Papa Francesco: “Per il Giubileo amnistie per i detenuti. Aprirò una porta santa in carcere”
di Iacopo ScaramuzziLa speranza che manca, la speranza di cui c’è bisogno: è dedicato alla speranza il Giubileo del 2025 e il motivo emerge dalla bolla di indizione dell’anno santo, letta questo pomeriggio a San Pietro alla presenza del Papa: un testo programmatico nel quale la parola speranza è citata 96 volte e che, dalla guerra alla denatalità, dai timori dei giovani alle sofferenze dei detenuti, dei poveri e dei migranti, elenca una serie di situazioni nelle quali, nel mondo di oggi, la speranza scarseggia.
Tutto il 2025
Nella bolla, intitolata Spes non confundit, la speranza non delude, e tratta dalla lettera di san Paolo ai romani, Jorge Mario Bergoglio rende ufficialmente noto che il Giubileo si aprirà il 24 dicembre prossimo e si chiuderà il 6 gennaio del 2026.
Come nel 2000
Se proprio Francesco ha già voluto presiedere un anno santo, quello straordinario che si svolse tra il 2015 e il 2016, il precedente più diretto è però il grande giubileo del 2000. L’anno santo straordinario è infatti circosc…
La speranza che manca, la speranza di cui c’è bisogno: è dedicato alla speranza il Giubileo del 2025 e il motivo emerge dalla bolla di indizione dell’anno santo, letta questo pomeriggio a San Pietro alla presenza del Papa: un testo programmatico nel quale la parola speranza è citata 96 volte e che, dalla guerra alla denatalità, dai timori dei giovani alle sofferenze dei detenuti, dei poveri e dei migranti, elenca una serie di situazioni nelle quali, nel mondo di oggi, la speranza scarseggia.
Tutto il 2025
Nella bolla, intitolata Spes non confundit, la speranza non delude, e tratta dalla lettera di san Paolo ai romani, Jorge Mario Bergoglio rende ufficialmente noto che il Giubileo si aprirà il 24 dicembre prossimo e si chiuderà il 6 gennaio del 2026.
Come nel 2000
Se proprio Francesco ha già voluto presiedere un anno santo, quello straordinario che si svolse tra il 2015 e il 2016, il precedente più diretto è però il grande giubileo del 2000. L’anno santo straordinario è infatti circoscritto ad una specifica esigenza pastorale – Bergoglio, a inizio pontificato, volle concentrare l’attenzione della Chiesa sul tema della misericordia – mentre quello prossimo, come quello di inizio millennio, è un giubileo ordinario, un appuntamento di pellegrinaggio, pentimento e grazia che scandisce la vita della Chiesa ogni quarto di secolo.
Dall’ottimismo alla preoccupazione
Un lasso di tempo durante il quale le cose, per la Chiesa e per il mondo, non sono migliorate. Giovanni Paolo II guidò i cattolici nel nuovo millennio con un Giubileo marcato dai numerosi “mea culpa” per le colpe passate della Chiesa ma anche impregnato da un certo ottimismo. Oggi lo scenario nel quale Francesco si inserisce è segnato da molteplici motivi di preoccupazione, descritti con concretezza e dettagli nella bolla di indizione dell’anno santo.
"Oggi troppe disperazioni”
Mentre la Chiesa si prepara al Giubileo “eleviamo il cuore a Cristo, per diventare cantori di speranza in un mondo segnato da troppe disperazioni”, ha detto il Papa nell’omelia: “Di speranza, infatti, abbiamo bisogno. Ne ha bisogno la società in cui viviamo, spesso immersa nel solo presente e incapace di guardare al futuro; ne ha bisogno la nostra epoca, che a volte si trascina stancamente nel grigiore dell’individualismo e del tirare a campare; ne ha bisogno il creato, gravemente ferito e deturpato dagli egoismi umani; ne hanno bisogno i popoli e le nazioni, che si affacciano al domani carichi di inquietudini e di paure, mentre le ingiustizie si protraggono con arroganza, i poveri vengono scartati, le guerre seminano morte, gli ultimi restano ancora in fondo alla lista e il sogno di un mondo fraterno rischia di apparire come un miraggio”. Ne hanno bisogno i giovani, gli anziani, gli ammalati, ma “di speranza – ha detto ancora Bergoglio – ha bisogno la Chiesa” quando, in particolare, “sperimenta il peso della fatica e della fragilità”.
“Rianimare la speranza”
“Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità”, scrive Jorge Mario Bergoglio nel testo letto questa sera da padre Leonardo Sapienza, reggente della Casa pontificia: “Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza”.
La pazienza messa in fuga
Una speranza che non può non accompagnarsi alla pazienza, virtù che al giorno d’oggi, per Bergoglio, “è stata messa in fuga dalla fretta”, anche in famiglia, e “nell’epoca di internet”, in particolare, “dove lo spazio e il tempo sono soppiantati dal “qui ed ora”, la pazienza non è di casa”. Va invece recuperato lo sguardo di San Francesco, scrive Francesco, in armonia con i ritmi della natura.
I “segni di speranza”
La speranza, nell’analisi di Francesco, ha bisogno di essere rianimata “nella società, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti internazionali, nella promozione della dignità di ogni persona e nel rispetto del creato”. La Chiesa deve incidere nel suo tempo una serie di “segni di speranza”.
