Elvio Chiricozzi, il sole della pittura oltre le nuvole
di Carlo Alberto BucciROMA – «Vanno, vengono …». Così dicevano Lalla Pisano e Maria Mereu nelle Nuvole cantate da Fabrizio De André. «Vanno e vengono» con il vento e come le vite degli uomini. A meno che qualcuno non le fermi in un’immagine solida. È il compito di Elvio Chiricozzi, protagonista della tredicesima e ultima personale del ciclo “Realia” che la galleria La Nuova Pesa di Simona Marchini, sotto la direzione di Matteo Di Stefano, ha iniziato dopo il Covid per rimettere al centro della scena la realtà concreta dell’arte.
Il coinvolgimento dello spazio attorno
Ed Elvio Chiricozzi, nonostante la sostanza aerea e soffice dei soggetti che interpreta, è un faber di materia, arte e cose. Capace di coinvolgere con la sua pittura lo spazio attorno. In realtà, è fatta di pittura solo una delle sedici opere che il 59enne pittore viterbese, da anni radicato a Roma, espone fino al 21 giugno (via del Corso 530, mattina e pomeriggio, dal lunedì al venerdì, tel. 06 3610892), accompagnato da un breve, poetico test…
ROMA – «Vanno, vengono …». Così dicevano Lalla Pisano e Maria Mereu nelle Nuvole cantate da Fabrizio De André. «Vanno e vengono» con il vento e come le vite degli uomini. A meno che qualcuno non le fermi in un’immagine solida. È il compito di Elvio Chiricozzi, protagonista della tredicesima e ultima personale del ciclo “Realia” che la galleria La Nuova Pesa di Simona Marchini, sotto la direzione di Matteo Di Stefano, ha iniziato dopo il Covid per rimettere al centro della scena la realtà concreta dell’arte.
Il coinvolgimento dello spazio attorno
Ed Elvio Chiricozzi, nonostante la sostanza aerea e soffice dei soggetti che interpreta, è un faber di materia, arte e cose. Capace di coinvolgere con la sua pittura lo spazio attorno. In realtà, è fatta di pittura solo una delle sedici opere che il 59enne pittore viterbese, da anni radicato a Roma, espone fino al 21 giugno (via del Corso 530, mattina e pomeriggio, dal lunedì al venerdì, tel. 06 3610892), accompagnato da un breve, poetico testo di Giovanni Damiani. Tutte le altre sono frutto dell’insistere con la grafite sul fondo preparato a gesso, che sia tela o tavola. Tuttavia, anche nei più vasti di questi disegni, come Ritroverai le nubi (due metri per due) è difficile sfuggire alla sensazione di essere al cospetto di un grande dipinto. Lo sforzo è stato titanico. Ricoprire quattro metri quadrati di superficie candida – il bianco delle nuvole è il fondo lasciano intonso - intrecciando segni minuti, tratteggi sapienti di centinaia di matite, per restituire una realtà “altra” al dato naturalistico che ha incantato Aristofane, Leonardo, Constable.
Anche i fulmini per una tempesta
Piccole nubi, alternate da fulmini e lampi, sono esposte l’una stretta all’altra a formare un’efficace installazione orizzontale, quasi una Tempesta giorgionesca. Mentre nella grande sala della galleria troviamo il trittico con due smisurate, recentissime Nuvole sole (solitarie, sì, ma c’è di mezzo anche la stella che ci scalda) in cui si resta incantati anche dalla trama e dalle curve dei segni che, come le opere di Alighiero Boetti colorate con la biro su carta, coprono compatte la superficie di fondo del cielo. Al centro, Ultima nuvola (due metri per tre): la più recente, certo, ma è come se Chiricozzi annunciasse di non volerne fare più.
L’omaggio commosso ai galleristi Paludetto
E allora torniamo all’ingresso della galleria dove troviamo un altro tre metri per due, Suono per nuvole del 2015. Esposto già da Paludetto a Torino, il quadro è riproposto ora - in verticale però: del resto qual è il verso delle nuvole? - come omaggio commosso ai galleristi Franz e Davide, padre e figlio, scomparsi l’anno scorso. Ma questa tempera su tela è forse anche un annuncio di un nuovo corso dell’arte di Chiricozzi. Con il giallo della pittura, monocroma e “astratta”, che tinge di luce solare la stanza che, come recita il titolo della mostra, S’imbeve di cielo.