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Terrorismo, il 7 aprile di 45 anni fa: l’arresto del “cattivo maestro” Toni Negri e quel blitz che cambiò la storia

Toni Negri durante un processo (Roma, 2 novembre 1979 - Roma's/Giacominofoto) 
Padova e in Veneto furono centri nevralgici degli anni di piombo: tra il 1977 e il 1979 ci sono stati 477 attentati con bus e cassonetti incendiati, 129 rapine per finanziare il movimento, 132 aggressioni contro i professori e i cronisti gambizzati
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Il 7 aprile quarantacinque anni dopo, con il ricordo sempre vivo del “cattivo maestro” Toni Negri, pietra angolare del teorema formulato dal pm Pietro Calogero che gli imputava la direzione strategica delle Br. Con il garantismo del giudice istruttore Giovanni Palombarini nelle inchieste su Autonomia Operaia. Con Marco Pannella che nel 1983 fece eleggere Negri deputato, propiziandone così la fuga in Francia.

Gli anni di piombo ebbero a Padova e in Veneto uno dei suoi centri nevralgici, non fosse altro per il sangue versato sull’altare ideologico. Dall’assalto della sede del Msi in via Zabarella da parte delle Br il 17 giugno 1974, con l’uccisione di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, all’assassinio circa un anno dopo (il 4 settembre 1975) del poliziotto Antonio Niedda da parte del terrorista Carlo Picchiura.

La notte del 5 febbraio 1981, invece, un commando di terroristi neri dei Nar, guidato da Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, uccide in una sparatoria i carabinieri Enea Co…

Il 7 aprile quarantacinque anni dopo, con il ricordo sempre vivo del “cattivo maestro” Toni Negri, pietra angolare del teorema formulato dal pm Pietro Calogero che gli imputava la direzione strategica delle Br. Con il garantismo del giudice istruttore Giovanni Palombarini nelle inchieste su Autonomia Operaia. Con Marco Pannella che nel 1983 fece eleggere Negri deputato, propiziandone così la fuga in Francia.

Gli anni di piombo ebbero a Padova e in Veneto uno dei suoi centri nevralgici, non fosse altro per il sangue versato sull’altare ideologico. Dall’assalto della sede del Msi in via Zabarella da parte delle Br il 17 giugno 1974, con l’uccisione di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, all’assassinio circa un anno dopo (il 4 settembre 1975) del poliziotto Antonio Niedda da parte del terrorista Carlo Picchiura.

La notte del 5 febbraio 1981, invece, un commando di terroristi neri dei Nar, guidato da Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, uccide in una sparatoria i carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese lungo il lungargine Scaricatore. Le Br torneranno a colpire, oltre che a Mestre con il delitto di Giuseppe Taliercio, con il sequestro del generale americano James Lee Dozier il 17 dicembre 1981, prigioniero in un condominio a Padova nelle mani di Savasta, Di Lenardo, Vanzi, Milani e Balzerani.

Fu una stagione di paura, con bar e ristoranti chiusi alle 7 di sera, perché le piazze padovane erano divise tra gli autonomi e i neofascisti seguaci di Franco Freda. Teste rotte e molotov lanciate contro le sedi di partito, la violenza come pratica quotidiana nelle università, dove si salda il legame tra l’intellettuale rivoluzionario e l’operaio-massa. Padova, con Autonomia operaia e i Collettivi Politici Veneti, diventa laboratorio della violenza metropolitana.

Il blitz che cambia la storia scatta dopo il vertice tra il pm Calogero, che aveva già indagato sulla Rosa dei Venti dei neofascisti Freda e Ventura, e i colleghi romani Claudio Vitalone, Domenico Sica e il procuratore capo Achille Gallucci che guidava l’inchiesta sul sequestro di Aldo Moro, ucciso dalle Br il 9 maggio 1978.

La mattina del 7 aprile 1979 in questura a Padova entrano due pullman con i nuclei speciali della Digos e nelle ore successive vengono eseguiti 22 arresti tra Padova, Roma e Milano, con 45 perquisizioni e 70 indagati. In carcere finiscono il professor Antonio Negri, Emilio Vesce (direttore di radio Sherwood e poi consigliere regionale in Veneto) e Oreste Scalzone, mentre Franco Piperno e Lanfranco Pace fuggono a Parigi.

L’inchiesta inchioda anche altri colleghi di Negri alla facoltà di Scienze Politiche: è un terremoto giudiziario che sconvolge l’università e l’opinione pubblica, divisa tra i garantisti e i sostenitori della linea dura. Il Pci, con Pecchioli e il segretario Berlinguer, alza un muro contro il terrorismo.

I professori di Scienze politiche e gli altri imputati saranno rimessi in libertà dopo un anno di carcere e poi assolti nei processi: le accuse di far parte di “un’associazione sovversiva, che organizza l’insurrezione armata contro lo Stato” si dissolvono ma loro vita sarà segnata per sempre.

Resta in piedi il “caso Negri”. Il fondatore di Potere Operaio e leader di Autonomia è accusato da Achille Gallucci di aver partecipato al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro: c’è chi riconosce la sua voce nella telefonata in cui si annuncia l’esecuzione del presidente della Dc. Per salvarsi da quell’accusa inverosimile la moglie di Negri affida al professor John Trumper una perizia fonetica, da cui emerge che a parlare è un uomo dell’Italia centrale: il telefonista è infatti Mario Moretti, capo brigatista che conduceva gli interrogatori di Moro.

Nel biennio 1977-79 con l’esplosione delle “notti dei fuochi” si contano 477 attentati con i bus e i cassonetti incendiati, 129 rapine per finanziare il movimento, 132 aggressioni contro i professori e i cronisti gambizzati con le P38. Il 7 luglio 1977 viene colpito con 5 proiettili Antonio Garzotto, cronista giudiziario del Gazzettino e poi del Mattino di Padova. Cadono anche i docenti che si oppongono al “6 politico” negli esami: Guido Petter, fondatore della facoltà di Psicologia, Oddone Longo, Ezio Riondato e Angelo Ventura vengono picchiati a martellate e gambizzati nei loro studi. Sono passati 45 anni, Toni Negri non c’è più ma la memoria è ancora viva.

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