Vini dealcolati, Hofstätter: “Non è moda. Sono stati i più giovani a far esplodere il trend”
di Lara De LunaMartin Foradori Hofstätter, produttore di vino altoatesino e proprietario dell’omonima cantina, è uno dei più appassionati sostenitori dei vini dealcolati.
Quali sono oggi le prospettive reali del vino dealcolato?
«Per rendersi conto che questo non è un settore passeggero, ma è un trend destinato a restare e consolidarsi, basta aprire un qualsiasi motore di ricerca. Le statistiche delle vendite reali e anche le numerose proiezioni sul futuro ne tratteggiano in modo molto chiaro le grandi potenzialità. Dai mercati arabi in poi, c’è spazio solo per crescere».
Un settore merceologico nuovo, com’è arrivato a imporsi mediaticamente?
«Le redini degli acquisti oggi, soprattutto nella fascia del no alcol e del low alcol, sono tirate dalle nuove generaz…
Martin Foradori Hofstätter, produttore di vino altoatesino e proprietario dell’omonima cantina, è uno dei più appassionati sostenitori dei vini dealcolati.
Quali sono oggi le prospettive reali del vino dealcolato?
«Per rendersi conto che questo non è un settore passeggero, ma è un trend destinato a restare e consolidarsi, basta aprire un qualsiasi motore di ricerca. Le statistiche delle vendite reali e anche le numerose proiezioni sul futuro ne tratteggiano in modo molto chiaro le grandi potenzialità. Dai mercati arabi in poi, c’è spazio solo per crescere».
Un settore merceologico nuovo, com’è arrivato a imporsi mediaticamente?
«Le redini degli acquisti oggi, soprattutto nella fascia del no alcol e del low alcol, sono tirate dalle nuove generazioni, dai giovanissimi, che hanno un approccio totalmente nuovo e diverso al vino. Sono loro ad aver fatto sì che questa tipologia di prodotto esplodesse sul mercato».
La legislazione vigente in che posizione ci mette rispetto agli altri Paesi europei?
«Se andiamo avanti di questo passo molte altre nazioni gioveranno economicamente di questa nostra stasi, come hanno già fatto Spagna e Germania. Rischiamo di essere totalmente tagliati fuori da una larga fetta di mercato».
Qual è l’iter lavorativo oggi per una cantina italiana che vuole immettersi in questo mercato?
«Il fatto che in Europa esista la libera circolazione di persone e mezzi è una liberazione. Il mio amato Riesling lo produco in Germania e lo importo successivamente. Chi non ha questa possibilità, di fatto, si trova a sopportare dei costi eccessivi».
Chi giova di questa situazione?
«Attualmente la legge mortifica i piccoli produttori e avvantaggia le multinazionali. Non mi sembra il modo più performante per salvaguardare prodotti nazionali fondamentali come uva e vino».