Guerra e pace
Innanzitutto la pace in un mondo che, “immemore dei drammi del passato”, “ancora una volta si trova immerso nella tragedia della guerra”, scrive il Papa, che, senza citare singoli casi quali l’Ucraina o la Terra Santa, domanda: “E’ troppo sognare che le armi tacciano e smettano di portare distruzione e morte?”. Per Francesco, non deve venire a mancare “l’impegno della diplomazia per costruire con coraggio e creatività spazi di trattativa finalizzati a una pace duratura”.
Le culle vuote
Segno di speranza sarebbe anche una “alleanza sociale” che “lavori per un avvenire segnato dal sorriso di tanti bambini e bambine che vengano a riempire le ormai troppe culle vuote in molte parti del mondo”, scrive Francesco, che domani partecipa agli Stati generali della natalità, e nella bolla del Giubileo nota come “a causa dei ritmi di vita frenetici, dei timori riguardo al futuro, della mancanza di garanzie lavorative e tutele sociali adeguate, di modelli sociali in cui a dettare l’agenda è la ricerca del profitto anziché la cura delle relazioni, si assiste in vari Paesi a un preoccupante calo della natalità”.
Una porta santa in carcere
Nel solco della tradizione giubilare, Francesco fa poi appello per “forme di amnistia o di condono della pena” dei detenuti e “percorsi di reinserimento” a loro dedicati, nonché per “l’abolizione della pena di morte”, e aggiunge: “Per offrire ai detenuti un segno concreto di vicinanza, io stesso desidero aprire una Porta Santa in un carcere, perché sia per loro un simbolo che invita a guardare all’avvenire con speranza e con rinnovato impegno di vita”.
Giovani senza futuro
Segni di speranza, ancora, vanno offerti agli ammalati, ma anche ai giovani, i quali, “purtroppo, vedono spesso crollare i loro sogni”: “Quando il futuro è incerto e impermeabile ai sogni, quando lo studio non offre sbocchi e la mancanza di un lavoro o di un’occupazione sufficientemente stabile rischiano di azzerare i desideri”, scrive il Papa, “è inevitabile che il presente sia vissuto nella malinconia e nella noia”.
Il debito (ecologico) dei paesi poveri
Non potranno mancare segni di speranza nei riguardi dei migranti, vittime di “pregiudizi e chiusure”, degli anziani, “che spesso sperimentano solitudine e senso di abbandono”, dei “miliardi di poveri” che ci sono nel mondo, ma anche non lontani: “Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa”, scrive il Papa, che torna per l’ennesima volta a fare appello affinché “con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi più poveri”. Bergoglio rilancia anche per il prossimo Giubileo l’iniziativa che fu di Karol Wojtyla nel 2000 per “condonare i debiti di Paesi che mai potrebbero ripagarli”, includendo nel ragionamento anche il “debito ecologico” che c’è “soprattutto tra il Nord e il Sud”.
La sfida ecumenica
Su un versante più interno al cristianesimo, se l’invasione russa dell’Ucraina ha messo a dura prova le relazioni tra le diverse Chiese – il Papa non lo scrive – Francesco è però netto nel cogliere l’occasione del Giubileo, storicamente manifestazione della potestà papale e della centralità romana, per tentare di rilanciare il cammino ecumenico. Nel corso del 2025, ricorda infatti Bergoglio, cade l’anniversario del Concilio di Nicea (avviato il 20 maggio 325), e, “per una provvidenziale circostanza”, coincide la data alla quale le diverse confessioni cristiane celebrano la Pasqua (20 aprile): “Possa essere questo un appello per tutti i cristiani d’Oriente e d’Occidente a compiere un passo deciso verso l’unità intorno a una data comune per la Pasqua”, scrive Bergoglio, che promette anche una celebrazione ecumenica, nel corso dell’anno santo, dedicata ai martiri di ogni confessione.
Indulgenze e perdono
Il Papa conferma, ovviamente, che anche in questo Giubileo ci sarà l’indulgenza per i peccati, e la Penitenzieria apostolica emanerà prossimamente le relative disposizioni, sottolineando che “perdonare non cambia il passato, non può modificare ciò che è già avvenuto; e, tuttavia, il perdono può permettere di cambiare il futuro e di vivere in modo diverso, senza rancore, livore e vendetta”. Nella bolla di indizione Francesco precisa che i “missionari della misericordia” che istituì per il Giubileo del 2016, confessori con la facoltà di assolvere anche i peccati riservati alla Sede apostolica, continueranno la loro missione nel corso del prossimo Giubileo, ed auspica che i pellegrini che giungono a Roma visitino, in particolare, i santuari mariani che ci sono nella città eterna.
Ancora nelle tempeste
Ancorati, tra tante “tempeste”, “alla speranza della grazia, capace di farci vivere in Cristo superando il peccato, la paura e la morte”, scrive papa Francesco, “il prossimo Giubileo sarà un Anno Santo caratterizzato dalla speranza che non tramonta, quella in Dio. Ci aiuti pure a ritrovare la fiducia necessaria, nella Chiesa come nella società, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti internazionali, nella promozione della dignità di ogni persona e nel rispetto del creato”.