Vita da influencer, le confessioni di ClioMakeUp: “Ho 10 milioni di follower ma da ragazzina mi sentivo bruttina. Alle serate mondane preferisco il pigiama di pile”
di Giulia D'AleoQuasi metà della sua vita Clio Zammatteo l’ha trascorsa da protagonista dei social. Conosciuta ai più come ClioMakeUp, il nome del canale YouTube aperto nel 2008 e della sua linea di prodotti cosmetici, la 41enne bellunese ha scritto le regole del beauty online raggiungendo una community di oltre dieci milioni di persone. Un successo inaspettato per una carriera iniziata quasi per caso e portata avanti con dedizione, che ha posto l’imprenditrice sotto i riflettori social, a volte spietati, mettendola di fronte al bisogno di “proteggere la mia privacy e quella delle mie figlie”.
Era una di quelle bambine che rubano i trucchi alla madre?
"Al massimo la crema per il viso, ma se lo scopriva si arrabbiava moltissimo. Ero lontana dalle ragazzine di oggi, mi sentivo bruttina: avevo l'apparecchio, i capelli tagliati a scodella, facevo gli scout. E quando a 12 anni ho iniziato a provare i primi trucchi rimanevo chiusa nella mia stanza, era solo un gioco”.
…!-->
Quasi metà della sua vita Clio Zammatteo l’ha trascorsa da protagonista dei social. Conosciuta ai più come ClioMakeUp, il nome del canale YouTube aperto nel 2008 e della sua linea di prodotti cosmetici, la 41enne bellunese ha scritto le regole del beauty online raggiungendo una community di oltre dieci milioni di persone. Un successo inaspettato per una carriera iniziata quasi per caso e portata avanti con dedizione, che ha posto l’imprenditrice sotto i riflettori social, a volte spietati, mettendola di fronte al bisogno di “proteggere la mia privacy e quella delle mie figlie”.
Era una di quelle bambine che rubano i trucchi alla madre?
"Al massimo la crema per il viso, ma se lo scopriva si arrabbiava moltissimo. Ero lontana dalle ragazzine di oggi, mi sentivo bruttina: avevo l'apparecchio, i capelli tagliati a scodella, facevo gli scout. E quando a 12 anni ho iniziato a provare i primi trucchi rimanevo chiusa nella mia stanza, era solo un gioco”.
Chi era Clio prima di ClioMakeUp?
“Vengo da una famiglia di gelatai. Lo erano già i miei bisnonni, che avevano aperto una gelateria in Germania. Così anche i miei genitori partivano da febbraio a novembre per fare la stagione lavorativa lì. Io rimanevo a Belluno con mia nonna fino alla fine delle lezioni, poi li raggiungevo e davo loro una mano per l’intera estate”.
A un certo punto ha anche deciso di rimanere.
“A 17 anni ho avuto un momento di crisi e ho mollato la scuola. I miei nel frattempo si erano separati e io ero rimasta in Italia con mio padre. A quel punto ho deciso di raggiungere mia mamma a Solingen e sono rimasta lì per tre anni. Poi ho capito che non avrei voluto lavorare in una gelateria per tutta la vita. Non a caso, però, la mia prima collezione di rossetti si chiama CreamyLove, in omaggio alla mia storia familiare”.
Il makeup quando arriva?
“Molto più avanti. Dopo aver finito il liceo mi sono iscritta a un corso in video design allo Ied di Milano, dove ho conosciuto mio marito, Claudio Midolo, poi co-founder del brand ClioMakeUp. Non sono mai stata un genio del video editing, ma in compenso mi sono accorta che mi divertiva truccare i miei compagni di corso per i videoclip. Così Claudio mi ha spinta a seguire questa passione e tre mesi dopo la laurea ci siamo trasferiti a New York, dove ho frequentato una scuola professionale per truccatori. Poco dopo abbiamo aperto il canale su YouTube”.
Ricorda il primo video?
“Benissimo, ma non l’ho mai pubblicato. Imitavo i tutorial delle americane, mi sentivo ridicola. Poco dopo ne pubblicai uno per davvero, una presentazione di pochi minuti in cui raccontavo cosa avrei voluto fare”.
Lo riguarda mai?
“A volte e mi faccio molta tenerezza. Ero timida e speravo non lo vedesse nessuno, nemmeno le amiche o i parenti”.
I suoi genitori lo videro?
“No e per diverso tempo non hanno saputo nulla. Ho dovuto spiegargli cosa facevo solo quando in Italia è uscito il primo articolo su di me. Ma pensavano fosse un gioco, all’epoca non guadagnavo nulla e quella del content creator non era ancora una professione”.
Quand’è diventata una cosa seria?
“Direi verso il 2014. Erano già arrivati i libri e la televisione, poi abbiamo aperto il blog con una vera redazione. Ma fino al lancio della mia linea cosmetica nel 2017 non sapevo se sarebbe durata, sui social c’erano tante meteore”.
Lei però non lo è stata.
