ROMA - Per raccontare il gigantesco pasticcio dell’emendamento sui consultori inserito nel decreto Pnrr bisogna partire da una manina. È quella che ha irritato Bruxelles e scatenato la tempesta. Appartiene a Lorenzo Malagola, deputato di Fratelli d’Italia.
Non uno qualunque: milanese, già capo segreteria di Maurizio Sacconi al ministero del Lavoro e, soprattutto, vicino da sempre a Comunione e liberazione. Ciellino per convinzione fin da giovane, quando scalò la gerarchia studentesca del Coordinamento liste per il diritto allo studio, la “voce” di Cl nelle università, diventandone presidente.
Non basta: il suo blitz, riferiscono adesso fonti autorevoli della maggioranza, ha un’ispiratrice che siede ancora più in alto, nel cuore dell’esecutivo: è la ministra p…
ROMA - Per raccontare il gigantesco pasticcio dell’emendamento sui consultori inserito nel decreto Pnrr bisogna partire da una manina. È quella che ha irritato Bruxelles e scatenato la tempesta. Appartiene a Lorenzo Malagola, deputato di Fratelli d’Italia.
Non uno qualunque: milanese, già capo segreteria di Maurizio Sacconi al ministero del Lavoro e, soprattutto, vicino da sempre a Comunione e liberazione. Ciellino per convinzione fin da giovane, quando scalò la gerarchia studentesca del Coordinamento liste per il diritto allo studio, la “voce” di Cl nelle università, diventandone presidente.
Non basta: il suo blitz, riferiscono adesso fonti autorevoli della maggioranza, ha un’ispiratrice che siede ancora più in alto, nel cuore dell’esecutivo: è la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, eletta nelle liste di Giorgia Meloni, presidio dell’ala cattolica conservatrice nell’esecutivo. La quale, va detto per la cronaca, si muove quasi sempre di concerto e comunque in sintonia ideale con il potentissimo sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano.
È lei, raccontano le stesse fonti, che venerdì scorso ha mandato avanti Malagola in commissione Bilancio, alla Camera, per chiudere la partita sull’emendamento che permette alle Regioni di avvalersi nei consultori di "soggetti del Terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”. Pro Vita in testa.
Lui, Malagola, ci ha messo la firma. E la presenza, elemento tutt’altro che secondario, dato che non fa parte della Bilancio. È lì che invece si è intrufolato per riscrivere in fretta e furia, nel giro di un paio d’ore, la proposta che inizialmente era stata respinta perché onerosa. "Senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”, l’aggiunta che ha sdoganato il via libera.
Si può partire dalla manina, oppure da chi ha provato a evitare il disastro. Per settimane, il ministro Raffaele Fitto, che ha in gestione il Pnrr, ha provato a spiegare alla sua maggioranza che assieme al decreto sono in gioco miliardi e credibilità. Per questo ha tentato, più volte, di fermare l’assalto parlamentare.
L’ha detto durante numerose riunioni, l’ha ripetuto ai colleghi di governo. E ha usato soprattutto un concetto per frenare questo tentativo: inopportuno. È inopportuno, ha messo agli atti, emendare il testo inserendo previsioni che nulla hanno a che fare con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Vale per il passaggio sull’aborto e per altre misure che sono entrate nella legge, anche se sarebbero dovute rimanere fuori per non complicare tutto. Inopportuno e pericoloso, perché rischia di mettere a repentaglio l’intera operazione e allontanare il governo dall’obiettivo che si era prefissato: far partire il nuovo Pnrr, dopo il via libera della Commissione europea alla revisione, e condurlo in porto.
Nonostante il setaccio, dunque, alcuni emendamenti sono passati. E adesso l’esecutivo si trova ad affrontare un problema ulteriore: gestire la reazione di Bruxelles. Il timore è che l’Europa - dopo aver messo agli atti una presa di distanza politica – possa chiedere un supplemento d’informazioni, per cercare di capire cosa c’entri questo emendamento (che ha attirato critiche anche internazionali) con il Pnrr.
Sarà il ministro a dover rispondere informalmente, facendo leva su un punto in particolare per convincere l’interlocutore e portare a casa il risultato: la norma sui consultori è a costo zero. Spiegherà, Fitto, che non un centesimo dei 194,4 miliardi del Piano sarà prelevato e girato alle Regioni.
Una tesi che i parlamentari del suo partito si sono affrettati a sostenere: "Neppure un euro del Pnrr verrà usato per sostenere i volontari che potranno operare nei consultori, come già previsto dalla 194, gratuitamente”, ha detto il capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti.
A dire il vero, la maggioranza ha pure valutato una marcia indietro per evitare ulteriori discussioni con Bruxelles. Il problema, però, sono i tempi: il decreto, sbarcato giovedì al Senato per la seconda lettura, scade il Primo maggio. Impossibile modificarlo e farlo tornare a Montecitorio prima che decada. I giochi sono chiusi. La norma “incriminata” resta lì, mina vagante che corre minaccio sull’asse Roma-Bruxelles.