El Niño passa, ma il cambiamento climatico resta: “Farà ancora caldo, finché ci sarà troppa anidride carbonica”
di Elena Dusi«Il clima del pianeta sta cambiando, e lo fa ormai da diversi decenni». Con o senza El Niño, la tendenza difficilmente si invertirà secondo Dino Zardi, che insegna Fisica della Terra e dell’atmosfera all’università di Trento ed è fondatore del corso di laurea magistrale in meteorologia ambientale con l’università di Innsbruck.
Negli ultimi dieci mesi abbiamo battuto dieci record di temperatura sul pianeta. Andrà meglio con la fine del Niño?
«Il dato più evidente del clima che cambia è l’aumento della temperatura media dell’atmosfera, che va di pari passo con il continuo aumento delle concentrazioni di gas serra, in particolare di anidride carbonica».
L’Italia non è al di fuori del raggio di azione del Niño?
«L’oscillazione del Niño si sente più direttamente nelle regioni del Pacifico centro-meridionale, quindi da un lato la costa occidentale dell’America Latina, dall’altro l’Indonesia e l’Australia. Altrettanto importante è l’effetto sul Pacifico Settentrionale e sulla costa occidenta…
«Il clima del pianeta sta cambiando, e lo fa ormai da diversi decenni». Con o senza El Niño, la tendenza difficilmente si invertirà secondo Dino Zardi, che insegna Fisica della Terra e dell’atmosfera all’università di Trento ed è fondatore del corso di laurea magistrale in meteorologia ambientale con l’università di Innsbruck.
Negli ultimi dieci mesi abbiamo battuto dieci record di temperatura sul pianeta. Andrà meglio con la fine del Niño?
«Il dato più evidente del clima che cambia è l’aumento della temperatura media dell’atmosfera, che va di pari passo con il continuo aumento delle concentrazioni di gas serra, in particolare di anidride carbonica».
L’Italia non è al di fuori del raggio di azione del Niño?
«L’oscillazione del Niño si sente più direttamente nelle regioni del Pacifico centro-meridionale, quindi da un lato la costa occidentale dell’America Latina, dall’altro l’Indonesia e l’Australia. Altrettanto importante è l’effetto sul Pacifico Settentrionale e sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Meno chiaro è quanto El Niño influisca sulle condizioni meteorologiche e climatiche dell’area euro-mediterranea (non solo sull’Italia), che dipendono anche da altre oscillazioni di periodo diverso, come l’Oscillazione Pacifica Decadale e l’Oscillazione Nord Atlantica. Un effetto abbastanza chiaro nell’area euro-mediterranea, è l’aumento delle precipitazioni rispetto alla norma».
Questa primavera molto calda e anticipata ci fa temere un’estate insopportabile. Sarà veramente così?
«Le previsioni stagionali sono uno dei fronti più avanzati della sperimentazione nella meteorologia. L’Agenzia europea Copernicus riporta diversi risultati elaborati dai principali centri meteorologici. Queste proiezioni danno come molto probabile un andamento medio delle temperature in linea con quanto avvenuto negli ultimi anni, ossia perlopiù superiori alla norma. Per le precipitazioni invece non osserviamo nessun trend. Queste valutazioni riguardano i valori medi, non i singoli episodi intensi come le ondate di calore o i temporali».
Perché abbiamo avuto risultati buonini per quanto riguarda le rinnovabili, ma il clima sembra andare comunque a rotoli?
«Perché le misure attuate finora non sono sufficienti a ridurre l’utilizzo di combustibili fossili e quindi le emissioni di anidride carbonica. Il fattore cruciale è la concentrazione di gas serra in atmosfera. Finché i quantitativi in circolazione saranno in aumento è impossibile sperare in una diminuzione dell’effetto serra. Occorrono interventi più decisi su scala mondiale».
Quanto credito ha l’ipotesi che il cambiamento climatico stia addirittura accelerando?
«Il cambiamento climatico non è un’oscillazione ma una tendenza di lungo termine, che è in atto da diversi decenni in una direzione sola, quella dell’aumento della temperatura. Al netto di singoli episodi, il trend della temperatura fa macinare continui record, anche nella fusione dei ghiacci e nell’intensificazione di fenomeni estremi».