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Puzza di fogna, piccioni tra i banchi e ore di attesa, il concorso per i presidi è un incubo: “Calpestata la dignità umana”

Duemila e 500 candidati alla Fiera di Roma per diventare dirigente scolastico. La rabbia dei sindacati: “Inaccettabile caos organizzativo”
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Svenimenti, attacchi di panico e andirivieni di ambulanze a soccorrere chi ha accusato malesseri. Sembrano le scene di un incidente stradale, un terremoto o di una crisi di dimensioni maggiori. E invece si è trattato di un semplice concorso per diventare dirigente scolastico. I circa 2mila e 500 candidati alla prova scritta del concorso riservato per diventare preside, gestito da Formez e svoltosi a Roma il 6 maggio, non dimenticheranno facilmente la giornata trascorsa tra tempi d’attesa biblici, postazioni carenti, puzza di fogna, condizioni igieniche al limite, piccioni che svolazzavano fino a svenimenti e attacchi di panico. La prova scritta del concorso straordinario per dirigente scolastico, in altri termini, è tutta da dimenticare. I partecipanti definiscono l’esperienza di quelle che “calpesta la dignità umana”. Una organizzazione certamente non impeccabile.

Svenimenti, attacchi di panico e andirivieni di ambulanze a soccorrere chi ha accusato malesseri. Sembrano le scene di un incidente stradale, un terremoto o di una crisi di dimensioni maggiori. E invece si è trattato di un semplice concorso per diventare dirigente scolastico. I circa 2mila e 500 candidati alla prova scritta del concorso riservato per diventare preside, gestito da Formez e svoltosi a Roma il 6 maggio, non dimenticheranno facilmente la giornata trascorsa tra tempi d’attesa biblici, postazioni carenti, puzza di fogna, condizioni igieniche al limite, piccioni che svolazzavano fino a svenimenti e attacchi di panico. La prova scritta del concorso straordinario per dirigente scolastico, in altri termini, è tutta da dimenticare. I partecipanti definiscono l’esperienza di quelle che “calpesta la dignità umana”. Una organizzazione certamente non impeccabile.

Una giornata da incubo

A raccontare l’avventura sua e di tanti altri partecipanti Maria e Pietro (nomi di fantasia). “Sono partita il giorno prima da Palermo in aereo – spiega – per evitare di arrivare in ritardo, pernottando nella Capitale. La mattina alle 8:30 ero già dietro il portone del padiglione 7 della Fiera di Roma, dove è prevista la prova scritta”. Ma c’è chi è arrivato addirittura un’ora prima. “Per liberarmi dalla tensione e dallo stress del viaggio e per affrontare serenamente una prova concorsuale che attendevamo da cinque anni – racconta Pietro – sono arrivato a Roma sabato scorso, due giorni prima. E lo stesso hanno fatto tantissimi miei colleghi. Una trasferta, per tutti noi, costosissima, considerate pure le spese di trasporto, vitto e alloggio”. L’apertura dei portoni è prevista per le 10:30. L’orario viene rispettato, ma poi inizia il delirio. “Nonostante i 2 mila e 500 candidati, i ragazzi della vigilanza con stupore si chiedevano il perché non avessero provveduto a operare in almeno due padiglioni”, continua Pietro. “Dopo l’apertura delle porte, inizia la procedura di identificazione – aggiunge Maria, ancora provata da quella esperienza – che si prolunga oltre ogni ragionevole motivo. Lei, una delle prime all’ingresso, viene identificata attorno alle 11:30, un’ora dopo”. Ma per identificare tutti i partecipanti passa del tempo. “La lentezza delle operazioni di registrazione – riferisce il collega – le lunghe code presso le tre postazioni di servizi igienici interni al predetto padiglione, la mala organizzazione per la quale si levavano urla e proteste dei candidati , che battendo le mani sui banchi gridavano “Vergogna, vergogna!”, chiedendo l’intervento dei carabinieri”.

Nel caos generale, i singoli prendono posto nei banchi singoli predisposti per la prova. E presto ci si accorge che circa 120 aspiranti sono in più rispetto a quelli preventivati. Mancano, in altre parole, 120 banchi e occorre trovare il posto per fare svolgere loro la prova. All’inizio, gli addetti alla vigilanza invitano i futuri presidi vengono invitati a sedersi per terra. E scoppia la protesta. Nel frattempo c’è chi scoppia a piangere in preda a una crisi di panico, altri perdono i sensi per la tensione e i lunghissimi tempi d’attesa.

