Migranti, la storia assurda di Michel Ivo Ceresoli: "Io italiano con la pelle nera costretto ad arrivare in Italia con i trafficanti su un barchino"
di Alessandra ZinitiLui si chiama Michel Ivo Ceresoli, ha 34 anni, e – come si comprende bene dal suo cognome – è italiano. Ma ha la pelle scura, come quella di sua madre, una donna della Guinea ed è in Guinea Conakry che Michel è nato quando suo padre, un tecnico italiano, lavorava lì per una multinazionale delle costruzioni.
Otto mesi nel centro di accoglienza di Crotone
In Guinea Michel Ivo è sempre vissuto, anche quando il padre se n'è tornato in Italia dimenticandosi della sua famiglia, ma quando il ragazzo ha deciso di venire in Italia ha dovuto scontrarsi con il muro di gomma della burocrazia e con il filo spinato contro gli immigrati. E lui, da italiano, è stato costretto a seguire la stessa strada dei migranti: i trafficanti, il viaggio nel deserto, dal Mali fino alla Tunisia e poi su un barchino fino a Lampedusa. E lì, finalmente in Italia, quando pensava che sarebbe bastato dichiarare la sua identità per essere finalmente libero, la nuova doccia fredda: 8 mesi nel centro di accoglienza di Crot…
Lui si chiama Michel Ivo Ceresoli, ha 34 anni, e – come si comprende bene dal suo cognome – è italiano. Ma ha la pelle scura, come quella di sua madre, una donna della Guinea ed è in Guinea Conakry che Michel è nato quando suo padre, un tecnico italiano, lavorava lì per una multinazionale delle costruzioni.
Otto mesi nel centro di accoglienza di Crotone
In Guinea Michel Ivo è sempre vissuto, anche quando il padre se n'è tornato in Italia dimenticandosi della sua famiglia, ma quando il ragazzo ha deciso di venire in Italia ha dovuto scontrarsi con il muro di gomma della burocrazia e con il filo spinato contro gli immigrati. E lui, da italiano, è stato costretto a seguire la stessa strada dei migranti: i trafficanti, il viaggio nel deserto, dal Mali fino alla Tunisia e poi su un barchino fino a Lampedusa. E lì, finalmente in Italia, quando pensava che sarebbe bastato dichiarare la sua identità per essere finalmente libero, la nuova doccia fredda: 8 mesi nel centro di accoglienza di Crotone prima di riuscire finalmente a dimostrare di essere un cittadino italiano e ottenere quella carta di identità che gli spetta.
Fuori dal centro è stato accolto dall'associazione Sabir che lo sta aiutando a trovare un lavoro e anche quel padre che Michel Ivo vorrebbe ritrovare. L'incredibile storia è raccontata oggi da "Il Crotonese".
Italiano ma clandestino
"Sono italiano ma per arrivare nel mio Paese ho dovuto farlo da clandestino - dice Michel Ivo Ceresoli, che spiega di non aver mai avuto aiuto in Africa dalle rappresentanze diplomatiche italiane a cui pure si era rivolto per ottenere quei documenti, passaporto e visto, che gli avrebbero consentito di arrivare in Italia con un aereo.
Adesso, finalmente in possesso della sua carta di identità italiana, racconta di essere stato riconosciuto insieme a suo fratello Abraham dal padre che nel 1989 sposò una ragazza guineana che abbandonò poi sette anni dopo quando fece ritorno in Italia senza più dare sue notizie alla donna e ai due figli.
"Mio padre - racconta oggi il ragazzo - è del Modenese ed era direttore dei lavori della società Astaldi che in Guinea stava realizzando una strada. Quando lui è andato via la società ci ha aiutato per otto mesi poi mia madre ci ha sostenuto da sola e ha permesso a me e mio fratello di laurearci".
L'abbandono e la decisione di venire in Italia
Michel Ivo ha una laurea in diritto internazionale alla 'Nongo Conakry Università ma "in Guinea paradossalmente ero messo da parte per le mie origini italiane. Sono stato tra i primi dieci laureati, nove sono stati assunti, io no. A me chiedevano soldi per lavorare".
È per questo che Michel Ivo decide di venire in Italia. Ha un.passaporto della Guinea ma gli serve un visto per l'Italia e in Guinea Conakry l'ambasciata è rimasta chiusa fino al 2018. Nel 2010, i ragazzi riescono a rintracciare il padre in Italia, lui prima nega, in Italia ha un'altra famiglia, poi ammette al console che la storia raccontata dal ragazzo è vera ma non succede nulla neanche nel 2018 quando a Conakry riapre l'ambasciata.
I trafficanti
Impossibile avere il visto, alcuni faccendieri gli chiedono 8.000 euro per risolvere la questione. Michel Ivo rifiuta e a febbraio 2023 decide di affidarsi ai trafficanti. "Comincia l'odissea, dal Mali al Niger all'Algeria dove sono stato anche arrestato e rimandato in Niger, poi di nuovo in Niger e la fuga a piedi per 400 chilometri fino a Sfax. Obiettivo un barchino per raggiungere Lampedusa. Ci riesce al terzo tentativo, il 4 luglio scorso.
L’arrivo a Lampedusa
All'hotspot di Lampedusa, Michel Ivo dice alla polizia di essere italiano ma lui parla solo francese e ha la pelle nera, non gli credono e scrivono sulla sua scheda: Guinea. In 48 ore finisce al Cara di Capo Rizzuto e racconta la.sua storia. "Ci sono voluti 8 mesi per verificare che era tutto vero - racconta - e il 22 febbraio scorso il Comune di Isola Capo Rizzito mi ha finalmente rilasciato la carta di identità con su scritto 'cittadino italiano'".
In cerca di lavoro e del padre
Adesso Michel Ivo chiede aiuto per trovare lavoro e per rivedere il padre. "Non voglio creare problemi alla sua famiglia – dice – ma vorrei incontrarlo se è ancora vivo. So che ha 85 anni e che qui ho un altro fratello. Vorrei solo sapere perché ci ha abbandonati. Non voglio nulla, solo parlare". Adesso Michel Ivo è sostenuto dall'associazione Sabir che gli sta facendo fare dei corsi di italiano, lo ospita e lo sta aiutando nei colloqui di lavoro. "Vorrei solo trovare un posto nel mio Paese e poter fare venire mia madre e mio fratello".