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Mattia Stanga: “Non chiamatemi influencer, sennò sembra che non so fare niente. Ho sofferto di attacchi d’ansia dopo la chiamata di Amadeus, la terapia mi ha salvato”

Il content creator si racconta nella prima puntata della serie ‘Vita da influencer’: “Faccio sketch comici, ridere sempre è il segreto della felicità. Il Prima Festival è stata una esperienza bellissima, ma ero paralizzato dalla paura”. Ha 4 milioni di follower, pochissimi hater: “Sono educato, non offendo nessuno”
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Mentre parliamo, Mattia Stanga è intento a stirare una camicia. “Mia mamma mi ha educato bene”, dice. Ma l’esigenza di fare più cose insieme dipende anche dal fatto che non riesce a stare mai fermo. Chi ha imparato a conoscerlo fin dall’esordio su TikTok e si era abituato a vederlo sul piccolissimo schermo del cellulare aveva forse pensato che quello fosse il suo habitat naturale. Ma il principe dei Pov, gli sketch ironici girati dal “Point of view” di farmacisti, operatori delle poste e perfino oggetti inanimati, compare ormai un po’ ovunque, dal suo programma televisivo su Sky al Prima Festival di Sanremo. Adesso il 26enne bresciano, seguito dall’agenzia One Shot, sogna il cinema e, perché no, la conduzione del Festival della canzone italiana.

Mattia Stanga: "Sogno un Sanremo da conduttore. Con me sul palco vorrei Laura Pausini"

Oltre quattro milioni di follower, pochissimi hater. Evita i temi scomodi?

“In realtà mi odiano tutti (ride,…

Mentre parliamo, Mattia Stanga è intento a stirare una camicia. “Mia mamma mi ha educato bene”, dice. Ma l’esigenza di fare più cose insieme dipende anche dal fatto che non riesce a stare mai fermo. Chi ha imparato a conoscerlo fin dall’esordio su TikTok e si era abituato a vederlo sul piccolissimo schermo del cellulare aveva forse pensato che quello fosse il suo habitat naturale. Ma il principe dei Pov, gli sketch ironici girati dal “Point of view” di farmacisti, operatori delle poste e perfino oggetti inanimati, compare ormai un po’ ovunque, dal suo programma televisivo su Sky al Prima Festival di Sanremo. Adesso il 26enne bresciano, seguito dall’agenzia One Shot, sogna il cinema e, perché no, la conduzione del Festival della canzone italiana.

Mattia Stanga: "Sogno un Sanremo da conduttore. Con me sul palco vorrei Laura Pausini"

Oltre quattro milioni di follower, pochissimi hater. Evita i temi scomodi?

“In realtà mi odiano tutti (ride, ndr.). Scherzo. Ma non è che ci sia una strategia nella scelta degli argomenti di cui parlo. Semplicemente cerco di essere educato e di non offendere nessuno, così come faccio anche fuori dai social. E poi racconto la mia vita per com’è, con i miei genitori, mia sorella e i miei cani”.

Sembra che compaiano volentieri nei video.

“Perché la comicità è una cosa che ci accomuna. Siamo tutti un po’ matti, mia madre soprattutto. Fin da piccolo mi ha cresciuto ridendo, credo sia per questo che mi è sempre piaciuto far divertire le persone che mi stanno intorno. Quando mi sono lanciato su TikTok volevo dedicarmi a qualcosa cosa che mi facesse star bene e non ho avuto dubbi: avrei fatto comedy”.

Immaginava che i social sarebbero stati una scommessa vincente?

“Per niente. Ho iniziato per noia durante il lockdown, senza alcun tipo di seguito. È nato tutto per divertimento e ancora oggi continuo per lo stesso motivo”.

Però è anche un lavoro a tutti gli effetti.

“Sì e sono consapevole di essere fortunato. È un lavoro diverso da quelli a cui siamo generalmente abituati, ma finalmente se dico alle persone che faccio il content creator loro mi capiscono. I pregiudizi però non mancano lo stesso: se hai tanto seguito ti viene subito affibbiata l’etichetta di influencer e vieni percepito come una persona priva di talento. Questa cosa mi sta stretta”.

Non è una professione facile?

“Dipende, come per tutte le altre. Può esserlo se sei portato, se ti piace stare in mezzo alle persone e comunicare a un grande pubblico. Altrimenti può diventare il lavoro più difficile del mondo”.

I compensi dei macro influencer continuano a crescere. Sono spropositati rispetto all’impegno che serve per la creazione dei contenuti?

