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L’aviaria avanza negli allevamenti di mucche negli Usa. Allerta per il salto di specie verso l’uomo

Il virus trovato anche nel latte. L’avvertimento dell’Ecdc: “Se H5N1 imparasse a diffondersi fra gli esseri umani potremmo assistere a una trasmissione su larga scala. Alla nostra specie manca infatti l’immunità”
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Ogni giorno fa un piccolo passo avanti. Il virus H5N1 dell’influenza aviaria ha iniziato a circolare su larga scala tra gli uccelli selvatici dal 2020, Italia inclusa. Poi con un salto di specie ha contagiato i mammiferi: una trentina le specie toccate finora, dalle volpi agli orsi.

A fine marzo il virus è entrato anche negli allevamenti di capre e mucche da latte: sono saliti a 16 quelli toccati dall’epidemia in 6 stati degli Stati Uniti. Un bovino del Texas una settimana fa ha contagiato anche uno dei suoi allevatori. Ha solo sintomi lievi, ma la rilevazione di H5N1 nel latte delle mucche infette sta facendo tremare l’industria casearia dopo aver stravolto quella avicola, costretta ad abbattere oltre 100 mila capi in due anni nel mondo.

Nel frattempo il virus dell’aviaria ha raggiunto perfino l’Antartide. Centinaia di pinguini di Adelia sono stati trovati senza vita sepolti nella neve. Gli scienziati di varie università australiane stanno analizzando i campioni prelevati dai loro co…

Ogni giorno fa un piccolo passo avanti. Il virus H5N1 dell’influenza aviaria ha iniziato a circolare su larga scala tra gli uccelli selvatici dal 2020, Italia inclusa. Poi con un salto di specie ha contagiato i mammiferi: una trentina le specie toccate finora, dalle volpi agli orsi.

A fine marzo il virus è entrato anche negli allevamenti di capre e mucche da latte: sono saliti a 16 quelli toccati dall’epidemia in 6 stati degli Stati Uniti. Un bovino del Texas una settimana fa ha contagiato anche uno dei suoi allevatori. Ha solo sintomi lievi, ma la rilevazione di H5N1 nel latte delle mucche infette sta facendo tremare l’industria casearia dopo aver stravolto quella avicola, costretta ad abbattere oltre 100 mila capi in due anni nel mondo.

Nel frattempo il virus dell’aviaria ha raggiunto perfino l’Antartide. Centinaia di pinguini di Adelia sono stati trovati senza vita sepolti nella neve. Gli scienziati di varie università australiane stanno analizzando i campioni prelevati dai loro corpi per avere conferma del contagio.

I Centers for Disease Control negli Stati Uniti e l’Ecdc, l’ente equivalente europeo incaricato di monitorare le malattie infettive, hanno innalzato il loro livello di allerta. L’allevatore texano contagiato dalla sua mucca ammalata albergava infatti un virus con una mutazione genetica particolare: proprio una di quelle che gli scienziati ritengono necessarie per l’adattamento di H5N1 all’uomo.

Non è la prima volta che una persona viene contagiata dall’aviaria. Le prime versioni del virus sono state rilevate tra gli uccelli selvatici nel 1996. Da allora alcune centinaia di uomini sono stati infettati (con un tasso di letalità molto alto, intorno al 50%), ma solo dopo un contatto ravvicinato e prolungato con pollame infetto. I contagi diretti da uomo a uomo non sono mai stati osservati, neanche dal 2020, quando il virus ha innescato una marcia in più negli animali. La circolazione da allora è diventata massiccia in quasi tutto il mondo, portando ad abbattimenti negli allevamenti di pollame e a morie di mammiferi, ad esempio le foche. Perfino qualche gatto domestico è stato trovato con il virus, probabilmente per aver cacciato degli uccelli infetti.

Il fatto che H5N1 abbia una lunga storia alle spalle ha permesso comunque ai ricercatori di mettere a punto nel tempo dei candidati vaccini che potrebbero essere messi in produzione in tempi brevi. Nessun passo in questa direzione, al momento, è comunque stato intrapreso. La circolazione dell’aviaria tiene all’erta gli esperti di sanità pubblica, ma non rappresenta ancora un’emergenza per la nostra specie. La presenza di virus nel latte o nelle uova può essere contrastata con la pastorizzazione o la cottura. Anche l’allevatore texano se l’è cavata solo con una congiuntivite.

Il virus però continua a fare passi avanti, e l’Ecdc invita a non abbassare la guardia: “Se H5N1 dovesse acquistare la capacità di diffondersi fra gli esseri umani – ha scritto in un rapporto mercoledì scorso - potremmo assistere a una trasmissione su larga scala, vista la mancanza di immunità della nostra specie nei confronti dei virus H5”.

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