Quattrocento a Lampedusa solo ieri, su nove barchini, tutti partiti da Sfax e El Amra. Trecento persino a Pantelleria e Marettimo.
Gli ottomila arrivi nelle ultime tre settimane sui 12.000 complessivi dall’inizio dell’anno e soprattutto la ripresa delle partenze dei pericolosissimi barchini dalla Tunisia fanno tramontare l’illusione del governo Meloni che gli accordi con il governo di Kais Saied avessero finalmente cominciato a funzionare.
L’illusione degli accordi con la Tunisia
Quel -70 % sugli sbarchi dello stesso periodo del 2023 esibito come una medaglia al petto dalla premier solo un mese fa si è già ridotto a un -55% con la prospettiva che, da qui alle elezioni europee, il trend al ribasso che sembrava ormai consolidato da ottobre si inverta di nuovo. Un rischio che Meloni non intende correre, da qui la nuova missione in Tunisia prevista la prossima settimana. Già la terza per la premier in pochi mesi oltre a quelle di diversi ministri tutti invitati calorosamente a concretizzare qualcuno dei tanti progetti promessi a Saied.
Il voto a Bruxelles sul Patto migrazione e asilo
La riduzione degli sbarchi ma anche il traguardo del nuovo Patto asilo e migrazione, che mercoledi attende il voto finale di Bruxelles, sono i risultati che Meloni intende giocarsi nella campagna elettorale per le Europee. Un patto che privilegia la difesa dei confini europei, che prevede una condivisione di responsabilità tra tutti gli Stati membri che in nessun modo però obbliga alla redistribuzione di chi arriva e che non supera il regolamento di Dublino. Nel concreto, nessun miglioramento per l’Italia che continuerà a dover gestire l’onere di paese di primo approdo, garantire la registrazione di chiunque sbarchi e vigilare sui movimenti secondari.
I centri d’oro in Albania fanno gola a tanti
E dunque non è un caso che il governo punti a fare da apripista in Europa anche sull’esternalizzazione delle procedure di frontiera con quel progetto Albania che l’esecutivo intende far partire entro la data strategica del 20 maggio. Una gallina dalle uova d’oro quei due centri di Shengjin e Gjiader che costeranno 500 milioni di euro in cinque anni. Ben trenta aziende hanno risposto al bando pubblicato dal Viminale per la gestione dei centri. Tre quelle prescelte che avranno tempo fino al 10 aprile per presentare la loro offerta: base d’asta 34 milioni di euro destinati a lievitare con i rimborsi a piè di lista per spese di trasporto e sanitarie.
Riprende la redistribuziione dei migranti al Nord
Ma intanto c’è da fare i conti con la ripresa degli sbarchi, con la necessità di svuotare l’hotspot di Lampedusa (ieri già oltre quota 1.100 presenze), con la redistribuzione dei migranti nelle regioni di centro e nord Italia (780 quelli trasferiti ieri in Lombardia), con la ripresa delle partenze multiple dei barchini dalla Tunisia e dei morti in mare. «Con l’arrivo del bel tempo sappiamo già cosa attenderci — dice Filippo Ungaro di Unhcr — occorre rafforzare subito il soccorso a livello europeo». Appelli che cadono nel vuoto.
Sequestrate tutte le navi umanitarie nel mirino dei libici
Ormai tutte le navi umanitarie che arrivano in un porto italiano vengono sequestrate con l’accusa di non aver collaborato con la guardia costiera libica, la stessa che spara su migranti e soccorritori, come successo due giorni fa alla Mare Jonio. Ieri puntualmente sequestrata al porto di Pozzallo.
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