“Può darsi che per alcuni sia così, non so quanto guadagnino gli altri e non mi interessa. A me piace mettermi a tavolino e usare la mia creatività per comunicare le cose in modo intelligente e simpatico. Dei compensi mi importa fino a un certo punto: sto facendo quello che mi rende felice e vedo che anche gli altri lo apprezzano, questo per me è il miglior pagamento del mondo. Poi, è ovvio, non si va avanti solo con i ringraziamenti”.

Oltre ai video sui social ci sono anche la serie tv e il podcast. Altri progetti imminenti?

“C’è qualcosa in cantiere, ma non posso dire molto, solo che riguarda la musica. Io non canto però, potete stare tranquilli. Saranno presenti dei cantanti e si scopriranno delle cose su di loro che di solito non vengono fuori”.

Ma l’aspirazione più alta qual è?

“Il mondo dello spettacolo, sicuramente”.

In che ruolo?

“Di presentatore, ma non in una veste troppo trash. I miei punti di riferimento sono Amadeus, Cattelan e Fiorello”.

Se avesse un budget illimitato, come sarebbe il suo Festival di Sanremo da conduttore?

“Che sogno. Sicuramente mi farei affiancare da una mia cara amica, Cecilia Cantarano, quindi alla conduzione saremmo due comici social. Poi come ospiti vorrei assolutamente Laura Pausini, ma anche molti artisti internazionali. Penso a dei nomi folli, come quelli di Britney Spears e Adele. Posso anche resuscitare qualcuno?”

Perché no.

“Allora aggiungo Michael Jackson e Aretha Franklin”.

Si può dire che le prove generali da conduttore le ha già fatte al Prima Festival di quest’anno.

“Sono state due settimane intense, quasi non dormivamo mai. Era un continuo di interviste, prove, incontri. È stato impegnativo, ma è anche l’esperienza più bella che abbia fatto finora”.

Non ha fatto mistero di essersi rivolto a una psicoterapeuta prima di iniziare.

“Dopo la chiamata di Amadeus, nel giorno della mia laurea, ero estremamente felice, ma sono stato anche assalito dalla paura paralizzante che qualcosa potesse andare storto. Non mi era mai capitato di stare così male. A quel punto mia mamma, a cui confido tutto, mi ha detto: ‘È una cosa bella e devi godertela. Facciamoci aiutare’. Da allora ho iniziato un percorso di psicoterapia che porto avanti tuttora”.

Perché parlarne al suo pubblico?

“Perché io stesso in passato ero convinto che lo psicologo fosse utile solo nei casi più critici. Invece non è così e ci tenevo a far vedere che è normale chiedere aiuto quando la nostra mente prende il sopravvento e che prendersi cura di se stessi è una cosa bella. Poi è chiaro che non posso esortare tutti ad andare in terapia, perché bisogna rendersi conto che tanti non possono permetterselo”.

Al racconto di sé dove mette un limite?

“Devi essere bravo fin da subito a capire che cosa vuoi far vedere agli altri e cosa, invece, è la tua vita privata. Mi piace mostrare la mia famiglia perché anche loro ne sono contenti, ma ci sono tante altre cose che preferisco tenere per me. Altrimenti rischi di perdere te stesso”.

Ad esempio?

“I miei amici storici non devono per forza comparire sui miei profili social. Una cosa di cui vado fiero è di essere riuscito a mantenere i miei punti di riferimento. Mi tengo fuori dai gossip perché non frequento le cerchie degli influencer, preferisco non entrarci”.

Quindi cosa fa Mattia Stanga fuori dai social?

“Nel tempo libero Mattia lascia Milano e torna a casa sua in provincia di Brescia, a Borgosatollo. Di solito sto con la mia famiglia, accompagno mia sorella agli allenamenti di equitazione e aiuto con le faccende di casa. Pulire mi piace un sacco. Adoro anche dormire, ma allo stesso tempo non riesco a stare troppo tempo fermo. In questo lavoro però non esistono impegni fissi e a volte ti ritrovi ad avere anche due settimane libere di fila. Pensavo di approfittarne per riprendere gli studi all'Università”.

In che ambito?

“Storia dell’arte. Ho già una laurea in Economia che, sono sincero, ho preso solo perché dopo il liceo ero molto indeciso e mi sono buttato. Ci ho messo più anni del previsto a finire gli studi, ma ce l’ho fatta. Adesso che ne ho la possibilità vorrei prendermi del tempo per studiare qualcosa che mi piace. Almeno quando visito i musei posso fare bella figura”.

È un piano B?

“Ho tanti piani B. Spero che il mio lavoro rimanga per sempre quello che sto facendo adesso, ma non si può mai sapere”.

Quindi tra dieci anni come si immagina?

“Sicuramente felice”.

Una cosa che la renderebbe felice anche senza tutto il resto?

“Ridere insieme alla mia famiglia”.

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