“Forse perché sono arrivata tra le prime e le persone si sono affezionate a me. Ero spontanea e non rappresentavo quel modello di bellezza irraggiungibile che si era abituati a vedere in televisione”.
Non ha avuto nessuna spinta?
“Quello che ho guadagnato l’ho ottenuto a partire dai miei risparmi. Tutt'ora non abbiamo investitori e il lancio della mia linea è stato fatto senza ricorrere a capitali esterni”.
E oggi che la sua azienda fattura più di 11 milioni, che rapporto ha con i soldi?
“Sicuramente posso concedermi delle cose che prima non potevo permettermi, ma non sono una spendacciona. Sto sempre molto attenta e non mi piace ostentare. Alla serata mondana in mezzo ad altri influencer preferisco quella a casa in pigiama di pile”.
Questo successo la rende invidiata?
“Forse all’inizio, perché di persone che parlano davanti una telecamera è pieno il mondo. Ma credo accada molto meno da quando ho la mia linea di prodotti e mostro quant’è complicata la gestione di un’azienda”.
Un anno fa però si lasciò andare a uno sfogo contro la competizione sfrenata del mondo del beauty. In quel momento, ha anche raccontato, una persona a lei cara non stava bene.
“Quando si attraversa un momento difficile sembra tutto più grande di quanto non sia in realtà. Ora mi accorgo che la competizione inizia ad essere più sana”.
Da cosa?
“Ognuno sta nel proprio e non cerca più di emergere criticando gli altri”.
Un paio di mesi fa ha condiviso un nuovo video in lacrime. “È stato l’anno più difficile della mia vita”, ha detto. Questioni lavorative o personali questa volta?
“Troppo personali per raccontarle sul web. Quando non si può dire tutto la gente diventa curiosa e cerca di indagare. Con quel video volevo solo dire che anche nella mia vita possono esserci momenti difficili, nonostante io sia in una situazione di privilegio. Non tutto quello che vediamo sui social è perfetto”.
Cos’è che non si vede?
“C’è stato un periodo in cui la mia community aveva percepito come una cosa positiva il fatto che avessi perso molto peso. In realtà ero talmente triste che non riuscivo neanche a mangiare”.
Anche il suo recente intervento di blefaroplastica, con cui ha corretto la palpebra cadente, è stato chiacchieratissimo e persino criticato. I commenti l’hanno ferita?
“Per la prima volta no, perché è una cosa che volevo fare davvero e che sono convinta sia utile per il mio lavoro. In tanti mi dicevano che da paladina dell’accettazione sarei diventata di plastica come tutte le altre, ma adesso che mi sono mostrata dopo l’operazione riconoscono che non si nota praticamente la differenza”.
E lei si piace?
“Sono ancora un po' gonfia e si vedono le cicatrici, ma sono soddisfatta”.
È stata una scelta davvero libera? In tanti le avevano fatto notare questo suo “difetto”.
“Sicuramente ha influito che molti si accorgessero della stessa cosa che notavo anche io. Ma i commenti hanno solo accelerato un intervento che era già in programma, perché la palpebra cadente ce l’ho da sempre e col tempo sarebbe andata solo peggiorando”.
Il tempo che passa le pesa?
“No anzi, mi vedo più bella adesso di quando avevo 17 anni, non tornerei indietro a come mi sentivo da ragazzina. Mi vedevo grassa, non conforme a quello che era considerato bello. Oggi ho una consapevolezza e una serenità diversa”.
Ma ricorrere al trucco, così come alla chirurgia estetica, non significa non accettarsi?
“Per alcuni può essere così. C’è chi si trucca per correggere aspetti di sé che non gli piacciono. Ma io ho sempre considerato il makeup come una coccola, uno modo per valorizzarsi senza alterarsi. Anche perché quando poi ci si strucca bisogna accettare di vedere la propria immagine al naturale allo specchio”.
Le sue figlie di quattro e sei anni si truccano?
“Solo per Halloween e Carnevale, il resto dell’anno usano solo una crema idratante per il corpo. Ma non possono entrare nella mia stanza dei trucchi, il massimo che concedo loro è il burro di cacao”.
Sui suoi profili social compaiono sempre meno.
“Cerco di proteggere la nostra privacy. Quando ero rimasta incinta per la prima volta non avevo idea di cosa fosse giusto condividere. Di recente invece mi sono resa conto che quando andiamo in giro le persone riconoscono mia figlia maggiore ancor prima di me e a lei questa cosa non piace. Crescendo sono loro stesse a chiedermi di non scattare fotografie”.
Di minori sui social si è parlato anche all’ultimo tavolo tecnico dell’Agcom, a cui eravate presenti come brand. Serve un codice di disciplina?
“Come creatori di contenuti digitali da 15 anni siamo contenti che le linee guida equiparino i content creators ai servizi media audiovisivi tradizionali. Noi stiamo lavorando proprio a un maggior controllo sulla sovraesposizione dei bambini sui social. Ma in generale servono regole chiare per il settore, è il momento di metterle nero su bianco”.