L’Ue bacchetta l’Italia: “La norma sull’aborto non c’entra col Pnrr”
di Giovanna CasadioManifestazione del collettivo 'Non Una di Meno' in difesa della 194
(fotogramma)ROMA — La Ue bacchetta l’Italia sull’aborto. L’idea della destra di mettere nel decreto Pnrr la mozione antiabortista lascia di stucco la Commissione europea: cosa c’entra usare il provvedimento sulla governance del Pnrr per favorire le associazioni pro-vita nei consultori? Lo denuncia la portavoce Ue per gli Affari economici, Veerle Nuyts. Quindi Nuyts spiega: «Il decreto Pnrr contiene misure che riguardano la struttura di governance del Pnrr e questi aspetti sono legati effettivamente al Piano di ripresa e resilienza italiano, ma ci sono altri aspetti che non sono coperti e che non hanno alcun legame con il Pnrr, come questa norma sull’aborto».
Il “caso” delle associazioni antiabortiste nei consultori varca i confini nazionali. Non so…
ROMA — La Ue bacchetta l’Italia sull’aborto. L’idea della destra di mettere nel decreto Pnrr la mozione antiabortista lascia di stucco la Commissione europea: cosa c’entra usare il provvedimento sulla governance del Pnrr per favorire le associazioni pro-vita nei consultori? Lo denuncia la portavoce Ue per gli Affari economici, Veerle Nuyts. Quindi Nuyts spiega: «Il decreto Pnrr contiene misure che riguardano la struttura di governance del Pnrr e questi aspetti sono legati effettivamente al Piano di ripresa e resilienza italiano, ma ci sono altri aspetti che non sono coperti e che non hanno alcun legame con il Pnrr, come questa norma sull’aborto».
Il “caso” delle associazioni antiabortiste nei consultori varca i confini nazionali. Non solo le opposizioni, ma anche i più scettici nella maggioranza, si erano resi conto dell’incongruità del mezzo scelto per imporre l’emendamento di FdI in cui si prevede che, «senza nuovi o maggiori oneri» per la finanza pubblica, siano coinvolti nei consultori «soggetti del terzo settore» con «una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità». Le associazioni delle donne, la sinistra e la Cgil sono pronte a scendere in piazza, perché è chiara l’intenzione: consentire la presenza degli antiabortisti per dissuadere una donna nel momento più difficile, sofferto e drammatico di interruzione della gravidanza.
Malgrado le rassicurazioni della premier Giorgia Meloni di non voler cambiare la 194, e benché da Fratelli d’Italia — il capogruppo Tommaso Foti in testa — parta un tam tam per derubricare a fake news l’allarme antiabortista, i dubbi montano nella stessa maggioranza. Matteo Salvini interviene: «In fatto di aborto l’ultima parola spetta sempre e comunque alla donna». Il leader leghista non può non prendere atto dei malumori dei suoi, che giovedì a Montecitorio in 15 (più il forzista Paolo Emilio Russo) si sono astenuti su un ordine del giorno del Pd che ribadiva i principi di autodeterminazione e diritto delle donne all’aborto legale.
Ora il decreto Pnrr, con il suo “vagone” a favore dei pro-life, passa al Senato per l’approvazione definitiva. Arriva blindato, nel senso che quasi certamente sarà posta la fiducia, quindi immodificabile. Ma il capogruppo dem Francesco Boccia annuncia un fuoco di fila di ordini del giorno e di mozioni che proveranno a picconare il testo anti-aborto. Alla Camera la presidente dei deputati di Avs, Luana Zanella, avverte: «Parlerò con le altre colleghe dell’opposizione per trovare un modo, con un emendamento al primo provvedimento utile, per cancellare questa furbata della destra». È il leader dei 5Stelle, Giuseppe Conte a lanciare un appello per abbassare i toni, non toccare la 194 ma anche evitare battaglie ideologiche: «Non riapriamo conflitti ideologici inutili. C’è una legge da tanto, consentiamo che sia applicata a tutte le donne che lo richiedono».
Però dalle Regioni parte la reazione al voto del Parlamento. In Veneto, le opposizioni hanno preparato un mozione in cui si chiede alla giunta governata dal leghista Luca Zaia di rinunciare alla presenza dei pro-life. Così in Toscana. Stefano Bonaccini, il governatore dell’Emilia Romagna e presidente del Pd, che si è visto impugnare dall’esecutivo le delibere regionali sul fine vita, accusa: «Mi pare che sul tema dei diritti e in particolare di quelli delle donne ci sia un attacco molto preciso».
Sono i meloniani a difendere a spada tratta la scelta a favore dei pro-vita. Foti parla di «scarsa conoscenza» della questione nel merito da parte della portavoce Ue. Augusta Montaruli di «ennesima menzogna della sinistra». Fabio Rampelli di «sinistra che parla male dell’Italia». Tutti a sottolineare che l’articolo 2 della legge 194 del 1978 — ottenuta dalle donne dopo decenni di lotta, per legalizzare l’aborto — parla della presenza di associazioni nei consultori. La dem Valeria Valente chiarisce che in quell’articolo ci si riferisce alla loro presenza “dopo” la maternità.