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Sindrome del bambino scosso: le vittime hanno meno di sei mesi. Il picco di diagnosi dopo Natale

Il 7 aprile la prima giornata di sensibilizzazione sulla Shaken Baby Syndrome. La campagna “Non scuoterlo” arriva in 33 città di 15 regioni d’Italia. . Fragilità psicologica e stress tra le cause che portano alcuni genitori a scuotere il neonato per farlo smettere di piangere
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Le vittime principali sono loro: i bambini con meno di due anni. Sono piccoli, piccolissimi. Nella maggior parte dei casi hanno meno di sei mesi di vita. Chiedono cura e attenzioni. E piangono: non sanno comunicare in altro modo. Agli occhi di mamma e papà, specie nei primi momenti, il loro pianto prolungato può apparire ingestibile. Insopportabile, persino. Le provano tutte, per calmarli. Poi iniziano a scuoterli. Ripetutamente. Sembra funzionare: il bambino smette di piangere, ma non sta bene. Ha una concussione cerebrale ed è come se si 'spegnesse'. Non è una pratica sana, né efficace. Al contrario, rappresenta una forma di maltrattamento che può generare una pericolosa forma di trauma cerebrale che prende il nome di Shaken Baby Syndrome, sindrome del bambino scosso.

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Le vittime principali sono loro: i bambini con meno di due anni. Sono piccoli, piccolissimi. Nella maggior parte dei casi hanno meno di sei mesi di vita. Chiedono cura e attenzioni. E piangono: non sanno comunicare in altro modo. Agli occhi di mamma e papà, specie nei primi momenti, il loro pianto prolungato può apparire ingestibile. Insopportabile, persino. Le provano tutte, per calmarli. Poi iniziano a scuoterli. Ripetutamente. Sembra funzionare: il bambino smette di piangere, ma non sta bene. Ha una concussione cerebrale ed è come se si 'spegnesse'. Non è una pratica sana, né efficace. Al contrario, rappresenta una forma di maltrattamento che può generare una pericolosa forma di trauma cerebrale che prende il nome di Shaken Baby Syndrome, sindrome del bambino scosso.

«Le lesioni sono così severe da portare alla morte o al coma in un neonato su quattro», dicono i dati di una ricerca realizzata da Fondazione Terre des Hommes Italia insieme alla Rete Ospedaliera per la Prevenzione del Maltrattamento all’Infanzia. «Negli altri casi le complicanze neurologiche possono sfociare in disturbi dell’apprendimento, disturbi cognitivi, disturbi comportamentali, attacchi epilettici, ritardi nello sviluppo psicomotorio, cecità, paralisi». Il bambino piccolo, infatti, ha una muscolatura del collo ancora poco sviluppata e non riesce a sostenere la testa. Se viene scosso con forza, il suo cervello sbatte contro le ossa del cranio e può subire lesioni gravissime.

Il picco tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita

«Il picco di incidenza della sindrome da scuotimento si ha tra le due settimane e i sei mesi di vita», spiega Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes. «Il bambino può piangere perché ha fame, sonno, caldo, freddo, perché ha bisogno di essere rassicurato o semplicemente cambiato. Qualunque sia il motivo, non bisogna mai scuoterlo. Perché anche se può sembrare un gesto banale, i danni sul bambino potrebbero essere gravissimi».

Domenica prossima, il 7 aprile, in occasione della prima giornata nazionale dedicata alla prevenzione della Shaken Baby Syndrome, la Fondazione sarà presente in oltre 25 città con attività di sensibilizzazione rivolte a genitori, sanitari e operatori dell’infanzia.

La metà dei bimbi finisce in rianimazione

È difficile fare una stima della reale diffusione di questo fenomeno, che appare largamente sottostimato non solo per la complessità della diagnosi, ma anche perché molte vittime non giungono all’attenzione dei medici. Dal 2018 al 2022 la Rete Ospedaliera contro il Maltrattamento Infantile (composta dal Regina Margherita di Torino; Buzzi di Milano, Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, Gaslini di Genova, Meyer di Firenze, Policlinico di Bari, Santobono-Pausilipon di Napoli) ha accolto 47 piccolini con sindrome del bambino scosso. Il 29% di loro era in coma o presentava perdita di coscienza e crisi generalizzate. L’11% aveva crisi convulsive e difficoltà respiratorie. Il 25% mostrava lesioni che facevano intuire l’esistenza di precedenti episodi di scuotimento. In 13 casi su 47 sono state trovate fratture craniche generate da un impatto contro una superficie esterna.

Dopo l’accesso al pronto soccorso, più della metà dei piccolini sono stati trasferiti in rianimazione. Spesso la durata di questi ricoveri è stata superiore alle sei settimane, con degenze anche di quattro mesi. Cinque bimbi sono morti.

Il picco di diagnosi dopo Natale

«Attraverso i dati di questa prima ricerca abbiamo iniziato a capire che questa forma di maltrattamento non conosce barriere di tipo sociale, economico o culturale; che si registra un picco di diagnosi nel corso del mese di gennaio dopo le feste di Natale e che il bambino scosso è generalmente, ma non sempre, l'ultimo di una famiglia numerosa», chiarisce Giannotta.

«Le cause sono spesso riconducibili a fragilità psicologica ed emotiva dei genitori data da condizioni di stress prolungato e/o stati di estrema instabilità tipici, quale, la depressione post partum. La figura genitoriale che solitamente ha un contatto prolungato con il neonato, ed è quindi esposta al pianto in maniera costante e per lungo tempo è più vulnerabile a comportamenti impulsivi determinati da sentimenti di impotenza, frustrazione, disperazione, rabbia».

Ad essere scossi sono più frequentemente i bambini maschi e con una situazione di fragilità rappresentata dall'essere nato pretermine (nel 35% dei casi) e di avere altre patologie.

Come sono le famiglie

«Uno sguardo nelle case di questi bambini ci porta a conoscere nuclei multi problematici, spesso già noti ai Servizi Sociali, le cui fragilità però, evidentemente non sono state indagate e comprese appieno, perché, di fatto, la violenza non è stata prevenuta», conclude l’esperta. Ma questo è solo un lato della medaglia. «Lo studio evidenzia anche che in caso di accesso al Pronto Soccorso di bambini accompagnati da genitori con un medio - alto livello culturale e sociale, il sospetto diagnostico si pone più raramente e, quindi, anche la diagnosi viene più raramente formulata, con il rischio evidente di non riuscire a individuare bambini vittime».

L’iniziativa del 7 aprile

Il 7 aprile, la campagna “Non scuoterlo” arriva in 33 città di 15 regioni d’Italia grazie alla collaborazione tra Terre des hommes e Simeup (Società Italiana di Medicina di Emergenza Pediatrica) e con il supporto di Anpas, Fimp, e la Rete Ospedaliera contro il Maltrattamento Infantile. Saranno effettuate delle manovre dimostrative con bambolotti e manichini, e verranno distribuiti materiali informativi.

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