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Italia divisa sul nucleare, il sì in risalita ma per quattro persone su dieci le centrali funzionano già

Giovane, maschio e di destra: l’identikit del favorevole. Però la maggioranza resta contraria. Solo le scorie lontane dalla propria casa mette tutti d’accordo
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Ben quattro centrali nucleari sono oggi attive nel nostro Paese, ma nessuno si occupa della loro sicurezza. Prima che — magari reduci dalla visione della nuova serie tv Fallout — vi allarmiate, urge specificare: sono attive sì, ma soltanto nella mente di quattro italiani su dieci, percentuale stupefacente considerando che tutti dovrebbero sapere che dal 1990 il nostro Paese ha chiuso tutte le centrali dell’atomo, in ossequio al referendum del 1987 (allora la percentuale di oppositori agli impianti italiani era l’80%). La macroscopica disinformazione degli italiani sul tema emerge da un sondaggio effettuato dai ricercatori Samuele Poy e Carmen Aina del dipartimento di politica economica dell’Università del Piemonte Orientale, insieme all’istituto Format Research, a tema “Gli italiani e il sentiment nei confronti del nucleare”.

L’uranio questo sconosciuto

Un titolo più calzante sarebbe stato “Il nucleare: questo sconosciuto”, visto che, come emerge dal sondaggio, soltanto 7 italiani su …

Ben quattro centrali nucleari sono oggi attive nel nostro Paese, ma nessuno si occupa della loro sicurezza. Prima che — magari reduci dalla visione della nuova serie tv Fallout — vi allarmiate, urge specificare: sono attive sì, ma soltanto nella mente di quattro italiani su dieci, percentuale stupefacente considerando che tutti dovrebbero sapere che dal 1990 il nostro Paese ha chiuso tutte le centrali dell’atomo, in ossequio al referendum del 1987 (allora la percentuale di oppositori agli impianti italiani era l’80%). La macroscopica disinformazione degli italiani sul tema emerge da un sondaggio effettuato dai ricercatori Samuele Poy e Carmen Aina del dipartimento di politica economica dell’Università del Piemonte Orientale, insieme all’istituto Format Research, a tema “Gli italiani e il sentiment nei confronti del nucleare”.

L’uranio questo sconosciuto

Un titolo più calzante sarebbe stato “Il nucleare: questo sconosciuto”, visto che, come emerge dal sondaggio, soltanto 7 italiani su 10 sanno che il combustibile usato nelle centrali nucleari è l’uranio: ben il 20% dei nostri connazionali lo ignora, mentre un 4% crede addirittura che le centrali nucleari vadano a petrolio.

Uomini più favorevoli delle donne

Il quadro complessivo è quello di un Paese che sul nucleare è diviso — il 35,5% del campione (1.001 italiani over 18) è favorevole a produrre energia nucleare in Italia, il 39,7% è contrario — con linee di faglia ben demarcate. Innanzitutto il genere: il 44,7% degli uomini è favorevole, ma solo il 26,9% delle donne. Poi l’età e l’istruzione: «Il favore verso il nucleare diminuisce all’aumentare dell’età, e cresce presso coloro che hanno titoli di studio più alti: questo potrebbe indicare sia una maggiore apertura delle generazioni più giovani alle nuove tecnologie, sia una minore percezione del rischio, mentre le generazioni più anziane potrebbero avere memoria più vivida degli incidenti nucleari del passato come Chernobyl e Fukushima», spiega Samuele Poy. E infatti soltanto nella fascia tra 18 e 34 anni i favorevoli superano gli sfavorevoli.

Gli anziani per il no

La percentuale massima di contrari (44,7%) si registra negli over 64, e sempre tra loro si conta la percentuale più alta di chi riconosce che la sua opinione è “influenzata molto/moltissimo” da Chernobyl, 32,6%. Il vento del nucleare soffia più forte nel settentrione (Il Nord-Ovest è il fortino dei favorevoli, 42,6%, segue il Nord-Est con 39%), il Centro (29,9%) e il Sud (31,1%). Il Sud ha anche la percentuale più alta di persone apertamente contrarie al nucleare (43.9%).

Il peso dei partiti nelle scelte

L’ultimo terreno di scontro d’opinioni sul nucleare è — ça va sans dire — l’orientamento politico. Tra i maggiormente favorevoli, gli elettori di Fratelli d’Italia (55,9%), Forza Italia (43,1%). Più tiepidi gli elettori di Lega (30,9% dicono sì al nucleare), Partito democratico (25,6%). Refrattari gli elettori del M5S (19,9%). Ciò conferma l’idea che ancora oggi l’energia nucleare non è solo una questione tecnologica o ambientale, ma anche politica e valoriale. E quindi possibile terreno di scontro di pancia: «Come si vede dai nostri dati, riguardo alla possibilità di reintrodurre il nucleare in Italia c’è una società parecchio divisa tra favorevoli, contrari e neutri: è un quadro magmatico, privo di una vera prevalenza di posizioni. La conoscenza tecnica sul tema è del tutto limitata. Questo fa pensare che se non si affronta prima il problema di una corretta informazione su tecnologie, livelli di sicurezza, rischi e benefici del nucleare, su un eventuale nuovo referendum finirebbero per pesare più posizionamenti di tipo politico e identitario che valutazioni razionali, e quindi si rischierebbe di svilire quello che invece in teoria è lo strumento perfetto per l’espressione della volontà popolare».

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La paura della catastrofe

Le speranze — per il 32,1% dei favorevoli il nucleare contribuirà allo sviluppo economico e per il 22,7% migliorerà la qualità della vita e della sanità pubblica in Italia — si contrappongono alle paure: il 55,5% dei contrari teme gli effetti irreversibili di eventuali disastri nucleari, e il 46,9% teme che la produzione di energia nucleare danneggi la salute e l’ambiente. Nel dubbio, vince l’ottica “Nimby”: il 46,7% degli italiani sarebbe infatti favorevole a localizzare il deposito nazionale in un luogo molto distante da dove vive, e solo il 23,5% sarebbe disposto a localizzarlo nel proprio Comune.

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