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Acqua record a Venezia, ma il Mose non è la soluzione. “Il sollevamento continuo mette a rischio l’ecosistema. Serve un nuovo modello per la Laguna”

I ricercatori del Cnr Georg Umgiesser e Davide Tagliapietra nel loro saggio: “Più aumenta il livello del mare e più verrà sollevato il Mose, ma con delle conseguenze perché mancherebbe lo scambio di materiale genetico con il mare”
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VENEZIA – Il 2024 verrà ricordato come un anno da record di acqua alta con 79 casi di marea superiore agli 80 cm registrati solo nei primi quattro mesi, inclusi 14 episodi di marea eccezionale evitati dal sollevamento del Mose. Nel 2023 i casi fino ad aprile sono stati 24, quasi tre volte meno. Se si aggiungono i primi due giorni di maggio siamo a 81 casi superiori agli 80 cm, record assoluto dal 1872, anno in cui si è iniziato a registrare i dati dell’acqua alta in maniera scientifica e continuativa. In questi giorni spesso si sono viste immagini di Venezia con l’acqua alta, seguite dalla domanda: «E il Mose?». La barriera protettiva si alza per ora solo con una marea prevista superiore ai 120 cm e soltanto quando verrà ultimata scatterà a 110 cm, attualmente corrispondente all’allagamento del 12% della superficie di Venezia (Piazza San Marco e altre poche aree). Dal 3 ottobre 2020, anno in cui è entrato in funzione, si è attivato 84 volte per una spesa di circa 200 mila euro ciascun…

VENEZIA – Il 2024 verrà ricordato come un anno da record di acqua alta con 79 casi di marea superiore agli 80 cm registrati solo nei primi quattro mesi, inclusi 14 episodi di marea eccezionale evitati dal sollevamento del Mose. Nel 2023 i casi fino ad aprile sono stati 24, quasi tre volte meno. Se si aggiungono i primi due giorni di maggio siamo a 81 casi superiori agli 80 cm, record assoluto dal 1872, anno in cui si è iniziato a registrare i dati dell’acqua alta in maniera scientifica e continuativa. In questi giorni spesso si sono viste immagini di Venezia con l’acqua alta, seguite dalla domanda: «E il Mose?». La barriera protettiva si alza per ora solo con una marea prevista superiore ai 120 cm e soltanto quando verrà ultimata scatterà a 110 cm, attualmente corrispondente all’allagamento del 12% della superficie di Venezia (Piazza San Marco e altre poche aree). Dal 3 ottobre 2020, anno in cui è entrato in funzione, si è attivato 84 volte per una spesa di circa 200 mila euro ciascuna.

Il Mose allontana la percezione dell’innalzamento del livello del mare che in realtà continua ad avanzare, come previsto e già ampiamente annunciato dagli scienziati da anni. Più si alza il livello del mare, più si solleva il Mose, più si chiude la Laguna e più si mette a rischio l’intero ecosistema, senza contare che Venezia è una città sprovvista di un sistema fognario e senza un ricambio di acque quotidiano diventerebbe ancora di più un problema.

Se, come previsto, nel 2100 il livello del mare dovesse alzarsi di un metro, che cosa ne sarebbe di Venezia? Sebbene il Mose abbia dimostrato di funzionare e stia di fatto proteggendo la città da potenziali danni catastrofici, gli scienziati hanno sottolineato come di questo passo, tra qualche decennio, il sollevamento della grande opera arriverà a essere così frequente da minacciare il fragile ecosistema lagunare. La Laguna è infatti un ecosistema vivo che, attraverso le quotidiane e normali maree, respira attraverso un continuo cambio di acque e di organismi in esse contenute.

Fino a quando il Mose?

La domanda sul futuro della Laguna è già parte da tempo del dibattito tra scienziati, ma non lo è ancora tra l’opinione pubblica. Per loro la realizzazione del Mose non è infatti che un traguardo temporaneo. «Tra qualche decennio si parlerà di quando aprire le paratoie mobili, più che di quando chiuderle. Per salvare la città di Venezia da una sommersione definitiva, la chiusura permanente delle bocche di porto non può essere evitata» hanno scritto Georg Umgiesser e il collega (deceduto lo scorso settembre) Davide Tagliapietra nell’articolo Venice and its Lagoon fin de siècle, pubblicato qualche mese fa su Regional Enviromental Change da Springer Nature. Nel saggio i due ricercatori del CNR Venezia spiegano come una riflessione sul post Mose sia ancora restia a essere accettata. «Il sistema lagunare si fonda sulle maree che modellano le forme del territorio e i gradienti fisico-chimici che determinano la struttura della comunità biologica» spiega Umgiesser. «Più aumenta il livello del mare e più verrà sollevato il Mose, ma con delle conseguenze perché mancherebbe lo scambio di materiale genetico con il mare».

Il pericolo che il mare prenda il sopravvento

Il pericolo è che, a lungo andare, il mare prenda il sopravvento trasformando Venezia definitivamente in una città costiera. «Si è iniziato a riflettere a un sistema che proteggesse la città dopo la grande alluvione del 1966, arrivando alla posa della prima pietra del Mose nel 2003» prosegue Umgiesser «Considerato il tempo che ci vuole a mettere a punto una soluzione, bisogna iniziare fin da adesso a pensare al destino della città perché il 2100 è già alle porte». La soluzione non c’è, ma ci sono delle proposte per un nuovo modello di Laguna basato sullo studio degli scenari climatici, ambientali e socio-ecologici più probabili. Gli scienziati stanno già studiando «l’ecologia dei corpi idrici chiusi costieri, come i laghi costieri e i laghi chiusi e aperti a intermittenza, presenti lungo le coste più calde del Mediterraneo, del Sud America e dell'Oceania».

Un nuovo modello di Laguna

I problemi di immaginare un nuovo modello di Laguna aumentano se si iniziano a prendere in considerazione altri fattori, come l’inquinamento idrico (la necessità quindi di un sistema fognario innovativo) e quello atmosferico (la gestione delle emissioni dell’aeroporto e delle navi). Nell’articolo degli scienziati è inevitabile che Porto industriale e turistico siano delocalizzati e spostati fuori dalla Laguna, ma questa consapevolezza per adesso si trova solo nell’ambito degli esperti.

«Il mare molto probabilmente salirà a livelli insostenibili prima della fine di questo secolo e il mondo civile deve essere pronto ad affrontare questi cambiamenti epocali». Per adesso si pensa a sollevare la città, come sta avvenendo all’insula di San Marco. Chi viene in città in questo periodo avrà visto che ci sono molti lavori in corso nella Piazza. Sono quelli preparatori che servono per portare l’area a 110 cm in modo da rimanere sempre asciutta dato che a quel livello nei prossimi mesi verrà sollevato il Mose. Dopo l’articolo pubblicato dagli scienziati del CNR, Umgiesser sta collaborando alla stesura di un altro lavoro sul futuro della città insieme ai geologi Pietro Teatini e Luigi Tosi dell’Università di Padova. Tra le ipotesi, ci sarebbe quella di guadagnare tempo sul mare pompando l’acqua nel sottosuolo, pratica già diffusa. «Questo servirebbe per dare più vita al Mose senza arrivare ad attivarlo per 300 o 400 volte all’anno, come accadrebbe nel 2100 se la situazione si lasciasse come adesso».

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