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Revisione programmi scolastici, la protesta di linguisti e matematici: “Perché cambiare e come? Valditara faccia chiarezza”

(fotogramma)
Le associazioni delle rispettive discipline reclamano un coinvolgimento nella riscrittura delle indicazioni nazionali affidata a una commissione di pedagogisti
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Non c’è pace sulla commissione che il ministro Giuseppe Valditara ha nominato per la revisione dei programmi scolastici. Dopo la protesta degli storici, si alza la voce di linguisti e matematici. Le associazioni delle rispettive discipline reclamano un coinvolgimento, peraltro promesso dal ministero ma ancora non definito visto che il decreto è in corso di registrazione. Ma il fatto di essere stati esclusi all’inizio del percorso – la commissione è formata solo da pedagogisti – non va giù agli esperti di didattica, professori universitari e insegnanti. Le indicazioni nazionali rappresentano l’architrave del sistema scolastico italiano, per questo il mondo della scuola è in subbuglio.

Il nodo non sta solo nell’avvio di una revisione affidata esclusivamente a pedagogisti sotto la guida di Loredana Perla, accademica con una precisa connotazione di pensiero rispetto all’idea di una scuola identitaria che deve “istruire educando”, seguendo quanto scritto nell'ultimo libro firmato con Ern…

Non c’è pace sulla commissione che il ministro Giuseppe Valditara ha nominato per la revisione dei programmi scolastici. Dopo la protesta degli storici, si alza la voce di linguisti e matematici. Le associazioni delle rispettive discipline reclamano un coinvolgimento, peraltro promesso dal ministero ma ancora non definito visto che il decreto è in corso di registrazione. Ma il fatto di essere stati esclusi all’inizio del percorso – la commissione è formata solo da pedagogisti – non va giù agli esperti di didattica, professori universitari e insegnanti. Le indicazioni nazionali rappresentano l’architrave del sistema scolastico italiano, per questo il mondo della scuola è in subbuglio.

Il nodo non sta solo nell’avvio di una revisione affidata esclusivamente a pedagogisti sotto la guida di Loredana Perla, accademica con una precisa connotazione di pensiero rispetto all’idea di una scuola identitaria che deve “istruire educando”, seguendo quanto scritto nell'ultimo libro firmato con Ernesto Galli della Loggia “Insegnare l'Italia, una proposta per la scuola dell'obbligo”. La linea Valditara, insomma, che la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti sintetizza nella risposta all’interrogazione parlamentare presentata dal Pd così: “L’obiettivo del ministero è di ripristinare la centralità dei saperi e della loro forza educativa, nonché valorizzare la funzione culturale dei docenti”. Abbastanza vago, detta così, lamenta la dem Irene Manzi firmataria dell’interrogazione con il deputato Piccolotti (Avs): “Resta la delusione, non viene chiarito nulla, ci preoccupa il fatto disciplinaristi non siano coinvolti e che ancora non sia previsto con chiarezza come verrà coinvolto il mondo della scuola”.

Gli umanisti: “Perché una revisione?”

I disciplinaristi, appunto, chi si occupa di ricerca educativa ed educazione linguistica e letteraria. “Intanto c’è poca chiarezza sull’obiettivo della revisione – osserva Francesca Gallina, associata al Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’università di Pisa – e poi si deve dire, prima di cambiare, cosa non funziona nelle indicazioni attuali”. La lettera al ministro Valditara è firmata da 19 associazioni dell’area umanistica: "Da parte nostra riteniamo che sia possibile e opportuno procedere innanzitutto a una riflessione sulla validità e la diffusione delle Indicazioni attualmente in uso e solo successivamente a una eventuale revisione, con la proposta di modifiche che aiutino la scuola a rispondere ai bisogni sempre più complessi di quanti la vivono quotidianamente, questione che certamente sta a cuore a chi, come le nostre associazioni, si occupa di scuola e di educazione linguistica e letteraria da tempo”. La richiesta è che al tavolo della Commissione possano sedere “fin dalle prime fasi di discussione profili provenienti dal mondo della scuola ed esperti delle didattiche disciplinari, che, forti delle proprie competenze ed esperienze, possano contribuire a una riflessione profonda e ampia e possano, se necessario, elaborare proposte di modifica efficaci”.

