Università, studi sempre più cari: al Sud aumenti anche del 25 per cento. Ma è al Nord che laurearsi costa di più
di Salvo Intravaia(foto di Mike Palazzotto)
Studi universitari sempre più salati per le famiglie italiane. E in alcuni atenei gli incrementi superano addirittura il 20/25 per cento in appena 12 mesi. È l’ultimo set di dati rilasciato dal ministero dell’Università e della ricerca scientifica in materia di contribuzione studentesca. Ripercorrendo gli ultimi dieci anni, le tasse universitarie si sono enormemente incrementate. Superando per la prima volta la soglia del 2mila euro a carico dei cosiddetti paganti: coloro che pagano anche per assicurare gli studi agli esonerati per merito e reddito. E il numero dei laureati stenta a crescere.
Gli ultimi dati
Nell'anno accademico 2021/2022, tra atenei statali e non statali si è registrato un incremento del 4,6% di tassazione complessiva a carico dei paganti rispetto all'anno precedente. E del 5,8% in media, considerando paganti e esonerati in parte o totalmente. Per la prima volta le tasse universitarie superano i 2mila euro a testa, per coloro che affrontano gli studi di tasca propria…
Studi universitari sempre più salati per le famiglie italiane. E in alcuni atenei gli incrementi superano addirittura il 20/25 per cento in appena 12 mesi. È l’ultimo set di dati rilasciato dal ministero dell’Università e della ricerca scientifica in materia di contribuzione studentesca. Ripercorrendo gli ultimi dieci anni, le tasse universitarie si sono enormemente incrementate. Superando per la prima volta la soglia del 2mila euro a carico dei cosiddetti paganti: coloro che pagano anche per assicurare gli studi agli esonerati per merito e reddito. E il numero dei laureati stenta a crescere.
Gli ultimi dati
Nell'anno accademico 2021/2022, tra atenei statali e non statali si è registrato un incremento del 4,6% di tassazione complessiva a carico dei paganti rispetto all'anno precedente. E del 5,8% in media, considerando paganti e esonerati in parte o totalmente. Per la prima volta le tasse universitarie superano i 2mila euro a testa, per coloro che affrontano gli studi di tasca propria. Gli atenei statali hanno circoscritto gli incrementi a un più modesto 1,6% per i paganti e a un 1,2% in media: 1.463 euro in media per i primi e 930 inserendo nel conteggio anche coloro che non pagano.
Al Sud gli incrementi più alti
Gli atenei non statali fanno registrare numeri in controtendenza: meno 5,3% a carico dei paganti. Ma in termini assoluti costano alle famiglie italiane cifre considerevolmente più esose: 4.427 euro in media. Il triplo rispetto alle statali che in alcuni casi hanno ritoccato le tasse in maniera consistente. È il caso di alcune università meridionali dove si registrano incrementi record: più 25 per cento all'università della Basilicata e più 21 per cento all'università del Salento rispetto all’anno accademico 2020/2021. A Napoli (Parthenope) e Benevento si viaggia su incrementi intorno al 18%. E a fronte della maggior parte di atenei statali che hanno ritoccato verso l'alto le tasse universitarie in una ventina di casi le tasse calano. Perugia e Messina gli atenei più virtuosi: meno 11% e 10% rispettivamente. E Bologna che lima le tasse universitarie del 6,4%.
Al Nord studiare costa di più
Ma è al Nord che studiare costa di più. Si pagano più di 2mila euro all'anno alla statale di Milano, a Pavia e a Varese. Si pagano meno di mille euro all'anno al Sud: Catania, Messina, Sassari, L'Aquila. Dieci anni prima, nel 2011/2012, si pagavano in media poco più di mille euro all’anno. Il 40% in meno rispetto all’ultimo dato disponibile.
In Italia costi più alti dell’Ue...
Le tasse universitarie a livello europeo. Secondo il portale specializzato della commissione europea, nel 2022/2023 l’Italia con una media di 1.592 euro a testa è uno dei paesi europei dove si paga di più per accedere alla laurea triennale. In Francia si pagano 170 euro e 50 appena in Germania. Per la laurea magistrale i costi lievitano a 1.733 euro nel Belpaese, mentre restano contenuti in quasi tutti gli altri paesi europei.
… ma meno laureati
L’Italia è uno dei paesi europei che conta i valori più bassi di laureati tra la sua popolazione: il 21,9% del totale nel 2022, contro il 32,5% dell’Unione europea a 27 paesi. E distante parecchie lunghezze con i competitor più agguerriti del vecchio continente: Francia, Germania e Spagna. I tedeschi possono contare su un tasso di laureati che sfiora il 30%. Francia e Spagna si aggirano attorno al 40%. E anche i dati sui giovani laureati non consolano. Secondo la banca dati della Commissione europea, nel 2022 i laureati italiani tra i 25 e i 29 anni ammontavano al 31,2% dell’intera popolazione di quella fascia d’età. Un dato di dieci punti inferiore all’UE a 27 paesi che potrebbe essere influenzato anche dai costi diretti e indiretti che le famiglie italiane devono sostenere per mantenere i figli all'università.