Ischia nel 2050 avrà 1,8 gradi in più e onde alte oltre 2 metri: il progetto di ricostruzione dell’isola per resistere al caldo e alle piogge estreme
di Pasquale Raicaldo , Corrado ZuninoROMA – L’Isola di Ischia, prima terremotata (21 agosto 2017, due morti) e poi alluvionata (26 novembre 2022, dodici morti), potrà rinascere attraverso un progetto ispirato, e guidato, dagli studi sul cambiamento climatico. Il lavoro, che Repubblica anticipa, è affidato alla struttura commissariale guidata da Giovanni Legnini e alla Bei, la Banca europea degli investimenti, qui protagonista attraverso la vicepresidente Gelsomina Vigliotti. E’ la prima volta che nel nostro Paese si ricostruisce dopo un disastro naturale (a Ischia doppio e, addirittura, triplo considerando l’alluvione di 15 anni fa) interrogando satelliti e cercando un modello scientifico per un futuro che si annuncia più caldo ed estremo.
Il “Rapporto sull’analisi dei rischi e delle vulnerabilità climatiche nell’Isola di Ischia” prende in considerazione il riscaldamento in tutto il Paese analizzando, per esempio, la serie del clima dal 1981 al 2022. Quindi, offre indicazioni tecniche da applicare a Ischia da qui al 2050…
ROMA – L’Isola di Ischia, prima terremotata (21 agosto 2017, due morti) e poi alluvionata (26 novembre 2022, dodici morti), potrà rinascere attraverso un progetto ispirato, e guidato, dagli studi sul cambiamento climatico. Il lavoro, che Repubblica anticipa, è affidato alla struttura commissariale guidata da Giovanni Legnini e alla Bei, la Banca europea degli investimenti, qui protagonista attraverso la vicepresidente Gelsomina Vigliotti. E’ la prima volta che nel nostro Paese si ricostruisce dopo un disastro naturale (a Ischia doppio e, addirittura, triplo considerando l’alluvione di 15 anni fa) interrogando satelliti e cercando un modello scientifico per un futuro che si annuncia più caldo ed estremo.
Il “Rapporto sull’analisi dei rischi e delle vulnerabilità climatiche nell’Isola di Ischia” prende in considerazione il riscaldamento in tutto il Paese analizzando, per esempio, la serie del clima dal 1981 al 2022. Quindi, offre indicazioni tecniche da applicare a Ischia da qui al 2050. I dati torneranno comunque utili per future ricostruzioni italiane, ricollocazioni di edifici e quartieri, nuovi piani abitativi.
Trentasei notti tropicali in più
Tra ventisei anni le temperature, nell’isola, saliranno di 1-1,8 gradi centigradi e il moto ondoso potrà crescere fino a 2,26 metri. Il numero dei giorni estivi si incrementerà da sette a quattordici. Le notti tropicali, ovvero quelle oltre i venti gradi, si amplieranno: saranno tra ventuno e trentasei in più.
Le piogge non aumenteranno, solo quelle estreme. Tra il 5 e il 25 per cento. Di conseguenza, dovrà allargarsi l’ampiezza delle tubature da utilizzare per ogni nuovo impianto idraulico. Sull’isola, però, diminuirà l'acqua disponibile a causa di una siccità crescente e rischia di essere ridimensionata la tradizionale viticoltura locale. Quella che sopravviverà, dovrà essere realizzata a terrazzamenti mantenendo umido il terreno (pacciamatura) e utilizzando reti ombreggianti. Ci dovrà essere un avanzamento, sì, delle tecniche agricole utilizzate sul territorio.
Dotare l’ospedale dell’aria condizionata
L'ospedale Anna Rizzoli di Ischia dovrà essere dotato di un impianto di condizionamento, oggi assente, mentre le abitazioni private si serviranno della tecnologia esistente per il raffreddamento naturale. Gli infissi frangisole dovranno diffondersi. Per altro, si prevede “in netto aumento” l’indice meteorologico degli incendi, che toccheranno anche aree densamente abitate. Per prevenirli, servirà il controllo della folta vegetazione.
