Il trapano, gli scarponi da sci, il tosaerba: il successo delle Biblioteche degli Oggetti, scaffali da cui prendere in prestito prima di comprare
di Giulia D'AleoUn trapano per appendere quel quadro abbandonato da tempo in salotto, poi una macchina per lo zucchero filato per la festa di compleanno dei bambini e il mese dopo un aspirapolvere robot, per capire se valga la pena acquistarlo. Gli scaffali delle biblioteche degli oggetti ospitano un po’ di tutto, da prendere in prestito gratuitamente come fossero libri in una biblioteca più tradizionale.
L’unica richiesta è di mettere in condivisione anche qualcosa di proprio, perché la sfida è di superare l’attaccamento alla proprietà e far sì che gli oggetti diventino di tutti e allo stesso tempo di nessuno in esclusiva. Un modo per minimizzare i costi economici e ambientali degli acquisti usa e getta, utilizzati una volta l’anno e poi lasciati a marcire in uno sgabuzzino.
L’esperimento partito da Bologna nel 2016 è ormai un fenomeno diffuso in tutta Italia che, dopo aver conquistato associazioni e terzo settore, attrae adesso anche università, aziende, amministrazioni comunali.
Alla nascita della…
Un trapano per appendere quel quadro abbandonato da tempo in salotto, poi una macchina per lo zucchero filato per la festa di compleanno dei bambini e il mese dopo un aspirapolvere robot, per capire se valga la pena acquistarlo. Gli scaffali delle biblioteche degli oggetti ospitano un po’ di tutto, da prendere in prestito gratuitamente come fossero libri in una biblioteca più tradizionale.
L’unica richiesta è di mettere in condivisione anche qualcosa di proprio, perché la sfida è di superare l’attaccamento alla proprietà e far sì che gli oggetti diventino di tutti e allo stesso tempo di nessuno in esclusiva. Un modo per minimizzare i costi economici e ambientali degli acquisti usa e getta, utilizzati una volta l’anno e poi lasciati a marcire in uno sgabuzzino.
L’esperimento partito da Bologna nel 2016 è ormai un fenomeno diffuso in tutta Italia che, dopo aver conquistato associazioni e terzo settore, attrae adesso anche università, aziende, amministrazioni comunali.
Alla nascita della prima biblioteca, nel quartiere popolare di Bolognina, la parola fiducia «era quasi in disuso» ricorda l’ideatore, Antonio Beraldi, fondatore dell’associazione “Leila”. L’Europa era sconvolta dall’orrore degli attentati terroristici e «per me era anche arrivato il momento di decidere se diventare papà o no. Mi sono chiesto: ma in che posto devo mettere al mondo un figlio?».
È tra le strade di Berlino che si imbatte nel progetto, «tanto semplice quanto geniale», che unisce la vocazione antispreco a un rimedio per vite sempre più frenetiche e solitarie. Adattarlo al contesto italiano, però, non è stato una passeggiata. «Tanti erano diffidenti, temevano volessimo in qualche modo truffarli – racconta Beraldi -. Altri si tesseravano senza prendere mai nulla in prestito o credevano fosse l’occasione per liberare la propria cantina dalle cianfrusaglie».
Alla fine, però, la sfida ha funzionato, perché da allora i prestiti sono passati da quattro a ottanta al mese, gli iscritti al servizio si sono moltiplicati e superano ormai il migliaio e i volontari, che si contavano sulle dita di una mano, continuano ad aumentare.
«Il progetto è semplice, ma bisogna prendersene cura come fosse una piantina», sostiene. Allo stesso modo le idee proliferano se trovano terreno fertile e, così, le biblioteche attive in tutta Italia sono oggi salite a quindici, quattro nella sola Bologna.
«In questi anni sempre più gente chiedeva consigli per replicare l’idea sul proprio territorio. Allora abbiamo deciso di costruire un software gestionale collegato a una web app. Da lì è nata la rete nazionale». In questo mutualismo, ogni biblioteca può scegliere autonomamente il proprio nome, gli orari di apertura, l’organizzazione interna e la cifra per il tesseramento annuale, che oscilla tra i dieci e i venti euro.
Sarà la passione spiccata per il giardinaggio o un rapporto squilibrato tra spesa e utilizzo, fatto sta che gli attrezzi per la cura del verde sono i più richiesti da nord a sud, tosaerba al primo posto. Ma anche il videoproiettore è uno di quei prodotti «che qui non si vedono quasi mai perché sempre in prestito», sorride Silvio Stragapede, presidente dell’associazione “Atpico” a San Vendemiano.
Dall’apertura nel 2020, gli abitanti di questo comune in provincia di Treviso si sono abituati abbastanza in fretta alla novità, ma «se si vuole iniziare a giocare a tennis viene ancora istintivo cercare la racchetta su Amazon. Le persone dovrebbero invece abituarsi a pensare: ‘Vediamo prima se in biblioteca ne hanno una’».
A Brescia, in un ex quartiere operaio ad alto tasso di immigrazione, la biblioteca è nata invece per fornire una struttura più solida a una pratica informale già in atto da tempo. «Le persone ci chiedevano in prestito oggetti di uso quotidiano, soprattutto tavoli per le feste a casa, così abbiamo deciso di adoperarci», racconta Marina Beatini della cooperativa “Manolibera”.
Le prenotazioni seguono anche il ritmo delle stagioni: con l’arrivo dell’estate si moltiplicano gli aspiranti escursionisti in cerca di tende da campeggio o gli appassionati di barbecue. Sono invece degli evergreen i prodotti per neonati, «per cui i genitori sarebbero altrimenti costretti a spese eccessive per un utilizzo molto breve», sottolinea Beatini, e per i quali la durata del prestito si estende fino a sei mesi.
Non solo passeggini e martelli, però, perché anche gli oggetti di valore si fanno sempre più spazio. Basta solo superare l’iniziale resistenza alla condivisione, dovuta a un feticismo per gli oggetti che è «generalmente maschile» sostiene Giuseppe, che con l’associazione “Zero” ha aperto la prima biblioteca del sud Italia, nel quartiere della Kalsa a Palermo.
«L’idea è di condividere quello che ti piacerebbe trovare. Una volta che le persone abbracciano questa filosofia iniziano a portarci anche macchine fotografiche, droni, attrezzature sportive». E se si rompono? A detta di chi lavora nelle biblioteche, gli incidenti finora sembrerebbero rarissimi, le soluzioni diverse a seconda delle sedi.
A Treviso, ad esempio, «siamo appassionati di bricolage, quindi proviamo ad aggiustare gli oggetti insieme» riferisce Stragapede. Non sono i soli, perché quasi tutti hanno un laboratorio di riparazione, tanti altri di ceramica, falegnameria o delle attività più disparate. «Il prestito di un trapano non ha un impatto concreto solo nella riduzione di Co2 – sostiene il fondatore di Leila -, ma aiuta le persone a sentirsi più coinvolte e responsabili verso gli altri».
Non più soltanto in giro per le città, presto ci si potrebbe imbattere in una biblioteca degli oggetti un po’ ovunque. «Abbiamo avviato dei progetti pilota in due grosse aziende a livello internazionale e una sperimentazione con un’università a Milano – racconta Beraldi –. Ma anche con i comuni di Bolzano e Roma, dove i box inutilizzati dei mercati rionali potrebbero essere riconvertiti in biblioteche degli oggetti di quartiere».