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Il climatologo che vive come Greta: “Vegetariano, vado a piedi e acquisto solo merce sfusa. Dare l’esempio funziona”

Zardi e i suoi studenti sul treno per Innsbruck 
Dino Zardi, insegna Fisica dell’atmosfera all’Università di Trento: “Ai miei ragazzi dico che per salvare il pianeta non bastano le proteste: devono studiare di più per diventare davvero efficaci”
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I viaggi: preferibilmente in treno. Il riscaldamento: si deve gelare davvero. Il cibo: pranzo portato da casa, con frutta e verdura. La spesa: merce sfusa ove possibile, packaging di plastica il meno possibile.

Dino Zardi, 58 anni, insegna fisica dell’atmosfera all’Università di Trento ed è stato per tre mandati presidente dell’Aisam (Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia). Conosce i rischi della “terra incognita” che stiamo attraversando («quel che accade oggi il pianeta non l’ha conosciuto mai») e oltre a predicare bene, si comporta di conseguenza: «Per convincere gli altri nulla è meglio dell’esempio».

Si ispira a Greta Thunberg?

«Con una differenza importante».

Quale?

«Greta è diventata famosa per il suo sciopero dalla scuola. Io credo invece che per contrastare il cambiamento climatico serva più scuola. Dobbiamo capire la Terra a fondo per tenerla in salute. La penso come don Milani: contro la scuola non si può scioperare. Semmai ci si dovrebbe andare an…

I viaggi: preferibilmente in treno. Il riscaldamento: si deve gelare davvero. Il cibo: pranzo portato da casa, con frutta e verdura. La spesa: merce sfusa ove possibile, packaging di plastica il meno possibile.

Dino Zardi, 58 anni, insegna fisica dell’atmosfera all’Università di Trento ed è stato per tre mandati presidente dell’Aisam (Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia). Conosce i rischi della “terra incognita” che stiamo attraversando («quel che accade oggi il pianeta non l’ha conosciuto mai») e oltre a predicare bene, si comporta di conseguenza: «Per convincere gli altri nulla è meglio dell’esempio».

Si ispira a Greta Thunberg?

«Con una differenza importante».

Quale?

«Greta è diventata famosa per il suo sciopero dalla scuola. Io credo invece che per contrastare il cambiamento climatico serva più scuola. Dobbiamo capire la Terra a fondo per tenerla in salute. La penso come don Milani: contro la scuola non si può scioperare. Semmai ci si dovrebbe andare anche di domenica».

È mai sceso in piazza per il clima?

«Una volta i Fridays for Future mi hanno invitato a una protesta a Trento. Ho accettato, a patto che prima loro partecipassero alla mia lezione sul cambiamento climatico all’università. Non sono venuti».

I ragazzi esagerano con le loro proteste?

«Il cambiamento climatico è un problema molto grave. Può non essere sbagliato ricorrere ad atteggiamenti estremi. A volte però servirebbe più realismo e un senso più esatto dei numeri. Anche per noi scienziati d’altra parte alcuni effetti della crisi climatica sono difficili da interpretare. Una trasformazione così repentina non è mai avvenuta sul pianeta. Solo pochi anni fa pensavamo che la soglia di 400 parti per milione di anidride carbonica nell’atmosfera fosse qualcosa di inaudito. Oggi siamo a 420 senza alcun segnale di rallentamento. Ci muoviamo in una terra incognita. Davvero non sappiamo quel che potrebbe avvenire domani».

Qual altri buoni esempi dà?

«In città mi muovo a piedi. In passato andavo più in bicicletta. Col traffico di oggi mi sento meno sicuro. Servono più piste ciclabili, anche per evitare incidenti. Sono tornato di recente a Vienna (in treno, certo) e ho trovato una rete di piste ciclabili molto sviluppata. A Trento ho suggerito di istituire una linea di bus circolare per le facoltà scientifiche, sulla collina a est della città. Per andare in Dipartimento con i mezzi serve un’ora, in auto 15 minuti. Perfino molti studenti vengono in macchina, e l’università ha costruito un garage per loro. Non una politica ambientale che vorremmo».

Chi sono i suoi studenti?

«Dal 2018 abbiamo una doppia laurea magistrale internazionale in meteorologia ambientale in collaborazione con l’Università di Innsbruck. Forma esperti di previsioni, ma capaci anche di comprendere il ciclo idrologico che sta cambiando, la qualità dell’aria, per la quale da anni l’Unione Europea ha messo in procedura di infrazione l’Italia, le rinnovabili, che dipendono tutte dalle condizioni meteo».

Gli iscritti sono anche attivisti?

«Molti sono attivisti, anche decisi, ma hanno pensato giustamente che per essere più efficaci devono studiare. Per le uscite abbiamo scelto di abbandonare i pullman: siamo appena andati a Innsbruck in treno. Per le mete in montagna usiamo la funivia. Molti iscritti provengono dall’Africa, dove la crisi climatica è acuta. Sono ragazzi che hanno personalità. Potranno diventare quello che il movimento per l’ambiente oggi non ha: degli influencer per il clima».

Gli chiede di studiare per poi diventare Chiara Ferragni?

«C’è bisogno di persone capaci di trascinare, di orientare i consumatori verso scelte sostenibili. Greta si sta concentrando sulle proteste, ed è giusto, ma le proteste da sole non bastano. Gandhi non si limitava a manifestare: ha creato movimenti di massa contro i monopoli produttivi dell’impero britannico. Quando organizzava la marcia del sale o incitava a filare in proprio il cotone, sapeva di colpire settori economici vitali per Londra. Aveva studiato e aveva sviluppato una strategia».

Tra voi esperti e i ragazzi che protestano non è mai scoccata la scintilla. Perché?

«Sono stato a parlare in varie scuole, ma perlopiù invitato dagli insegnanti. Greta ha trasformato la protesta per il clima in uno scontro fra generazioni: il messaggio è che i giovani soffrono il problema, mentre noi vecchi non capiamo».

Anche i suoi colleghi climatologi sono coerenti nella vita quotidiana?

«Altroché, alcuni sono più radicali di me: sono vegani o usano solo mezzi pubblici e bicicletta».

Ha figli? Come vede il loro futuro?

«Sì, quattro, abbastanza diversi fra loro nell’atteggiamento nei confronti del clima. Sul futuro resto ottimista, ma temo che i nostri figli vivranno in un pianeta meno confortevole rispetto a oggi».

Perché le rinnovabili crescono ma il caldo peggiora?

«Perché la transizione energetica è troppo lenta. Il clima di oggi nasce da decenni di emissioni del passato. Non invertiremo la rotta in un giorno. Il nostro cruscotto è la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera. Per ora resta in aumento. Quando comincerà a scendere saremo sulla strada giusta. Un tempo pensavamo che fosse impossibile vietare il fumo o fare la differenziata, Oggi ci sembrerebbe innaturale il contrario. Un giorno sarà così anche per l’uso delle automobili. Costruiremo case a impatto zero, useremo il teleriscaldamento e la geotermia. Guardando indietro ai tempi di oggi ci chiederemo stupiti: ma come facevano a trattare l’ambiente così?».

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