È il marzo del 2019 quando un feto di plastica di dieci settimane in scala 1:1 e una spilletta dorata dei piedini di un bambino concepito da tre mesi fanno la loro comparsa tra i gadget di un convegno. Verona, Congresso mondiale per la Famiglia. È il luogo e la data di nascita dell’associazione ProVita&famiglia, il centro attorno al quale ruota oggi la galassia degli anti-abortisti italiani. Un movimento che si spaccia per popolare e civico, apolitico, e intanto s’ispira ideologicamente all’ultra destra americana di Donald Trump e Steve Bannon, alla chiesa russa ortodossa, alle frange più conservatrici del Vaticano, al clero integralista spagnolo, alle forze illiberali polacche e ungheresi. E trova, qui da noi, materia fertile per fare lobby dentro le istituzioni e i partiti. Così influente da arrivare ora a trainare l’attacco palese e frontale del governo alla legge 194.
È il marzo del 2019 quando un feto di plastica di dieci settimane in scala 1:1 e una spilletta dorata dei piedini di un bambino concepito da tre mesi fanno la loro comparsa tra i gadget di un convegno. Verona, Congresso mondiale per la Famiglia. È il luogo e la data di nascita dell’associazione ProVita&famiglia, il centro attorno al quale ruota oggi la galassia degli anti-abortisti italiani. Un movimento che si spaccia per popolare e civico, apolitico, e intanto s’ispira ideologicamente all’ultra destra americana di Donald Trump e Steve Bannon, alla chiesa russa ortodossa, alle frange più conservatrici del Vaticano, al clero integralista spagnolo, alle forze illiberali polacche e ungheresi. E trova, qui da noi, materia fertile per fare lobby dentro le istituzioni e i partiti. Così influente da arrivare ora a trainare l’attacco palese e frontale del governo alla legge 194.
L’alba, certo, è precedente. La rete ha messo radici proprio all’indomani di quella norma sull’interruzione volontaria di gravidanza. C’erano già allora, tra i ‘70 e gli ‘80, i Centri per la vita, consultori creati per contrastare l’aborto, la contraccezione farmacologica e promuovere invece l’obiezione di coscienza, che ancora coinvolge 7 ginecologi su 10. Non c’erano però nelle strade i cartelloni ipertrofici con le immagini dei feti e la scritta “non uccidermi”, le croci, i poster “è l’aborto la prima causa di femminicidio nel mondo”, le donne stese a terra dopo aver assunto la Ru486 paragonata al veleno della mela di Biancaneve, le scarpe da bebè macchiate di sangue. Tutto il repertorio dell’iconografia per la vita a ogni costo gemellato con altrettanto colossali rappresentazioni della famiglia tradizionale contro l’omosessualità, la transessualità, le nozze gay, la gestazione per altri, l’adozione omogenitoriale.
Ma chi sono oggi i pro-life d’Italia? Leader, lo abbiamo detto, è ProVita&famiglia, associazione nata da un matrimonio tra due realtà: Pro Vita onlus e Generazione Famiglia. La prima fondata nel 2011, acquistando pure la rivista NotizieProVita legata alla famiglia del capo di Forza Nuova Roberto Fiore, da Toni Brandi, imprenditore del turismo col papillon al collo, 72 anni, residente a Praga, illuminato dalla storia di Chiara Corbella Petrillo, sulla via della beatificazione per aver rinunciato alle cure, morendo di tumore pur di far nascere sua figlia. La seconda è nata invece nel 2013, ispirata all’esperienza francese di Manif pour tous, dalla volontà di Jacopo Coghe, oggi portavoce dei ProVita, pubblicitario, 40 anni, sei figli, convinto che il diritto all’aborto sia «assurdo».
I circoli territoriali, si legge sul sito, sono 110. Nel 2022 hanno raccolto un milione di euro, quasi tutte donazioni liberali, quasi tutti spesi in propaganda, manifesti, congressi. Resiste poi lo storico Movimento per la Vita, fondato dal parlamentare democristiano e magistrato Carlo Casini e oggi guidato da sua figlia Marina, bioeticista, che chiama l’aborto «eliminazione» e ritiene che il frutto di uno stupro resti comunque «un diamante» da accogliere «per vincere il male con il bene». E, ancora, il Family Day: organizzato per la prima volta in grande nel 2007, ora lo guida Massimo Gandolfini, neurochirurgo e psichiatra, secondo il quale «l’aborto è un omicidio». Ha attecchito pure Citizen go, sigla ultra cattolica spagnola fondata dal nipote di un generale franchista, che festeggia il bando dell’aborto in Arizona e rastrella generose donazioni in tutto il mondo chiudendo il bilancio dello scorso anno con 4 milioni di entrate. Altre associazioni racimolano soldi pubblici, aumentati rispetto al passato. Vedi il Piemonte.
Di governo, quindi, ma pure di lotta. La prossima chiamata in piazza è per il 22 giugno. Aderiscono da Militia Christi ai Templari cattolici. Un universo oltranzista che ha siti e think tank che vanno dalla “Nuova bussola quotidiana” al Centro studi Livatino e sponsor a Chigi e in Parlamento, potendo contare sul sostegno di Fratelli d’Italia, Lega e di un pezzo di Forza Italia, firmatari nel 2022 di una Carta dei principi voluta da Coghe contro aborto e fantomatica teoria gender.
Gandolfini è, ad esempio, consulente del dipartimento antidroghe del governo. Il legale di ProVita si chiama Simone Pillon, ex senatore leghista. Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è stato mebro di Difendiamo i Nostri Figli. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana fu main sponsor del Congresso di Verona da ministro della Famiglia e sostiene la necessità di «restringere il diritto all’aborto». La senatrice di Fdi Lavinia Mennuni da consigliera comunale a Roma aveva presentato con Giorgia Meloni una delibera per la sepoltura di tutti i feti anche senza il consenso delle donne. La ministra Eugenia Roccella è stata portavoce del Family day e promuove la Giornata della vita nascente. Tra le vecchie glorie c’è Maurizio Gasparri, un tempo vicino al Movimento per la vita: a inizio legislatura ha depositato un ddl che prevede il riconoscimento della capacità giuridica al momento del concepimento.