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Cutro, l’improbabile giustificazione della Guardia costiera: “Nessun livello politico, il comandante si è espresso male”. Schlein: “Chiediamo chiarezza”

(reuters)
Dopo la mail del capo della sala operativa delle Capitanerie di porto che comunicava modifiche al “modus operandi” limitando gli interventi ai casi Sar, il comando generale replica affermando che “non c’era nessuna novità”
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Una lunga nota che non smentisce nulla, nega l’evidenza di una mail che parla da sola e, a più di un anno dal naufragio di Cutro, continua a non spiegare perché la notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023, le motovedette della Guardia costiera rimasero in porto senza andare a soccorrere il caicco carico di migranti, prima segnalato in acque internazionali da un aereo di Frontex e poi rilevato ormai a poche miglia dalla costa di Cutro dal radar della Guardia di finanza in condizioni meteo tanto proibitive da costringere i mezzi della Finanza a rientrare.

La mail sulle regole di ingaggio

Dopo la mail del 27 giugno 2022 firmata dal capitano di vascello Gianluca D’Agostino che comunicava alle sale operative territoriali “a far data dalla presente” “alcuni parametri sul modus operandi in caso di eventi legati al fenomeno migratorio” secondo “alcune disposizioni impartite dal livello politico”, ieri il comando generale della Guardia costiera ha sentito il bisogno di emettere una lunga not…

Una lunga nota che non smentisce nulla, nega l’evidenza di una mail che parla da sola e, a più di un anno dal naufragio di Cutro, continua a non spiegare perché la notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023, le motovedette della Guardia costiera rimasero in porto senza andare a soccorrere il caicco carico di migranti, prima segnalato in acque internazionali da un aereo di Frontex e poi rilevato ormai a poche miglia dalla costa di Cutro dal radar della Guardia di finanza in condizioni meteo tanto proibitive da costringere i mezzi della Finanza a rientrare.

La mail sulle regole di ingaggio

Dopo la mail del 27 giugno 2022 firmata dal capitano di vascello Gianluca D’Agostino che comunicava alle sale operative territoriali “a far data dalla presente” “alcuni parametri sul modus operandi in caso di eventi legati al fenomeno migratorio” secondo “alcune disposizioni impartite dal livello politico”, ieri il comando generale della Guardia costiera ha sentito il bisogno di emettere una lunga nota in cui sostanzialmente afferma che “si trattava, in sintesi, di una comunicazione che non conteneva nessuna novità in materia del soccorso in mare” e che “non incideva (come mai è accaduto e mai potrebbe accadere) sulla funzione del soccorso e della salvaguardia della vita umana in mare, che è di diretta competenza della Guardia costiera ed è disciplinata da norme di legge internazionali e nazionali, chiare ed oggettive”.

Perché le motovedette rimasero in porto?

Non spiega però la nota della Guardia costiera come mai, appunto, quella notte non seguì le norme internazionali e nazionali né il motivo della mail inviata dal capocentro operativo nazionale della Guardia costiera. Mail in cui, dando notizie delle disposizioni che riguardano gli interventi di polizia in mare affidati alla Guardia di finanza, è sottolineato in neretto che “l’intervento diretto della Guardia costiera potrà essere eseguito solo dichiarando evento Sar”, dunque solo in caso in cui l’imbarcazione di migranti sia dichiarata a rischio. Cosa che, appunto, non venne fatto per il caicco di Cutro, lasciando l’intervento alla Finanza che poi, per le condizioni meteo, rinunciò, abbandonando al suo destino il barcone andatosi poi a schiantare la secca di Cutro.

L’ufficiale si sbagliò

Quanto all’inequivocabile frase del comandante D’Agostino sulle “disposizioni tattiche impartite dal livello politico” (come si legge chiaramente nella mail) oggi il comando generale della Guardia costiera spiega che l’ufficiale si è sbagliato: “La terminologia utilizzata nella mail dal collega, strumento informale proprio perché non disponeva alcuna novità in materia Sar, ha portato ad indicare in modo improprio il termine ‘livello politico’ per far meglio comprendere ai colleghi che non si trattava di un’indicazione tattica di modifica delle modalità operative della Guardia costiera nelle attività di soccorso, bensì di policy adottate in caso di attività di polizia in mare”.

Schlein: “Chiediamo sia fatta piena giustizia”

Sulla precisazione della Guardia costiera interviene con toni critici anche la segretaria del Pd Elly Schlein: “A più di un anno dal naufragio di Cutro, in cui persero la vita almeno 94 persone, non abbiamo ancora risposte su cosa non abbia funzionato nella catena dei salvataggi e come sia stato possibile che tutto ciò accadesse. In questo anche le parole della Guardia costiera, con il comunicato di smentita rispetto all'email del comandante D'Agostino sulle 'disposizioni tattiche impartite dal livello politico', non aiutano a fare chiarezza sulle responsabilità di quanto non è stato fatto quella notte. Chiediamo la piena verità e che sia fatta piena giustizia. Lo dobbiamo alle vittime, ai loro familiari e al rispetto che abbiamo per la storia di accoglienza del nostro Paese. Il Mediterraneo smetta di essere un cimitero"

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