✕

Imprenditore vinicolo friulano muore a lascia la sua azienda in eredità ai dipendenti. “Era fatto così, premiava i più meritevoli”

Ascolta l'audio

Piero Pittaro, scomparso il 26 marzo a 89 anni nel testamento ha nominato eredi della cantina i suoi 9 storici collaboratori
1 minuti di lettura

UDINE – Quando è mancato, lo scorso 24 marzo, all’età di 89 anni, il mondo vitivinicolo, quello della politica e i tanti friulani dei Fogolârs sparsi nel mondo ne hanno pianto la scomparsa nella consapevolezza di avere perso un uomo dotato di grande competenza, cultura, passione e generosità.

La sorpresa

La conferma, quella che non ti aspetti e che neppure servirebbe più, a fronte di una vita e un’attività esemplari, è arrivata l’altro giorno, all’apertura del testamento. Piero Pittaro, l’imprenditore che all’inizio degli anni Settanta, a Codroipo, proprio di fronte alla base delle Frecce tricolori, fondò la “Vigneti Pittaro”, ha lasciato la maggioranza dell’azienda, un gioiello che con i suoi 85 ettari di vigneti oggi vende 300 mila bottiglie l’anno, ai nove dipendenti che nel tempo lo hanno affiancato e che, con lui, hanno contribuito a esportarne il nome dagli Stati Uniti a Singapore.

"Era fatto così”

"Era fatto così: ci teneva a premiare chi riteneva meritevole e amava trasmettere…

UDINE – Quando è mancato, lo scorso 24 marzo, all’età di 89 anni, il mondo vitivinicolo, quello della politica e i tanti friulani dei Fogolârs sparsi nel mondo ne hanno pianto la scomparsa nella consapevolezza di avere perso un uomo dotato di grande competenza, cultura, passione e generosità.

La sorpresa

La conferma, quella che non ti aspetti e che neppure servirebbe più, a fronte di una vita e un’attività esemplari, è arrivata l’altro giorno, all’apertura del testamento. Piero Pittaro, l’imprenditore che all’inizio degli anni Settanta, a Codroipo, proprio di fronte alla base delle Frecce tricolori, fondò la “Vigneti Pittaro”, ha lasciato la maggioranza dell’azienda, un gioiello che con i suoi 85 ettari di vigneti oggi vende 300 mila bottiglie l’anno, ai nove dipendenti che nel tempo lo hanno affiancato e che, con lui, hanno contribuito a esportarne il nome dagli Stati Uniti a Singapore.

"Era fatto così”

"Era fatto così: ci teneva a premiare chi riteneva meritevole e amava trasmettere la bellezza e la perfezione dei nostri prodotti”, dice Stefano Trinco, l’enologo e suo più fidato braccio destro, nonché presidente della Doc Friuli. “Non sapevamo affatto che meditava di lasciarci un dono tanto prezioso – continua –, ma ripeteva spesso che soltanto noi avremmo potuto continuare a fare ciò per cui, così a lungo, avevamo lavorato insieme”. Trinco, da oltre 40 anni al suo fianco, ne raccoglie l’eredità con il perito agrario, la contabile, l’addetto commerciale, il responsabile della lavorazione dei vigneti e gli operai, tre dei quali già in quiescenza, che hanno collaborato a fare la storia della cantina.

Nuova società, stesso marchio, obiettivi futuri

Burocrazia impone che, per farlo, sia necessario costituire una nuova società. Il marchio, va da sé, rimarrà quello di sempre, così come invariata sarà la sua vocazione: il metodo classico, che proprio Pittaro, a sua volta enologo – fu presidente regionale, nazionale e internazionale di Assoenologi –, per primo introdusse nella spumantistica regionale, insieme al vignaiolo friulano Girolamo Dorigo. Non è un caso se, tra gli obiettivi più prossimi, ci fosse proprio il varo di un’altra creatura. "Lo spumante ‘Blanc de Noir’, da uve esclusivamente Pinot nero – racconta Trinco –. Eravamo gli unici due a condividere il progetto, che ci avrebbe permesso di completare la gamma. Perché sia pronto, comunque, dovrà trascorrere ancora qualche anno di maturazione”. Al lungo palmarès di Pittaro nel campo vitivinicolo, nel corso della carriera, si erano aggiunti l’impegno in campo amministrativo, con l’elezione a sindaco di Bertiolo dal 1978 al 1983, e l’attaccamento alla sua terra, con la presidenza dell’Ente Friuli nel mondo, dal 2010 al 2015.

Leggi i commenti