Protesta contro Roccella, parla una contestatrice: “Abbiamo interrotto il convegno perché nessuno ci ascolta”
di Viola Giannoli“È stata una manifestazione pacifica, non abbiamo fatto nulla di aggressivo. Volevamo solo fare rumore, dire la nostra, perché sul nostro corpo decidiamo noi”. Caterina è una studentessa di un liceo romano e fa parte del collettivo transfemminista Aracne che dallo scorso anno raduna ragazzi e ragazze delle scuole della capitale. C’era anche lei, insieme a studenti medi e universitari di Padova, Catania, Firenze e Torino, tra i 50 che stamattina all’auditorium della Conciliazione di Roma hanno interrotto gli Stati generali della natalità e fermato il discorso della ministra della Famiglia Eugenia Roccella.
Perché zittire una ministra?
“Era un’azione di disturbo. Certo la nostra volontà era quella di contrastare Roccella e le sue affermazioni sull’aborto e sulle famiglie omogenitoriali. Ma è stata la ministra a decidere di andare via”.
Ma se fosse rimasta la vostra protesta sarebbe proseguita a oltranza per impedirle di parlare?
“Noi volevamo bloccare temporaneamente gli Stati generali,…
“È stata una manifestazione pacifica, non abbiamo fatto nulla di aggressivo. Volevamo solo fare rumore, dire la nostra, perché sul nostro corpo decidiamo noi”. Caterina è una studentessa di un liceo romano e fa parte del collettivo transfemminista Aracne che dallo scorso anno raduna ragazzi e ragazze delle scuole della capitale. C’era anche lei, insieme a studenti medi e universitari di Padova, Catania, Firenze e Torino, tra i 50 che stamattina all’auditorium della Conciliazione di Roma hanno interrotto gli Stati generali della natalità e fermato il discorso della ministra della Famiglia Eugenia Roccella.
Perché zittire una ministra?
“Era un’azione di disturbo. Certo la nostra volontà era quella di contrastare Roccella e le sue affermazioni sull’aborto e sulle famiglie omogenitoriali. Ma è stata la ministra a decidere di andare via”.
Ma se fosse rimasta la vostra protesta sarebbe proseguita a oltranza per impedirle di parlare?
“Noi volevamo bloccare temporaneamente gli Stati generali, contestare questo evento e la filosofia sulla maternità, sulla famiglia, sulla scelte delle donne, sulla natalità che si porta dietro e protestare contro questo governo perché è colpa delle loro scelte se manifestiamo. Non volevamo scagliarci in particolare contro una persona singola, ma contro quel che rappresenta e ci sembrava che iniziare a fare rumore e leggere il nostro comunicato all’inizio del suo intervento fosse il momento migliore. Era un dissenso necessario”.
La ministra dice però che è stato un atto di censura.
“La nostra sensazione è invece che come al solito si stesse parlando di noi, giovani, donne, uomini, senza essere tenuti in considerazione, senza i protagonisti. Arrivare all’auditorium, lanciare cori, tirare fuori i cartelli, fare un intervento, fare rumore con le chiavi e i fischietti era un modo di prendere la parola che noi non abbiamo e che invece chi sta su quel palco ha sempre. Abbiamo fatto centinaia di proteste, di cortei, di comunicati, di lettere, nessuno ci ascolta mai. C’è un tema di rapporti di forza che quando si parla di censura per ogni episodio allo stesso modo si sottovaluta. Sicuramente la nostra azione è stata forte, decisa, vistosa, rumorosa ma del tutto pacifica. Non volevamo arrivare in massa sul palco, spintonare nessuno, eravamo distanti, ci siamo solo alzati in piedi a fare casino. Abbiamo solo messo in atto una contestazione, mostrato il nostro dissenso, è la base di qualsiasi società democratica".
Chi ha idee che non vi piacciono ha il diritto di esprimerle?
“Il diritto di esprimersi c’è sempre, ma mi pare valga solo per alcuni. Quando si parla di aborto non dovrebbe essere il governo o la Chiesa a decidere per noi. Lo Stato deve sancire il diritto di scelta e impegnarsi per farlo rispettare, al contrario di quello che accade in Italia, ma la libertà di questa scelta poi è nostra e la parola tocca a noi”.
Cosa volevate dire da quel palco?
“Che contestiamo l’idea che ha dei figli, visti come ‘capitale umano, sociale e lavorativo’, una visione deprimente di sfruttamento del corpo e della persona. Contestiamo l’idea che le donne siano macchine per la riproduzione e che l’utero femminile sia un organo finalizzato alla riproduzione e che la massima aspirazione e realizzazione nella società per noi debba essere diventare madri. Essere spinte, in quanto giovani, ad avere figli a causa del calo demografico è una negazione della libera scelta. E poi si parla solo di famiglie tradizionali, non vengono mai prese in considerazione quelle queer, quelle omosessuali, anche quando loro questi figli vorrebbero averli”.
Tra i destinatari della protesta c’era anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, perché?
“Da un anno manifestiamo per ottenere una scuola transfemminista, un’educazione sessuo-affettiva per prevenire la violenza, educazione al consenso, al piacere, al rispetto, alla cura. E come risposta otteniamo un progetto di educazione alla relazioni che non si sa quando partirà, fuori orario scolastico e facoltativo e l’invito a tutti gli studenti agli Stati generali della natalità. Si parla solo di avere figli o no. Noi vogliamo un’educazione che ci rappresenti”.
Sui vostri cartelli c’era scritto “sul mio corpo decido io”, parlavate di aborto.
“Un diritto sempre più ostacolato, in alcune regioni addirittura negato. E da questo governo arrivano misure come l’introduzione dei pro-life nei consultori e la proposta di far ascoltare a chi sceglie di abortire il battito del feto. Ci chiedono di avere figli a ogni costo e non parlano delle condizioni sociali ed economiche in cui dovremmo farlo. E noi non dovremmo protestare? Lo faremo ancora, già domani mattina con un corteo autorizzato a Roma”.