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“Controlli ed espulsioni”. Ecco il piano sicurezza della Polizia contro il terrorismo

Mattarla riceve al Quirinale il capo della Polizia Vittorio Pisani 
Nel giorno in cui si celebra l’anniversario della fondazione del corpo, parla il direttore della Prevenzione Diego Parente. E fa il punto sulle principali minacce
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Sono 172 anni che l’Italia ha la sua Polizia di Stato. In tutto il Paese oggi se ne celebrerà l’anniversario della fondazione con una serie di manifestazioni che avranno il cuore chiaramente a Roma dove sono previsti una serie di eventi con le più alte cariche dello Stato e il capo della Polizia, Vittorio Pisani: da una manifestazione a piazza del Popolo fino al servizio di Guardia d’onore al Palazzo del Quirinale. Un anno quello che la Polizia affronterà particolarmente delicato perché il 2024 sarà un anno caldo in materia di sicurezza in Italia. Il G7 di Borgo Egnazia da una parte e la tensione internazionale dall’altra hanno infatti riacceso gli allarmi terrorismo, portando il livello di sicurezza al massimo con attenzione a tutti gli obiettivi sensibili.

«Sicuramente», spiega a Repubblica Diego Parente, direttore centrale della Polizia di prevenzione e presidente del Comitato analisi strategica antiterrorismo (Casa), «dopo il 7 ottobre e anche dopo l’attentato di Mosca si è regist…

Sono 172 anni che l’Italia ha la sua Polizia di Stato. In tutto il Paese oggi se ne celebrerà l’anniversario della fondazione con una serie di manifestazioni che avranno il cuore chiaramente a Roma dove sono previsti una serie di eventi con le più alte cariche dello Stato e il capo della Polizia, Vittorio Pisani: da una manifestazione a piazza del Popolo fino al servizio di Guardia d’onore al Palazzo del Quirinale. Un anno quello che la Polizia affronterà particolarmente delicato perché il 2024 sarà un anno caldo in materia di sicurezza in Italia. Il G7 di Borgo Egnazia da una parte e la tensione internazionale dall’altra hanno infatti riacceso gli allarmi terrorismo, portando il livello di sicurezza al massimo con attenzione a tutti gli obiettivi sensibili.

«Sicuramente», spiega a Repubblica Diego Parente, direttore centrale della Polizia di prevenzione e presidente del Comitato analisi strategica antiterrorismo (Casa), «dopo il 7 ottobre e anche dopo l’attentato di Mosca si è registrata una narrativa riconducibile ai principali brand del terrorismo islamico molto aggressiva che invita sostanzialmente ad attaccare ebrei e “crociati” ovunque si trovano, indicando città simbolo come Roma. Infatti, nello stesso tempo, sono state portate a termine operazioni che hanno evidenziato la presenza in Europa di filiere terroristiche portatrici di progettualità terroristiche anche verso obiettivi cristiani».

In Italia non ci sono allarmi specifici, per il momento. In campo c’è il sistema di prevenzione delle nostre forze di Polizia. L’obiettivo è intervenire prima che qualcosa si possa muovere: lo dimostrano le 50 espulsioni effettuate negli ultimi mesi, metà delle quali su cittadini stranieri che si trovavano in carcere, luogo di elezione delle radicalizzazioni.

«L’Italia – continua il capo dell’Antiterrorismo - ha un ruolo centrale nella cristianità». Per questo l’Italia è sempre stato considerato un obiettivo remunerativo: Roma, simbolo della cristianità, ha per i terroristi dell’Isis un valore uguale, se non maggiore, di Londra o Parigi. Inoltre una serie di attentati che si sono verificati, in Turchia come in Africa, hanno dimostrato come gli obiettivi cristiani sono tornati in cima alla lista. Tra le operazioni già effettuate, non deve essere sottovalutato quanto accaduto a L’Aquila, dove sono stati arrestati tre palestinesi, perfettamente integrati in un certo tessuto italiano, considerati anche dalla nostra Antiterrorismo in grado di colpire. Ma all’estero.

Accanto a questo esiste il tema di una possibile saldatura tra terrorismo esterno e interno. Le ultime indagini hanno dimostrato come esista una riorganizzazione dell’anarco-insurrezionalismo, così come si è registrato un fronte dell’estrema destra suprematista, «dove registriamo – spiega Parente - una presenza sempre maggiore di soggetti giovanissimi, spesso minorenni ed in alcuni casi minori di quattordici anni». Sono ragazzini che si rifanno alla narrativa di stampo nazionalsocialista attratti da campioni di violenza alla Breivik.

Il 2024 sarà anche l’anno del G7 in Italia. «Al momento – dice il direttore della Prevenzione – fortunatamente non ci sono progettualità. Ma la macchina è al lavoro e l’attenzione è massima». Non ci sono segnali di piattaforme violente, ma molto si capirà nelle prossime settimane quando nelle principali città italiane si terranno eventi preparatori alla riunione dei 7 di giugno in Puglia.

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