La storia di Alessandro Pighi, il portiere che para senza un braccio: “La vita non finisce con l’incidente ma ci devi credere”
di Enrico Ferro“Perdere un braccio non è uno scherzo ma la vita non finisce lì. Il fatto è che ci devi credere nella tua rinascita, devi fregartene dei giudizi, di chi ti guarda con pietà. Io ci ho provato in tutti i modi a dimostrare che nulla è impossibile, basta volerlo, basta metterci il cuore”. Alessandro Pighi si massaggia il costato mentre con le parole accarezza l’impresa sportiva che ha realizzato domenica pomeriggio. Ha 33 anni, abita a Cavaion Veronese e esattamente 10 anni fa, mentre svolgeva il suo lavoro di giardiniere, toccò i cavi sbagliati e venne colpito da una scarica elettrica da 18 mila volt. Risultato: braccio destro amputato e vita salva per miracolo. Ma Alessandro non si è dato per vinto, a calcio giocava prima e a calcio gioca oggi. È sempre stato bravo in porta, per questo è entrato anche nella Nazionale italiana calcio amputati. Poi però gioca anche nei dilettanti, in terza categoria. Solo che lì l’hanno riadattato al ruolo di difensore, visto che in porta con un braccio s…
“Perdere un braccio non è uno scherzo ma la vita non finisce lì. Il fatto è che ci devi credere nella tua rinascita, devi fregartene dei giudizi, di chi ti guarda con pietà. Io ci ho provato in tutti i modi a dimostrare che nulla è impossibile, basta volerlo, basta metterci il cuore”. Alessandro Pighi si massaggia il costato mentre con le parole accarezza l’impresa sportiva che ha realizzato domenica pomeriggio. Ha 33 anni, abita a Cavaion Veronese e esattamente 10 anni fa, mentre svolgeva il suo lavoro di giardiniere, toccò i cavi sbagliati e venne colpito da una scarica elettrica da 18 mila volt. Risultato: braccio destro amputato e vita salva per miracolo. Ma Alessandro non si è dato per vinto, a calcio giocava prima e a calcio gioca oggi. È sempre stato bravo in porta, per questo è entrato anche nella Nazionale italiana calcio amputati. Poi però gioca anche nei dilettanti, in terza categoria. Solo che lì l’hanno riadattato al ruolo di difensore, visto che in porta con un braccio solo non ci poteva stare. “Domenica però i nostri tre portieri erano indisponibili e allora il mister ha chiesto a me se me la sentivo. Ci ho pensato un attimo, poi ho detto sì”. Ed è stato un successone, perché non solo la partita è finita a reti inviolate, ma a 3 minuti dalla fine è riuscito anche a parare una punizione dal limite all’incrocio dei pali.
Alessandro Pighi, partiamo da lì, da quell’ultimo tuffo provvidenziale.
“Sì, era l’ultimo assalto. Ho visto quel missile partire, ho chiuso gli occhi e mi sono buttato. Ho tolto la palla dal sette ma mi sono anche schiantato contro il palo. Infatti ho un male allo sterno che quasi fatico a respirare. Ma che felicità però”.
Dunque con un braccio soltanto è riuscito a non prendere nemmeno un gol.
“Zero, nemmeno uno. E i nostri avversari, la Polisportiva La Vetta di Domegliara, si stanno giocando il primato in classifica. Noi della Valdadige non eravamo proprio i favoriti. Io avevo paura di fare brutta figura, di non farcela a difendere la porta. Ce l’ho messa tutta, ed è andata. Credo sia stata la giornata più emozionante della mia vita”.
Davvero? Cos’è che l’ha emozionata così tanto?
“Quando è finita la partita tutti dagli spalti si sono messi ad applaudire e anche gli avversari sono venuti a congratularsi con me. Credo sia stato un bellissimo momento di sport, perché tutti hanno compreso il valore di ciò che era successo in campo”.
Ma come ci è finito in porta nel campionato non riservato ai disabili?
“Un portiere era espulso, un altro infortunato e il terzo non poteva per motivi di lavoro. Il mister sapeva che io sono sempre stato bravo in porta e che fino a tre anni fa ero anche nella Nazionale amputati, così mi ha chiesto. Ho detto sì, ma mentirei se dicessi che non ero preoccupato”.
Cosa la preoccupava?
“Da tre anni non mettevo i guanti e comunque la velocità di gioco nel campionato dilettanti è diversa rispetto a quella di un torneo per disabili. Le porte sono più grandi e poi mi faceva paura la situazione: il rischio di fare una figuraccia era altissimo. Però ho pensato, capiranno”.
E alla fine ha detto sì.
“Ho accettato, mi sono allenato il venerdì sera per riprendere confidenza tra i pali. Mi hanno rassicurato tanto anche i miei compagni di squadra”.
Cosa le hanno detto?
“Di non preoccuparmi, che avrebbero corso il triplo più forte per difendere la porta, per proteggermi. E così hanno fatto veramente. Mi hanno commosso”.
Chi è Alessandro Pighi fuori dal campo?
“Convivo con la mia compagna, ci sposiamo a settembre. Abbiamo una bambina di quasi un anno e mezzo. Continuo a lavorare come giardiniere”.
Cosa ricorda del suo incidente sul lavoro?
“E’ successo 10 anni fa esatti, ero a Bardolino. Sono entrato nel campo magnetico dei fili dell'alta tensione e ho preso due scosse da 18 mila volt. Mi hanno ustionato e fatto perdere l’arto destro, all’altezza dell’avambraccio. Sono tornato a lavorare un anno dopo e anche a giocare a calcio. Non è stato facile, però sono riuscito a prendermi delle belle soddisfazioni. Ho fatto anche un gol”.
Cosa si sentirebbe di dire a qualcuno con la sua disabilità?
“Di non mollare di fronte alle difficoltà, di credere nelle proprie capacità e di aprirsi agli altri. Proprio stamattina, per esempio, mi ha chiamato una società per chiedermi se voglio provare il sitting volley (pallavolo paralimpica, ndr). E io mi sono detto: perché no?”.