Intervista sulla crisi climatica a Pichetto Fratin: “Il futuro è l’auto elettrica, ma alla Ue dico di togliere il bando al motore a scoppio”
Torino – “L’auto elettrica? Farà la parte del leone. Il gas naturale? Per i prossimi trent’anni sarà fondamentale. I biocarburanti? La loro presenza nel testo finale di questo G7 sono un nostro successo”.
Gilberto Pichetto Fratin si dice molto soddisfatto di quella che ama definire la “Carta di Venaria”, il comunicato congiunto con il quale si è conclusa la due giorni che ha concentrato a Torino i ministri dell’Ambiente dei sette Paesi più industrializzati e non solo. Eppure si colgono numerose contraddizioni tra il testo approvato ieri e alcune delle posizioni espresse dal governo di cui Pichetto Fratin fa parte.
Ministro, perché considera un successo il G7 da lei presieduto?
«Abbiamo raggiunto un accordo anche quando le posizioni di partenza erano molto distanti. Per esempio, il carbone, di cui abbiamo deciso l’abbandono entro il 2035, stava a cuore a membri del G7 che lo utilizzano ancora in grandi quantità per produrre energia».
Giappone e Germania?
«Lo lascio dire a lei. Comunque…
Torino – “L’auto elettrica? Farà la parte del leone. Il gas naturale? Per i prossimi trent’anni sarà fondamentale. I biocarburanti? La loro presenza nel testo finale di questo G7 sono un nostro successo”.
Gilberto Pichetto Fratin si dice molto soddisfatto di quella che ama definire la “Carta di Venaria”, il comunicato congiunto con il quale si è conclusa la due giorni che ha concentrato a Torino i ministri dell’Ambiente dei sette Paesi più industrializzati e non solo. Eppure si colgono numerose contraddizioni tra il testo approvato ieri e alcune delle posizioni espresse dal governo di cui Pichetto Fratin fa parte.
Ministro, perché considera un successo il G7 da lei presieduto?
«Abbiamo raggiunto un accordo anche quando le posizioni di partenza erano molto distanti. Per esempio, il carbone, di cui abbiamo deciso l’abbandono entro il 2035, stava a cuore a membri del G7 che lo utilizzano ancora in grandi quantità per produrre energia».
Giappone e Germania?
«Lo lascio dire a lei. Comunque in quei Paesi una decisione del genere pesa molto di più rispetto, per esempio, all’Italia, la cui dipendenza dal carbone è molto bassa».
L’Italia continua a insistere sui biocombustili, ma al G7 è parsa isolata su questo argomento.
«Per noi i biocarburanti sono importanti perché rappresentano un percorso di decarbonizzazione a basse emissioni. Certo, lo sono molto meno per la Francia, che avendo una grande produzione di energia nucleare punta decisamente sull’elettrico».
Tuttavia, nel testo finale di 35 pagine, i biocarburanti sono citati in appena due passaggi di poche righe. Non è un po’ poco per rivendicarlo come un successo?
«Abbiamo usato la stessa formulazione usata alla Cop28 di Dubai. E già il fatto che i biocarburanti siano stati menzionati è un fatto politico rilevante. Se poi si considera che il testo è stato sottoscritto dai sette Paesi più industrializzati, di cui alcuni membri della Ue, credo che Bruxelles dovrebbe tenerne conto».
Lei ha ingaggiato con la Commissione europea un braccio di ferro anche sulle auto a combustione interna. Pochi giorni fa ha dichiarato che si batterà per rimuovere il bando alla costruzione di nuove auto endotermiche nel 2035. Eppure nel testo del G7 si dice chiaramente che “l’elettrificazione è la tecnologia chiave per la decarbonizzazione del trasporto stradale”. Non vede una contraddizione?
«Sono convinto che nell’industria automobilistica la parte del leone la farà l’elettrico. Quello che non è ammissibile, nel provvedimento europeo contenuto nel Fit for 55, è che la politica dica oggi dove la tecnologia sarà nel 2035. Il motore elettrico è certamente più semplice, ha sette volte meno pezzi di quello a combustione, però ci sono motori endotermici che possono essere a emissioni zero, per esempio se alimentati con gli e-fuel o con i biofuel che sostiene l’Italia. Per me è una assurdità che una direttiva europea abbia indicato lo strumento (l’auto elettrica) anziché l’obiettivo finale (il taglio delle emissioni)».
Per quanto riguarda il gas naturale, la dichiarazione finale del G7 specifica che gli investimenti pubblici “sono appropriati come risposta temporanea in circostanze eccezionali”. Invece, il governo di cui lei fa parte investe in nuovi gasdotti per fare dell’Italia un hub europeo del gas. Nemmeno in questo caso c’è contraddizione?
«Per i prossimi trent’anni il gas sarà un vettore energetico fondamentale, perché ci permetterà di eliminare del tutto il carbone e di ridurre sempre più il petrolio. Ma sappiamo che il consumo di gas dovrà scendere. Però, nell’ottica di un ammortamento trentennale, le infrastrutture sono assolutamente necessarie».
Altro fronte con la Ue, le case green. Eppure nella “Carta di Venaria” si sottolinea il ruolo pubblico nell’incentivare l’efficienza energetica.
«Sono stato io a dare disposizione di votare contro. Perché, pur migliorato, il provvedimento non è compatibile con la situazione italiana: l’80% di famiglie proprietarie di casa, 50mila borghi, 3/4 delle case che hanno più di settant’anni. Ora ho istituito un gruppo di lavoro che dovrà suggerire al governo un percorso per l’efficientamento energetico dei fabbricati da qui al 2050. E in base al percorso individuato valuteremo il tipo di intervento pubblico».