I matematici: “La didattica disciplinare conta nella visione di scuola”

Anche i matematici intervengono. Frassinetti nella risposta in Parlamento anticipa che la revisione non coinvolgerà le discipline Stem. Ma “al di là del preciso mandato di questa commissione, pensiamo che in questo processo di revisione sia assolutamente necessario mantenere un approccio olistico ai processi educativi” scrive Maria Mellone presidente della Commissione italiana per l’insegnamento della Matematica con L’Unione matematica italiana. “Infatti, le scelte di didattica disciplinare in termini di contenuti, metodi e strumenti di valutazione non sono indifferenti rispetto all'impostazione culturale e alla visione di scuola contenuta nelle Indicazioni. Le discipline, con i sistemi di valori di cui esse sono portatrici, devono informare proprio questa stessa impostazione. Per questa ragione pensiamo sia importante che nel lavoro di revisione delle Indicazioni siano coinvolti ufficialmente anche esperti di didattica disciplinare, rappresentanti dei diversi ambiti (scientifico, umanistico e artistico), in modo da garantire un più ampio consenso e una base più solida al processo di aggiornamento che si intende perseguire”.

Perplessità “a vedere che la commissione non includa anche esperti disciplinari” le solleva anche Giovannina Albano, presidente dell’Associazione di ricerca in didattica della matematica, chiedendo una collaborazione istituzionale.

I pedagogisti? Divisi

Nemmeno i pedagogisti sono compatti. La Società di Pedagogia generale e sociale, con il presidente Maurizio Fabbri, ricorda in una lettera a Valditara il lungo cammino la democratizzazione del mondo scolastico, la rimessa in discussione di pratiche educative e didattiche autoritarie e inefficaci e la capacità di scuola e università di porsi in sinergia col processo di evoluzione della società civile”. Per concludere: “Risulta difficile non sottolineare come la nuova Commissione soffra di una composizione ristretta e ridotta ai minimi termini, non adeguata a attivare i processi partecipativi di cui si è detto. Si tratta certo di “esperti di comprovata qualificazione scientifica e culturale”, ma il loro numero non consente di rappresentare in modo adeguato le differenze scientifiche e culturali della ricerca pedagogica. Inoltre non è contemplata la rappresentatività dei colleghi esperti in didattiche disciplinari né delle componenti del mondo della scuola ai suoi vari livelli. Il rischio è quello di alimentare fraintendimenti, riprodurre vecchi steccati, alimentare scissioni dal sapore fortemente involutivo e, cosa ancor più grave, veicolare operazioni di stampo verticistico, tali da alimentare a priori la sfiducia dei diretti interessati”.

Italo Fiorin: “No allo scontro ideologico sulla scuola”

Quello che si teme è il rischio di uno scontro politico ideologico sulla scuola. “Nelle indicazioni questo è veramente detto molto chiaramente: la nostra identità nazionale è una identità plurale. Pensare, al contrario, che invece si può vivere restringendo i confini, anche culturali, e che tutto rientri in una sorta di Made in Italy è molto discutibile, pericoloso e anacronistico come ogni sovranismo – spiega Italo Fiorin in una intervista a Tecnica della Scuola – Inoltre occorre pensare che le indicazioni sono per la scuola un bene comune, non sono la proprietà di questo o quel ministro”. Fiorin, presidente della Scuola di Alta Formazione “Educare all'Incontro e alla Solidarietà” della lumsa, è stato nel 2007 il coordinatore della commissione sulle indicazioni nazionali designata dal ministro Fioroni. Da lì ci sono state altre revisioni. “Ora mi augurerei che venisse ripristinato questo compito di manutenzione e di accompagnamento delle scuole all'interno di una visione pluralista”.

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