Spazio, la Cina torna sul lato nascosto della Luna: spedirà campioni di suolo lunare verso la Terra
di Matteo MariniLa Cina è pronta a tornare sulla faccia nascosta della Luna per una nuova prima volta. Alle 11,27 ora italiana è decollata la missione Chang’e-6, che avrà il compito di scendere in una regione dell’emisfero lontano, raccogliere campioni di suolo e spedirli verso la Terra, per essere analizzati in laboratorio. Nessun era mai riuscito in un’impresa del genere perché nessuno ci aveva anche solo provato.
Discesa, decollo e ritorno
Chang’e-6 si è staccata dal cosmodromo di Wenchang in testa a un razzo Lunga marcia 5 per una missione che durerà in tutto 53 giorni. Circa 36 minuti dopo il lancio con l’ultima spinta dal secondo stadio, si è separata dal vettore per entrare nella traiettoria di inserzione lunare. Ora Chang’e-6 procede da sola verso il proprio obiettivo. Destinazione: bacino di Atken, nella regione del polo sud, un gigantesco e antichissimo cratere (forse uno tra i più antichi) generato da un impatto violentissimo che si pensa possa aver portato alla luce materiali dal mantello…
La Cina è pronta a tornare sulla faccia nascosta della Luna per una nuova prima volta. Alle 11,27 ora italiana è decollata la missione Chang’e-6, che avrà il compito di scendere in una regione dell’emisfero lontano, raccogliere campioni di suolo e spedirli verso la Terra, per essere analizzati in laboratorio. Nessun era mai riuscito in un’impresa del genere perché nessuno ci aveva anche solo provato.
Discesa, decollo e ritorno
Chang’e-6 si è staccata dal cosmodromo di Wenchang in testa a un razzo Lunga marcia 5 per una missione che durerà in tutto 53 giorni. Circa 36 minuti dopo il lancio con l’ultima spinta dal secondo stadio, si è separata dal vettore per entrare nella traiettoria di inserzione lunare. Ora Chang’e-6 procede da sola verso il proprio obiettivo. Destinazione: bacino di Atken, nella regione del polo sud, un gigantesco e antichissimo cratere (forse uno tra i più antichi) generato da un impatto violentissimo che si pensa possa aver portato alla luce materiali dal mantello. Per questo si tenterà lo sbarco qui. La missione è formata da cinque elementi: un orbiter, un lander, un modulo di ascesa, uno di rientro verso la Terra e una capsula.
Le operazioni di raccolta
Dopo il lancio e l’inserimento in orbita lunare con una serie di rivoluzioni ellittiche sempre più strette, il lander si staccherà dall’orbiter per scendere sulla superficie un mese circa dopo la partenza. Il secondo resterà invece in attesa in orbita. Una volta sbarcato nell’Atken basin, all’interno di un altro cratere, l’Apollo, inizierà le operazioni di raccolta: un ‘cucchiaio’ preleverà campioni in superficie; con un trapano arriverà a scavare fino a due metri; in tutto si spera di ottenere due chili di materiali da inserire in una capsula all’interno del modulo di ascesa. A quel punto inizierà la fase più delicata della missione: l’ascender accenderà il suo razzo per decollare e raggiungere di nuovo l’orbiter al quale passerà la capsula con i campioni.
Nella pancia dell’orbiter il carrier raccoglierà il materiale e partirà destinazione Terra. Una volta giunto in prossimità del nostro Pianeta, il corriere spaziale rilascerà la capsula che farà rientro in atmosfera per essere raccolta dopo che avrà toccato il suolo. Pechino, a fare tutto questo, ci aveva già provato e ci era riuscita, nel 2020. Solo che lo aveva fatto allunando nell’emisfero a noi visibile. Ora la prova è tecnicamente più complessa.
Il lato “buio”
L’altra faccia della Luna in un certo senso è davvero “buia”, come cantavano i Pink Floyd. Si tratta però di un buio radio: non essendoci visibilità diretta con la Terra, perché il nostro satellite ci rivolge sempre lo stesso emisfero, non è possibile mantenere un collegamento diretto via radio. La Cina così ha inviato, a marzo di quest’anno, Queqiao 2, un satellite che grazie alla sua orbita e in tandem con un gemello usato nel 2018 per la prima missione nell’emisfero lontano (Chang’e-4), manterrà il link con il centro di controllo dell’Agenzia spaziale cinese.
Ed è una faccia molto diversa da quella che mostra a noi. Rivolta sempre verso lo spazio esterno, presenta molti più crateri, una crosta più spessa e non ha i vasti mari, le zone scure che dominano la metà a noi familiare. Analizzarne un pezzetto potrebbe far luce sui motivi di queste differenze così evidenti e sull’origine ed evoluzione stessa del nostro satellite.
Una collaborazione internazionale
Chang’e-6 non monta solamente strumenti cinesi. Prima di allunare, dall’orbiter si staccherà un cubesat progettato da studenti pakistani che scatterà immagini alla ricerca di ghiaccio. A bordo, invece, porta anche payload europei, tra i quali uno italiano. Inrri (Instrument for landing-roving laser retroflector investigations), gestito dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) è uno specchio laser già montato sui lander marziani Schiaparelli e Insight, fornito dall’Agenzia spaziale italiana che, come quelli delle missioni Apollo, permetterà di localizzare con precisione il lander una volta posatosi sulla Luna. Lo strumento francese Detection of outgassing radon (Dorn) osserverà il degassamento del radon dalla crosta lunare, mentre l'esperimento svedese Negative ions at the lunar surface (Nildsd) fornito dall'Agenzia spaziale europea rileverà gli ioni negativi emessi dalla superficie lunare a causa del vento solare.
La sesta missione
Per la Cina si tratta della sesta missione del suo programma lunare, finora senza nemmeno un fallimento, anche questo a suo modo un record. Dopo essere diventata la terza nazione a posarsi sul suolo del nostro satellite naturale, con Chang’e-4, nel 2019, è diventata la prima a essere sbarcata sul lato nascosto della Luna e ora punta a un nuovo record. Sarà una dimostrazione tecnologica molto importante per Pechino che mira anche a sbarcare con un equipaggio di taikonauti (la denominazione cinese degli astronauti) nel 2029, in diretta concorrenza con gli Stati Uniti e l’Europa. Il programma Artemis della Nasa, infatti, prevede il primo allunaggio nel 2026, ma è già noto che probabilmente non avverrà prima dell’inizio del 2027 con ulteriori possibilità di slittamenti all’orizzonte. Una nuova corsa alla Luna, dopo quella degli anni ‘60, che si preannuncia un testa a testa.