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Mare Jonio: “Piantedosi ha mentito al Senato: i libici hanno sparato a sangue freddo. Ecco il video che lo sbugiarda”. Il Viminale replica: “La Ong ha incitato i migranti a buttarsi a mare”

Mediterranea Saving Humans diffonde le immagini dell’ultimo soccorso della nave poi sequestrata in Italia con l’accusa di aver interferito in un soccorso della Guardia costiera di Tripoli
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C’è un video che dimostra che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non ha detto il vero nella sua relazione in Senato su quanto accaduto il 4 aprile scorso nel Mediterraneo quando, ancora una volta, da una delle motovedette donate dall’Italia alla guardia costiera libica sono partiti spari all’indirizzo di una nave umanitaria che stava soccorrendo dei migranti.

Le immagini

Le immagini, diffuse da Mediterranea Saving humans, ripropongono la sequenza dei fatti e danno conto delle registrazioni delle conversazioni intercorse tra il ponte di comando della Mare Jonio e la Guardia costiera libica. E sono la prova che le cose non sono andate come ha detto ieri Piantedosi in Senato rispondendo al question time: non è stata la Mare Jonio ad interferire in un’operazione che stava compiendo la Guardia costiera libica, ma il contrario: la motovedetta Fezzan è arrivata in un tratto di mare dove si vede con evidenza esserci solo il gommone della Ong e la barca in legno con i migranti a cui i …

C’è un video che dimostra che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non ha detto il vero nella sua relazione in Senato su quanto accaduto il 4 aprile scorso nel Mediterraneo quando, ancora una volta, da una delle motovedette donate dall’Italia alla guardia costiera libica sono partiti spari all’indirizzo di una nave umanitaria che stava soccorrendo dei migranti.

Le immagini

Le immagini, diffuse da Mediterranea Saving humans, ripropongono la sequenza dei fatti e danno conto delle registrazioni delle conversazioni intercorse tra il ponte di comando della Mare Jonio e la Guardia costiera libica. E sono la prova che le cose non sono andate come ha detto ieri Piantedosi in Senato rispondendo al question time: non è stata la Mare Jonio ad interferire in un’operazione che stava compiendo la Guardia costiera libica, ma il contrario: la motovedetta Fezzan è arrivata in un tratto di mare dove si vede con evidenza esserci solo il gommone della Ong e la barca in legno con i migranti a cui i volontari di Mediterranea avevano già lanciato i salvagente e stavano portando in salvo. Solo in un secondo momento, quando altri migranti a bordo della motovedetta soccorsi in altre due operazioni precedenti alla vista della Ong si sono buttati in acqua nel disperato tentativo di raggiungere la nave, i libici hanno cominciato a sparare.

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La ricostruzione del Viminale

Una evidenza molto diversa dalla ricostruzione fatta in Senato da Piantedosi che oggi naturalmente fonti del Viminale ribadiscono attribuendo alla Mare Jonio il comportamento scorretto di aver incitato i migranti a bordo della motovedetta libica a gettarsi in acqua. Senza però ( questa volta) specificare che la motovedetta libica non stava affatto soccorrendo quelle persone che erano già a bordo da precedenti intercettazioni.

"Atti ufficiali confermano come lo scorso 4 aprile la nave della ong Mare Jonio abbia operato in violazione delle indicazioni fornite dal Centro di coordinamento del soccorso marino libico, responsabile per l'area in cui si è svolto l'evento e che aveva inviato sul posto un proprio pattugliatore per effettuare i soccorsi – ribadisce il Viminale – la nave della ong ha ricevuto ripetutamente istruzioni di allontanarsi dall'area delle operazioni, rifiutandosi di eseguirle".

"Un gommone della nave ong si è inoltre avvicinato alla motovedetta libica che aveva già a bordo alcuni migranti in precedenza soccorsi, incitando gli stessi a lanciarsi in mare - sottolineano le stesse fonti - Molte persone si sono gettate in acqua: alcune di queste sono state di nuovo soccorse dal pattugliatore libico, altre sono state raccolte dal gommone della ong che le ha poi trasportate sulla nave Mare Jonio".

"Questa situazione ha fatto sì che anche i migranti che si trovavano sul natante soccorso, in condizioni di grave precarietà, si gettassero poi in mare - spiegano fonti del Viminale - Il comportamento posto in essere dalla ong oltre a interferire con le operazioni di soccorso ha creato una situazione di gravissimo pericolo per la vita dei migranti che si sono gettati in mare per raggiungere il gommone della stessa ong".

Il sequestro

Una ricostruzione, quella del ministro, che sta alla base del provvedimento di sequestro e della multa notificati alla Mare Jonio al suo arrivo a Pozzallo il 6 aprile, così come avvenuto nelle ultime settimane a quasi tutte le navi umanitarie ostacolate dai libici.

Le incongruenze

"Il ministro Piantedosi non ha dato alcuna risposta al nostro principale interrogativo: come sia possibile accettare che da una motovedetta libica partano spari contro una nave italiana, fatto gravissimo accaduto di recente alla Mare Jonio - dice il senatore Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo del Pd, intervenuto nel question time nell'Aula di Palazzo Madama. – Sono stato a Pozzallo e ho potuto vedere i video dell'ultimo soccorso della Mare Jonio. Da quanto risulta anche da tutta una serie di e-mail che a questo punto saranno oggetto di approfondimento giudiziario, è chiaro che la motovedetta libica è giunta 10 minuti dopo la nostra nave, mentre era in corso il salvataggio che ha cercato di ostacolare, sparando non in aria ma contro l'equipaggio della Mare Jonio e contro i migranti. Il paradosso è che la nave italiana è stata poi oggetto di fermo a causa di questi avvenimenti”.

“Piantedosi ha mentito al Senato per coprire il comportamento della Guardia costiera libica – accusa Luca Casarini di Mediterranea – e lo fa anche per evitare l’intervento dell’Iom, l’autorità internazionale marittima che sovrintende ai comportamenti di tutti gli attori in mare e che potrebbe e dovrebbe sanzionare l’operato dei libici che l’Italia paga per catturare i migranti in mare”.

Il ricorso

Il comandante e l'armatore della Mare Jonio hanno presentato un ricorso urgente al tribunale di Ragusa contro l'applicazione della sanzione pecuniaria e del fermo amministrativo della nave. "Con questa iniziativa Mediterranea Saving Humans - si legge in una nota - denuncia la falsa ricostruzione dei fatti che è stata proposta da sedicenti autorità libiche e chiede che la Mare Jonio sia al più presto liberata dagli effetti del decreto Piantedosi". Oltre al ricorso al Tribunale amministrativo contro il fermo definito "illegittimo", il team legale di Mediterranea sta lavorando ad un esposto penale "contro il governo libico, la cosiddetta guardia costiera libica e i miliziani che si trovavano a bordo della motovedetta 658 "Fezzan", e che hanno aperto il fuoco contro soccorritori e naufraghi nel tentativo di impedire le operazioni di soccorso, condotte in acque internazionali a quasi 100 miglia dalla costa libica".

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