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Il governo affossa il Family Act: “Superato”. Addio alle misure per sostenere i genitori

12/04/2024 Roma, Convegno - Per una Europa giovane. Transizione demografica, ambiente, futuro nella foto Giorgia Meloni e Eugenia Roccella  (agf)

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IL ministero di Roccella lascia scadere la delega all’esecutivo per attuare il piano. Del pacchetto varato da Draghi e Bonetti resta solo l’assegno unico
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Addio Family act. E buona festa della mamma. Per volontà del governo di Giorgia Meloni finisce nel dimenticatoio, legge mai attuata, la riforma draghiana che il Parlamento approvò all’unanimità nel 2022, con la sola astensione di Fratelli d’Italia, unica opposizione.

La delega doveva dare sostegno organico alle famiglie, alle donne lavoratrici, ai giovani. Riscrivere un sistema che non regge, una volta per tutte. Magari davvero incentivare la natalità. E invece solo un pezzetto, non da poco, di quel progetto ha visto la luce, l’assegno unico per i figli che l’esecutivo di larghe intese battezzò e che il governo della destra ha rifinanziato. Tutto il resto — quattro deleghe da attuare — dopo due anni finisce nel cestino. Ironia della sorte, il 12 maggio, che proprio quest’anno cade nella domenica in cui si festeggiano le mamme.

Addio Family act. E buona festa della mamma. Per volontà del governo di Giorgia Meloni finisce nel dimenticatoio, legge mai attuata, la riforma draghiana che il Parlamento approvò all’unanimità nel 2022, con la sola astensione di Fratelli d’Italia, unica opposizione.

La delega doveva dare sostegno organico alle famiglie, alle donne lavoratrici, ai giovani. Riscrivere un sistema che non regge, una volta per tutte. Magari davvero incentivare la natalità. E invece solo un pezzetto, non da poco, di quel progetto ha visto la luce, l’assegno unico per i figli che l’esecutivo di larghe intese battezzò e che il governo della destra ha rifinanziato. Tutto il resto — quattro deleghe da attuare — dopo due anni finisce nel cestino. Ironia della sorte, il 12 maggio, che proprio quest’anno cade nella domenica in cui si festeggiano le mamme.

Il ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità (nome impegnativo) che fa capo a Eugenia Roccella spiega che tecnicamente la delega è solo superata: «In molti punti — questa la risposta consegnata a Repubblica — la legge delega è superata dai fatti, perché noi stiamo attuando il nostro piano per le famiglie». Tradotto: il Family act di Draghi il governo Meloni ha deciso di non farlo suo. Lo scorso anno Roccella ha prorogato di dodici mesi le deleghe firmate da Elena Bonetti, Andrea Orlando e Mario Draghi. Domenica le lascerà scadere. Anche perché, spiegano da destra, i soldi per dare corpo e sostanza a tutti gli impegni del Family act non ci sono.

Per le famiglie, spiegano i meloniani, quel che è possibile si sta facendo. A guardar bene, molte misure una tantum. Quanto concedono le ristrettezze di bilancio. Secondo i conti del ministero di Roccella: 2,5 miliardi di investimenti diretti, con benefici netti per le famiglie che nel 2024 l’Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato in oltre 16 miliardi, ma includendo il taglio del cuneo fiscale ai lavoratori. «Si sta tornando indietro a logiche di bonus ed è un grave errore», denuncia l’ex ministra Bonetti, che ha scritto la legge. «Un grande piano per le famiglie era un pezzo della loro campagna elettorale per le politiche, l’attuazione del Family act era nel programma di Forza Italia. Far scadere una riforma integrata strutturale così ampia e sostituirla con piccoli interventi significa rinunciare ad agire in modo significativo sulla denatalità».

Ma in concreto, cos’era il Family act? Una legge di nove articoli e quattro deleghe al governo, da attuare con contributi diretti o interventi fiscali. Uno. Sostegno alle spese educative dei figli, dai nidi ai libri scolastici, fino a gite e cure dei disturbi dell’apprendimento. Due. Aumento significativo dei congedi di paternità — mesi, non i dieci giorni attuali —, incremento delle indennità di maternità, sostegno ai liberi professionisti. Tre. Incentivo al lavoro e all’imprenditoria femminile. Quattro. Sostegno alla spesa delle famiglie per la formazione dei figli e l’autonomia finanziaria dei giovani, con aiuti allo studio, per l’inizio di attività lavorative, per gli affitti dei fuori sede, per corsi di formazione.

Vaste programme, si dirà. Ma la data di attuazione già fissata — e l’unanimità in Parlamento — qualcosa facevano sperare. Che si potesse ridisegnare il sistema, per migliorare i dati sull’occupazione femminile e la natalità in costante calo. «Una donna su cinque abbandona il lavoro quando ha un figlio», secondo l’ultimo rapporto di Save the Children.

Meloni sceglie un’altra strada. Conferma — e rafforza — l’assegno unico per i figli (costo annuo: 19 miliardi). Per il resto s’intesta sue ‘misure per la famiglia’. Quali? La risposta al cronista include 21 voci, non tutte strutturali, non tutte onerose. L’assegno di inclusione, che ha preso il posto — dubbi ancora gli effetti — del Reddito di cittadinanza, l’aumento dei congedi parentali (dal 30% all’80% per un mese: per il secondo solo nel 2024), il buono per gli asili nido «sostanzialmente gratis» dal secondo figlio (ma in Italia c’è posto al nido solo per 1 bimbo su 4 e i fondi del Pnrr per gli asili sono stati tagliati), decontribuzione e sgravi per chi assume le madri, l’aumento dei fringe benefit, 60 milioni ai centri estivi, un codice per conciliare vita-lavoro nelle imprese. Sono le misure fanno dire al ministero di Roccella che il Family act è «superato». Poi, a mezza bocca, un’ammissione dal governo che sa di resa: anche volendo, i soldi per fare di più non ci sono.

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