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Filippo Turetta, 75 coltellate sul corpo di Giulia Cecchettin. Chiesto il processo: “Ha ucciso con crudeltà. La controllava con un’app spia sul cellulare”

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Gli appunti al pc, le mappe per scappare, sulla ragazza 75 ferite: Turetta rischia l’ergastolo. Papà Cecchettin: “Nessuno mi ridarà mia figlia”
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VENEZIA – Al culmine di una «esasperante» forma di controllo, Filippo Turetta spiava Giulia Cecchettin con un’applicazione sul suo cellulare. E ha «progettato» il suo femminicidio dall’inizio di novembre del 2023: ha comprato il nastro adesivo per impedirle di urlare, ha preso appunti al computer su come legarla mani e pieni per il sequestro, ha preparato vestiti puliti, soldi e provviste per la fuga, ha studiato percorsi online e si è procurato una mappa cartografica per individuare le aree dove nascondere il corpo.

Le 75 coltellate

La sera dell’11 novembre, con due coltelli, ha inflitto all’ex fidanzata di Vigonovo 75 ferite, una ventina alle mani mentre lei cercava di difendersi. Il fendente fatale al collo. Altri ne sono seguiti, anche quando la studentessa era ormai sui sedili posteriori della Grande Punto nera del killer e moriva per dissanguamento.

"Ha ucciso con crudeltà”

Sono le accuse della Procura di Venezia contro il 22enne di Torreglia, che rischia l’ergastolo e non può c…

VENEZIA – Al culmine di una «esasperante» forma di controllo, Filippo Turetta spiava Giulia Cecchettin con un’applicazione sul suo cellulare. E ha «progettato» il suo femminicidio dall’inizio di novembre del 2023: ha comprato il nastro adesivo per impedirle di urlare, ha preso appunti al computer su come legarla mani e pieni per il sequestro, ha preparato vestiti puliti, soldi e provviste per la fuga, ha studiato percorsi online e si è procurato una mappa cartografica per individuare le aree dove nascondere il corpo.

Le 75 coltellate

La sera dell’11 novembre, con due coltelli, ha inflitto all’ex fidanzata di Vigonovo 75 ferite, una ventina alle mani mentre lei cercava di difendersi. Il fendente fatale al collo. Altri ne sono seguiti, anche quando la studentessa era ormai sui sedili posteriori della Grande Punto nera del killer e moriva per dissanguamento.

"Ha ucciso con crudeltà”

Sono le accuse della Procura di Venezia contro il 22enne di Torreglia, che rischia l’ergastolo e non può chiedere sconti di pena. Il pm Andrea Petroni, che ha coordinato il lavoro dei carabinieri, contesta l’omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e legame affettivo, e i reati di sequestro di persona, occultamento di cadavere e porto d’armi. Valutazioni che rendono ancora più inverosimili le prime confessioni di Turetta: «Sto cercando di ricostruire quello che è scattato in me...», ha detto, parlando di «blackout».

Il femminicidio in due fasi

Il conto per aver tolto la vita a Giulia lo hanno chiesto gli inquirenti nelle due pagine di chiusura delle indagini notificato all’ex studente nel carcere di Verona: «Me l’aspettavo», ha sussurrato, prima di tornare nel reparto “protetti”. Per i pm ha ucciso in due fasi: aggredendola a cento passi da casa e togliendole la vita nella zona industriale di Fossò. Ha abbandonato il suo corpo vicino al lago di Barcis, coperto da sacchi neri. Ed è scappato passando per Austria e Germania, fino alla cattura.

Lo stalking: “La seguiva, minacciava, spiava”

La sequenza criminale è maturata prima. A partire dalle pressioni di Turetta sull’ex fidanzata che voleva un’altra vita. Molto corposo il capitolo sullo stalking. Lui le chiedeva ripetutamente chi frequentava. Si faceva trovare all’improvviso nei luoghi dove andava la ragazza, con atteggiamenti «minacciosi». E, emerge dalle carte, pare la controllasse grazie a un’app, un’altra circostanza inquietante. Giulia aveva «paura». «Vorrei che sparisse — confidava alle amiche — mi dice che pensa solo ad ammazzarsi». Un ricatto psicologico, per gli inquirenti.

Le mappe sulle zone di montagna e gli appunti al pc

In questo contesto è maturato quello che per la procura diretta da Bruno Cherchi è un delitto premeditato: l’acquisto, alcuni giorni prima, del nastro adesivo. I sacchi neri. Le mappe sulle zone di montagna. E gli appunti scritti al pc, cancellati ma riemersi grazie ai Ris. Infine l’agguato. A calci e non solo. Il numero delle coltellate non è tragica contabilità ma la misura della «crudeltà». La procura «ha agito su dati oggettivi», spiega Cherchi.

Gino Cecchettin: “Nulla mi porterà indietro Giulia. Fiducia nella giustizia”

Turetta ha confessato un femminicidio che ha scosso l’Italia intera. Una folla ha fatto «rumore» ai funerali. «Non sto meglio o peggio. Nulla potrà portarmi indietro Giulia, preferisco dedicare il mio impegno a cose costruttive, come la Fondazione che porterà il suo nome — dice con la consueta voce pacata papà Gino –. Ho stima e fiducia nella giustizia». Il suo avvocato Stefano Tigani è pronto alle prossime fasi: «Desidero ringraziare il lavoro professionale e silenzioso della procura e degli investigatori. Parteciperemo al processo come parti civili per far sì che sia fatta giustizia. Per Giulia e la sua famiglia».

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