Il progetto di ricostruzione resiliente prevede piani annuali di manutenzione: le strade ben tenute sono più resistenti ai rischi climatici rispetto a quelle che presentano debolezze strutturali e difetti della pavimentazione. Dovrà migliorare, ancora, il loro drenaggio.
L’aumento del livello del mare è previsto tra 17 e 34 centimetri. La “trasgressione marina”, con le acque che invadono aree prima scoperte, potrà arrivare a 2,26 metri. Il porto di Ischia è a rischio, dovranno essere rinforzate e alzate le banchine sul suo fronte orientale. Questo progetto è vicino a diventare cantiere. Alcuni siti turistici, alcune strade e persino l'eliporto dell'isola sono minacciati dall'erosione costiera.
Non esiste la mappa della rete elettrica
Le frane sono identificate come il primo pericolo dell’isola. Sarà necessario togliere le reti d’acciaio, oggi allargate per contenerle: al loro posto si vedranno muri massicci, larghi 150 metri e alti 15. Gran parte delle infrastrutture della rete idrica e fognaria dell'isola è soggetta ad alto rischio smottamenti. I cavi elettrici dovranno essere tutti interrati: oggi manca una mappatura della rete e alcune stazioni sono allocate in aree a rischio inondazione o alluvione.
Lo studio suggerisce “un piano generale e una politica di supporto per garantire un uso sostenibile del territorio e delle risorse idriche”. Per ottenere questo sistema virtuoso, si dovrà ricorrere all'ispezione. L’isola, si legge ancora, “necessita probabilmente anche dell’intervento di motori economici”.
Undici lavori prioritari per 144 milioni
Il lavoro commissariale, che si è avvalso delle Università Federico II di Napoli e del Sannio di Benevento, indica, per ogni comune, le priorità: l’erosione degli stabilimenti termali Poseidon (Forio) e Negombo (Lacco Ameno) e dell’eliporto, il cui affaccio costiero “si sta sgretolando”. La stabilità dei pendii di Forio, ancora. I primi ventidue lavori prevedono un’ipotesi di spesa pari a 61,08 milioni di euro. Gli undici a medio-lungo termine costeranno 82,6 milioni, per un totale di 143,68 milioni.
I benefici nell’applicazione del progetto da sviluppare sui 46 chilometri quadrati di un’isola massicciamente edificata negli ultimi cento anni sono quattro: riduzione dei danni fisici e dei costi di riparazione associati; riduzione dei costi della funzionalità limitata (di un'abitazione, di un hotel, di un'infrastruttura di trasporto); riduzione o annullamento degli effetti deterrenti sul turismo; riduzione del numero di incidenti. “Molte delle misure sembrano produrre benefici sufficienti a giustificare i costi di investimento e operativi”.
Sessanta famiglie si stanno spostando
Questo è il futuro ipotizzabile. Il presente già prevede lo spostamento di mille persone e l’abbattimento di duecento edifici. Il processo è avviato da un anno, sessanta famiglie hanno accettato di spostarsi e riceveranno il contribuito pubblico per farlo. L’Autorità di bacino è vicina a concludere i lavori sulla definizione delle zone a rischio e la Regione Campania entro giugno farà partire la ricollocazione degli immobili oggi in area rossa. La ripulitura e il ripristino degli alvei è in fase avanzata: “Dei duecento interventi di protezione civile previsti ne abbiamo realizzati la metà”, dice il commissario Legnini, “registro una consapevolezza nuova nei cittadini, chiedono certezze ma sono pronti a cambiare abitudini e a spostare il proprio domicilio”.
Lo studio sui rischi e le vulnerabilità, aggiunge Legnini, “è utile per la messa in sicurezza idrogeologica di Ischia e serve a farci capire se gli interventi programmati reggeranno al cambiamento climatico. Il lavoro va ampliato, ma questa prima indicazione, che considero una novità, prima o poi si renderà necessaria per tutte le politiche di ricostruzione e, in generale, urbanistiche”. Domani alle 14,30 l’analisi sarà presentata alla popolazione di Ischia, alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Riconversione energetica, Gilberto Pichetto Fratin.