La scrittrice umana contro l’intelligenza artificiale: sfida a chi inventa il romanzo migliore
di Stefano BartezzaghiDei due testi seguenti uno è stato scritto da un computer, l’altro da un’autrice.
“Il suo destino sta per compiersi. Eco lo sa. Tiene gli occhi incollati al vortice dell’Iynx. È splendente, è un fuoco, è un lampo. A vederlo da fermo, sembra poco più di un gioco, un cerchio di metallo dorato che incornicia l’immagine di un uccellino”.
“Il mare si sollevò quando una piccola imbarcazione emerse dalla nebbia, con le vele strappate e l’albero maestro spezzato. A Maia si strinse il cuore in gola vedendo l’imbarcazione sbandare tra le onde, sul punto di affondare”.
Il computer e gli ultimi errori
Se volete una dritta, badate alle metafore. «Si strinse il cuore in gola» non è un po’ come dire: «Pianse sul latte versato alle ginocchia»? Non che sia una consolazione, e non che il computer si riconosca dai suoi errori. Ne farà sempre meno, e anzi già ora i docenti sospettano l’intervento di ChatGpt poiché i suoi scritti sono in media molto più corretti di quelli di genuina fonte studentesca.
…Dei due testi seguenti uno è stato scritto da un computer, l’altro da un’autrice.
“Il suo destino sta per compiersi. Eco lo sa. Tiene gli occhi incollati al vortice dell’Iynx. È splendente, è un fuoco, è un lampo. A vederlo da fermo, sembra poco più di un gioco, un cerchio di metallo dorato che incornicia l’immagine di un uccellino”.
“Il mare si sollevò quando una piccola imbarcazione emerse dalla nebbia, con le vele strappate e l’albero maestro spezzato. A Maia si strinse il cuore in gola vedendo l’imbarcazione sbandare tra le onde, sul punto di affondare”.
Il computer e gli ultimi errori
Se volete una dritta, badate alle metafore. «Si strinse il cuore in gola» non è un po’ come dire: «Pianse sul latte versato alle ginocchia»? Non che sia una consolazione, e non che il computer si riconosca dai suoi errori. Ne farà sempre meno, e anzi già ora i docenti sospettano l’intervento di ChatGpt poiché i suoi scritti sono in media molto più corretti di quelli di genuina fonte studentesca.
Nove cervelli (umani e no) per una sfida romance
Il test è proposto nella quarta di copertina di un libro che verrà presentato alla Bologna children’s book fair, che si apre oggi. Titolo Viaggio oltre l’ignoto, pagine 192, prezzo 15 euro, editore il Castoro. Autori, autrice, automa? Fra esseri umani e no a produrre le pagine si sono messi in nove. Un esperimento vero e proprio. Tre editor — Pierdomenico Baccalario, Marco Magnone e Davide Morosinotto — hanno stabilito un soggetto: un triangolo amoroso in un futuro fantastico. Hanno dato l’essenziale istruzione all’umana Valentina Federici e separatamente a un pool di cinque Intelligenze artificiali. Un editor ha lavorato sul testo della scrittrice, uno sul testo dell’IA, uno sui due testi, ma senza sapere chi avesse scritto cosa.
Il tizio che inventò la ruota ma non sapeva usarla
Ora ci devono essere delle storielle sul tizio che inventò la ruota ma non sapeva a cosa servisse. Un conto è infatti avere l’idea di una cosa; un altro è avere l’idea di cosa farsene. In realtà non è esattamente questo il caso dell’Intelligenza artificiale generativa, che già fornisce testi, immagini, servizi e applicazioni di vario tipo e utilità. Ma, essendo nella società dell’intrattenimento, come divertircisi? Una ricetta non c’è, per questo occorre sperimentare.
I precedenti: da Kasparov a Rocco Tanica
Tra i precedenti non ci sono soltanto quelle americanate come le corse “Man vs horse” o i ben più seri incontri scacchistici fra Garry Kasparov e Deep Blue di quasi trent’anni fa. C’è anche un libro di Rocco Tanica scritto direttamente in dialogo con un’IA di generazione precedente (Non siamo mai stati sulla Terra, il Saggiatore, 2022): già negli anni Ottanta il musicista aveva peraltro acquisito una competenza non comune nel maneggiare i primi software per la produzione musicale.
Il computer non rosica
Un ambito come la Children’s book fair e un nome come quello di Rocco Tanica fanno capire come questi tentativi confermino la vicinanza tra la dimensione dell’esperimento e quella del gioco. In effetti quando si ha a che fare con un oggetto senza sapere a che serva cominciare a giocarci è sempre una buona politica.
Ma l’esito del gioco-esperimento? Per gli editor, gli unici che conoscano per ora il libro, la differenza è che al software non interessa per niente piacerci. Il computer non rosica, si diceva già ai tempi in cui Kasparov vinceva ancora le sue sfide. E non soltanto perché il computer sa che prima o poi comincerà a vincere e non smetterà più. Né perché non sappia cosa significhi “rosicare”: se glielo diciamo lo capisce, o meglio: impara come usarlo. È che rosicare è una di quelle cose che, come la “dolcezza al core” dantesca, “intender no la può chi no la prova”. E in un libro la differenza si sente ancora.