Gli organizzatori chiamano i soccorsi e intervengono più ambulanze. In fretta e furia si cercano i banchetti mancanti e verso le 14:30 prende il via la prova scritta che si conclude attorno alle 16:30. E inizia un’altra follia: il check-out. I candidati devono attendere gli addetti che devono abbinare la prova al candidato. I candidati si recano verso il tavolo della commissione e si crea una ressa incredibile. I tempi si allungano e Maria realizza che potrebbe perdere il volo di rientro per Palermo: per una prova che doveva iniziare verso le 11:30 aveva prenotato un volo per le 18:30. Attorno alle 17:15 riesce a terminare la procedura di abbinamento e scappa verso l’aeroporto, dove arriva col volo già chiuso. Per fortuna l’aereo parte in ritardo e dopo diverse insistenze riesce a fare riaprire il gate e imbarcarsi. “Una organizzazione pessima. La nostra dignità umana è stata calpestata. E non sappiamo ancora come sia andata la prova”.

I dubbi sulla procedura

La selezione è riservata a tutti coloro che hanno parteciparono al concorso a preside bandito nel 2017 e che hanno un contenzioso aperto per essere stati esclusi alla prova scritta o alla successiva prova orale. I 2mila e 500 concorrenti di lunedì scorso sono stati esclusi allo scritto e successivamente si sono rivolti al Tar. La prova scritta, computer-based, consisteva in 100 domande a risposta multipla da svolgere in 120 minuti. Al momento dell’identificazione, ai partecipanti veniva messo un braccialetto con un QR-code. E dopo essere stati identificati veniva loro consegnato un tablet di una nota marca. Per partecipare, gli interessati hanno dovuto pagare 350 euro a testa, quasi il costo del tablet. A fine procedura, i responsabili abbinavano la prova scritta al QR-code del braccialetto e quindi al candidato.

La rabbia dei partecipanti

La prova al computer con domande a risposta multipla si corregge automaticamente. E l’esito, come avviene per gli attuali concorsi Pnrr viene dato subito dopo la prova. “Come mai a distanza di 24 ore non sappiamo ancora nulla?”, si domandano Maria e tutti gli altri partecipanti. Un altro dubbio riguarda l’identificazione. “Ci siamo presentati con la lettera di convocazione, che riportava un QR-code, e il documento d’identità. All’ingresso ho esibito il documento e mi hanno messo il braccialetto. E solo dopo essermi seduta mi hanno chiesto di esibire la lettera. Avevamo, insomma, due QR-code. Come faccio a sapere se il mio compito è stato abbinato a me? Non avremmo dovuto firmare accanto agli estremi del nostro documento?”.

Le reazioni

“Inaccettabile caos organizzativo - tuona Giuseppe D’Aprile, a capo della Uil scuola - chiederemo chiarimenti. Stiamo ricevendo da ogni parte d’Italia - continua - una serie di denunce per quanto accaduto nella giornata di ieri durante il concorso riservato per dirigenti scolastici svolto in condizioni inappropriate”. Antonello Giannelli, presidente di Anp, non va troppo per il sottile. “Ormai è da anni che queste procedure concorsuali, sia per i dirigenti sia per i docenti, sono fallimentari e creano un contenzioso enorme. Probabilmente tutto ciò che è accaduto alla Fiera di Roma produrrà altro contenzioso. Noi da tempo abbiamo una posizione in merito: ad assumere i docenti dovrebbero provvedere i dirigenti scolastici e anche per i dirigenti auspichiamo una procedura di questo tipo”. A superare la prova, quasi l’85% dei 2.321 partecipanti. “Le disfunzioni di cui stiamo avendo notizia - dichiara il ministero dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara - sono inammissibili e, per questo, ho disposto che gli Uffici ministeriali acquisiscano immediatamente tutti gli elementi necessari per individuare, tra i vari enti competenti per la procedura, quelli cui siano addebitabili i problemi riscontrati, affinché ne possano rispondere”.

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