscite. La sua stella negli ambienti del centrodestra si è però spenta presto, a causa della bozza del nuovo Piano pandemico, dove ha previsto le stesse misure prese durante il Covid dal governo precedente (lockdown, chiusura delle scuole, mascherine eccetera) facendo arrabbiare più di un esponente della maggioranza.

Quel Piano pandemico non gradito alla destra

Anche a causa del Piano si è giocato la possibilità di diventare uno dei quattro capi dei neonati dipartimenti. Al suo posto è stata preferita Maria Rosaria Campitiello, compagna del viceministro degli Esteri di Fdi Edmondo Cirielli, sulla cui nomina che appariva scontata fino a pochi giorni fa ci sarebbero adesso alcuni problemi di tipo formale, a dimostrazione che l’ufficio legislativo del ministero non tutto funziona bene (non è la prima volta che ci sono problemi con nomine e atti).

Troppe apparizioni in tv

Anche se è fuori dal dipartimento, Vaia continua ad andare in tv e questo aggiunge un nuovo passaggio nei rapporti difficilissimi con i vertici del ministero. La circolare ha per oggetto le “applicazioni delle disposizioni del codice di comportamento in materia di attività di informazione e comunicazione del personale dirigenziale e non dirigenziale” e ribadisce cose ben note, evidentemente perché il problema delle apparizioni tv di Vaia è molto sentito.

Le norme per i social

Il capo di Gabinetto Marco Mattei ricorda le norme sulla titolarità della comunicazione del ministero, che è dell’ufficio stampa e della direzione generale della comunicazione. Chi vuole rilasciare dichiarazioni deve informare il suo dirigente che poi consulta la struttura di comunicazione. C’è anche un passaggio sui social media, dove si ricorda che quando si usa un account personale bisogna “essere consapevoli di poter essere comunque identificati dal resto degli utenti come rappresentanti del ministero”. Inoltre non si possono divulgare informazioni e diffondere dichiarazioni ufficiali, che spettano appunto all’ufficio stampa. L’attività di Vaia sui social, almeno ultimamente, non è molto frequente ma anche qui non si può non leggere tra le righe il nome dello scomodo dirigente visto che in passato aveva annunciato sui social notizie sulla sua attività. Si capirà molto presto se la circolare interna è servita a frenare il desiderio di apparire del dirigente.

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