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L’esperto: “Mai visto in una centrale un incidente come Suviana. Le cause sono un mistero anche per noi”

Il pozzo di Bargi visto dall'alto (ansa)
Intervista a Giuseppe Del Giudice, docente di costruzioni idrauliche: “L’unica cosa di infiammabile è l’olio che raffredda l’alternatore”
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L’acqua torbida in cui si muovono i vigili del fuoco ostacola la ricerca dei dispersi. Ma non solo. A due giorni e mezzo dall’esplosione, dal limo che ha invaso la centrale idroelettrica di Bargi non emergono indizi utili a spiegare le cause dell’incidente. “Neanche noi del settore riusciamo a capire la dinamica” ammette Giuseppe Del Giudice, professore ordinario di costruzioni idrauliche e idrologia all’università di Napoli, titolare di una delle poche cattedre di impianti idroelettrici in Italia. “A memoria mia e dei miei colleghi non era mai avvenuto un incidente simile. Fatichiamo a immaginare cosa possa essere andato storto lì sotto”.

Si può provare a ricostruire la scena?

“Nel pozzo della centrale ci sono due elementi importanti, la turbina e l’alternatore. La turbina ruota quando viene investita dall’acqua, come in un mulino. Un asse collega la turbina all’alternatore, che trasforma l’energia della rotazione in energia elettrica. La turbina, essendo continuamente investita…

L’acqua torbida in cui si muovono i vigili del fuoco ostacola la ricerca dei dispersi. Ma non solo. A due giorni e mezzo dall’esplosione, dal limo che ha invaso la centrale idroelettrica di Bargi non emergono indizi utili a spiegare le cause dell’incidente. “Neanche noi del settore riusciamo a capire la dinamica” ammette Giuseppe Del Giudice, professore ordinario di costruzioni idrauliche e idrologia all’università di Napoli, titolare di una delle poche cattedre di impianti idroelettrici in Italia. “A memoria mia e dei miei colleghi non era mai avvenuto un incidente simile. Fatichiamo a immaginare cosa possa essere andato storto lì sotto”.

Si può provare a ricostruire la scena?

“Nel pozzo della centrale ci sono due elementi importanti, la turbina e l’alternatore. La turbina ruota quando viene investita dall’acqua, come in un mulino. Un asse collega la turbina all’alternatore, che trasforma l’energia della rotazione in energia elettrica. La turbina, essendo continuamente investita da un getto d’acqua, resta fredda. L’alternatore non ha questa fortuna. Gli attriti della rotazione possono far salire la temperatura. C’è bisogno di un circuito di raffreddamento fatto di tubi che contengono olii. Non ho idea di cosa possa essere successo a Bargi, ma se dovessi pensare a un punto critico indicherei l’alternatore”.

La centrale di Bargi, oltre a generare energia elettrica, era anche in grado di riportare l’acqua in alto. A quale scopo?

“Gli impianti come quello di Bargi si chiamano invertibili. In acuni momenti generano energia usando l’acqua che cade dall’alto. In altri momenti spendono energia per riportare l’acqua in alto, ricaricando il bacino di partenza. In questo caso l’acqua che scende dal lago di Brasimone fa ruotare la turbina nel lago sottostante di Suviana. Nei momenti della giornata in cui l’energia elettrica è più abbondante, però, ad esempio quando gli impianti solari ed eolici funzionano a pieno ritmo, si sceglie di non produrre ulteriore elettricità a prezzi bassi, ma di riportare l’acqua in su, verso il Brasimone. La si riutilizzerà per produrre energia nelle ore del giorno in cui l’elettricità sarà più scarsa e i prezzi più alti”.

Questo cosa vuol dire dal punto di vista ingegneristico?

“Che turbina e alternatore devono saper lavorare in due direzioni. E che l’impianto deve essere collocato molto al di sotto della superficie dell’acqua”.

Perché?

“Per far risalire grandi quantità d’acqua verso monte – parliamo di alcune decine di metri cubi al secondo – occorre che l’acqua del lago di Suviano entri nelle turbine a forte pressione. Se così non fosse si verificherebbe un inconveniente tecnico che si chiama cavitazione, molto dannoso per le pale che ruotano. A 40 metri di profondità, dove arriva il pozzo di Bargi, l’acqua ha una pressione sufficiente a evitarlo”.

Per far risalire l’acqua occorre molta energia. Si usa del combustibile che può aver causato l’esplosione?

“No, si usa solo energia elettrica. La stessa rete che riceve l’energia prodotta dalle turbine quando l’acqua scende dal Brasimone la restituisce alle turbine quando è necessario riportare l’acqua in alto. Il vantaggio è che l’elettricità viene prodotta quando il prezzo è alto e consumata quando il prezzo è basso. Nelle centrali di questo tipo non si usa alcun combustibile, né ci sono fonti di ossigeno o possibili inneschi di esplosioni. L’unica cosa di infiammabile che mi viene in mente è l’olio usato per raffreddare l’alternatore”.

Sono previste misure di sicurezza durante una fase delicata come il collaudo che era in corso a Bargi?

“Per prevedere una misura di sicurezza bisognerebbe prevedere una fonte di pericolo. Ma noi non avevamo idea che questo tipo di centrale idroelettrica potesse subire un incidente così grave”.

Pensa che altre centrali possano essere a rischio?

“Potrò rispondere quando saranno chiare le cause dell’esplosione, ma non dobbiamo demonizzare l’idroelettrico. Ho sentito avanzare paragoni con il Vajont, nel caso di martedì però la diga non ha nulla a che fare con l’incidente. Le centrali reversibili come quella di Bargi, tra l’altro, sono molto utili in questa fase della transizione energetica perché compensano la variabilità di sole e vento. Producono elettricità proprio quando le altre fonti rinnovabili contribuiscono meno”.

Può darsi che del personale poco addestrato abbia sbagliato qualche manovra?

“Il personale poco addestrato non si avvicina neanche a una turbina. Su questi impianti possono mettere le mani solo tecnici altamente specializzati, che sono pochi e ben conosciuti. Nella manutenzione di un impianto idroelettrico non c’è spazio per l’improvvisazione”.

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