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Piantedosi invoca la stretta sui cortei: “Pene più dure a chi assale gli agenti”

Scontri tra agenti e studenti a Torino (agf)
Il ministro dell’Interno “Il pacchetto sicurezza non è più rinviabile, e i fatti di Torino lo dimostrano”
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ROMA – Prima Pisa e Milano, poi Torino alla vigilia di un 25 aprile ricco di manifestazioni, con la tensione che si taglia a fette e i movimenti universitari in fibrillazione. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi garantisce che nelle università «il proficuo e costante dialogo tra le forze di polizia e le istituzioni accademiche ha consentito di assicurare ottimali livelli di sicurezza, nel pieno rispetto dell’autonomia degli atenei», ma dopo i nuovi scontri di Torino sente il bisogno di serrare le file delle forze dell’ordine e promette: «Subito l’ok al disegno di legge per tutelare le forze di polizia». Si riferisce alla stretta contro i violenti prevista dal pacchetto sicurezza varato dal Consiglio dei ministri a novembre e mai approvato dal Parlamento.

I tre disegni di legge di cui si sono perse le tracce

Sono passati cinque mesi e di quei tre disegni di legge, che aumentano le pene per chi commette violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale e per chi istiga alla di…

ROMA – Prima Pisa e Milano, poi Torino alla vigilia di un 25 aprile ricco di manifestazioni, con la tensione che si taglia a fette e i movimenti universitari in fibrillazione. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi garantisce che nelle università «il proficuo e costante dialogo tra le forze di polizia e le istituzioni accademiche ha consentito di assicurare ottimali livelli di sicurezza, nel pieno rispetto dell’autonomia degli atenei», ma dopo i nuovi scontri di Torino sente il bisogno di serrare le file delle forze dell’ordine e promette: «Subito l’ok al disegno di legge per tutelare le forze di polizia». Si riferisce alla stretta contro i violenti prevista dal pacchetto sicurezza varato dal Consiglio dei ministri a novembre e mai approvato dal Parlamento.

I tre disegni di legge di cui si sono perse le tracce

Sono passati cinque mesi e di quei tre disegni di legge, che aumentano le pene per chi commette violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale e per chi istiga alla disobbedienza, e soprattutto che autorizzano gli agenti a portare un’arma privata fuori servizio, si sono perse le tracce. O meglio: il primo dei tre disegni di legge giace dai primi di marzo in commissione Affari costituzionali della Camera. Ma l’esame degli articoli è ancora alle battute iniziali. Di settimana in settimana è andato slittando fuori da ogni corsia preferenziale, dove il governo ha preferito far passare prima il disegno di legge sull’autonomia e poi quello sulla cybersicurezza, ritenuti più urgenti.

"Approvare il pacchetto sicurezza”

Ma Piantedosi, come aveva fatto a febbraio dopo la manifestazione a Pisa finita a manganellate sui liceali, ieri è tornato a chiedere che il pacchetto sicurezza venga approvato con urgenza dal Parlamento. «Un pilastro del disegno di legge del governo sulla sicurezza, all’esame della commissione Affari costituzionali — ha spiegato il ministro al Question time — è dedicato alla tutela degli operatori di polizia durante lo svolgimento dei loro compiti. Si tratta di misure, soprattutto queste ultime, che ho fortemente voluto e che ritengo non più procrastinabili, come anche i fatti di ieri a Torino dimostrano. Lo dobbiamo alle donne e uomini in divisa che, per adempiere ai loro doveri e per garantire i nostri diritti, sono quotidianamente esposti ad aggressioni, minacce e violenze messe in atto da chi ha l’unico obiettivo di non rispettare le leggi e di provocare disordini».

La deriva securitaria

La ricetta del ministro è sempre quella della deterrenza, nuovo step di quella deriva securitaria che è la stella polare del governo Meloni. E dunque, le «maggiori tutele» per le forze dell’ordine di cui parla Piantedosi passano dall’aumento delle pene per i reati di violenza, minaccia, resistenza e lesioni nei confronti di un pubblico ufficiale, dall’istituzione di due nuovi reati, il blocco stradale (finora illecito amministrativo) con pene fino a due anni, e la rivolta in carcere o nei Cpr dove vengono reclusi i migranti. Le opposizioni annunciano battaglia su un’altra misura definita «da Far west», quella che consentirà agli uomini delle forze dell’ordine di andare in giro con un’arma privata (senza licenza) fuori dagli orari di servizio.

Le truffe agli anziani

Nel disegno di legge anche altre due misure che aumentano le pene nei confronti di chi truffa gli anziani ma anche di chi impiega minori per l’accattonaggio. E poi quella, molto controversa, disegnata per colpire le borseggiatrici che agiscono nelle stazioni o in metropolitana mentre sono incinte, evitando così la detenzione. Con le nuove norme, il differimento della pena per le donne in gravidanza condannate o madri di bimbi fino a tre anni non sarà più obbligatorio. Se recidive, il giudice potrà disporre che siano detenute in strutture dedicate.

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