Vento perfetto, mare blu. La barca a vela di 15 metri Alboran Cognac navigava tranquilla a 14 miglia da Gibilterra quando, domenica mattina verso le 9, i due passeggeri a bordo hanno iniziato a sentire degli urti sullo scafo bianco.
I colpi sono diventati sempre più forti e hanno aperto degli squarci nella chiglia. La barca a vela ha iniziato a imbarcare acqua. L’equipaggio ha lanciato il May Day ed è stato salvato da una petroliera di passaggio. Dopo poco, l’Alboran Cognac è colato a picco.
I due uomini a bordo hanno raccontato di aver visto un’orca accanirsi contro il timone e la chiglia. Non è stato difficile credergli: dal 2020 gli attacchi delle orche alle imbarcazioni – prima rarissimi – sono diventati frequenti, specialmente attorno allo Stretto di Gibilterra, ma in un caso anche in Scozia, vicino alle isole Shetland. In quattro anni si contano 350 episodi, con 5 barche a vela e 2 pescherecci affondati.
Il motivo per cui le orche nel 2020 abbiano iniziato ad attaccare le imbarcazioni non è chiaro. C’è chi cita un’esemplare di orca in gravidanza ferita in una collisione con una barca a vela, con i compagni di banco decisi a vendicarla.
La versione non è confermata, anche se sembra che i protagonisti degli scontri appartengano tutti a uno stesso gruppo, o a pochi gruppi che vivono vicini, soprannominati i Gladis: gladiatori (il nome indica in realtà qualunque orca che si avvicini a un’imbarcazione, anche senza colpirla). A guidarli ci sarebbe la madre orca sopravvissuta, di colore bianco proprio come Moby Dick.
Altri esperti sostengono che le orche vedano nelle barche dei rivali di pesca al tonno, la loro preda preferita, o che semplicemente abbiano voglia di giocare. Come accade con altri animali selvatici, ad esempio gli orsi, un esemplare potrebbe aver preso l’abitudine di avvicinarsi agli umani, imitato subito dopo dagli altri.
Qualunque sia la ragione, dopo l’affondamento di domenica la Spagna ha imposto alle piccole imbarcazioni di navigare solo vicino alla costa.
Le orche della penisola Iberica, una specie classificata come a rischio, possono raggiungere i 6 metri di lunghezza e le 4 tonnellate di peso. Nonostante il loro epiteto di assassine, non sono mai stati considerati animali aggressivi. “Giocare” con le imbarcazioni non è sicuro neanche per loro: dal 2020 si sono contati almeno 4 esemplari morti negli urti.